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Area C Milano – Il sistema sbaglia e il cittadino paga. Impossibile fare ricorso, come per il bollo auto

Avviso agli utenti abituali dell'Area C di Milano, che acquistano abbonamenti ricaricabili: a volte i messaggi con cui il sistema comunica che il credito si è esaurito arrivano in ritardo. Quindi capita di entrare nell'Area C senza credito, il che equivale a un ingresso non pagato. La conseguenza è una multa da 91 euro (al lordo degli sconti statali per chi paga entro cinque giorni e comunali per chi paga entro 30).

Andare al comando dei vigili a dire che l'avviso del sistema è arrivato in ritardo non serve a evitare la multa: il Codice della strada, per principio generale, dà al guidatore la responsabilità di tutte le sue azioni e quindi – nel caso specifico dell'Area C – gli fa carico di rendersi conto da solo se il suo credito è esaurito. Al massimo, pagata la multa, si può valutare se farsi risarcire dai responsabili del malfunzionamento degli avvisi, ma conviene imbarcarsi in una causa per 91 euro? Dunque, fatevi i conti a mano: è fastidioso, ma è l'unico modo per non prendere multe in questo sistema.

Una stortura analoga rispetto a quella del bollo auto: l'importo e la scadenza ormai sono calcolati automaticamente alo sportello, ma se sbagliano la responsabilità è tutta del contribuente (spesso del tutto ignaro).

Dunque, abbiamo sistemi "amichevoli", presentati immancabilmente in sorridenti conferenze stampa e/o in convegni (come quelli del Forum della Pubblica amministrazione) dove il ministro, il sottosegretario e/o il megadirigente di turno annunciano il verbo davanti a frotte di sottoposti precettati per la presenza in sala e plaudenti. Spesso non manca nemmeno qualche giornalista, diligentemente mandato dai suoi capi a dar conto della notizia.

Tutto bene, fino al primo malfunzionamento del sistema. Quando la notizia diventa che la responsabilità è sempre del cittadino. Ma questa è una notizia che spesso non si dà, perché non c'è in alcun comunicato stampa…

  • antonio |

    Ciao Maurizio, sei un vero galantuomo e capisco ogni tua brillante ed emozionante dichiarazione. Non comprendo ancora la spigolosità di Gianni che continua a polemizzare su quel “tornare in Lucania…”. Era soltanto un semplice modo per evocare il tema della fuga dei cervelli che hanno dato lustro a città importanti, proprio come la magnifica Milano. L’abbandono, forzato, o volontario, è sempre una sconfitta per tutti, figuriamoci per la terra natìa! Sulla dichiarata “inopportunità” del contesto del commento (Area C Milano) devo dire che il nesso c’è e non mi appare fuori luogo, giacché non ve n’erano altri ove farlo. Potevo commentare sugli altri articoli (Acqualonga, Portale caduto, ecc.) ma chi li avrebbe letti? Meglio farlo in un contesto con una platea di lettura molto più ampia, come quella di (Area C) Milano, che di questi e tanti altri problemi non ne sono scevri per niente… Di Mafia, viadotti pericolosi, New jersey e portali che cadono a pezzi sulle Autostrade ma soprattutto di condizionamenti editoriali vi chiedo: ma Milano non è la sede dei maggiori giornali italiani? Bene dunque la mia scelta!

  • Gianni |

    Non sono di Milano e non sono l’editore del sig. Maurizio, sono solo un italiano che non risiede più in Italia. Il mio commento al riguardo “sarà un dipendente del comune di Milano” era solo una provocazione. Comunque giudico la frase di Antonio “ma perché non torni in Lucania ……” fortemente fuori luogo. Il mio commento era soprattutto ostile verso questa frase. Riguardo la parola inopportunità (difformità di contenuto o di tempi rispetto a quanto richiesto)mi chiedo se ha un nesso il commento di Antonio riguardo all’articolo del sig. Maurizio che trattava l’Area C di Milano Visto che Antonio conosce così bene i problemi del meridione, mi permetto di consigliare una sua discesa in campo.

  • antonio |

    Maurizio non volevo distrarre la tua attività dalle indicazioni del tuo editore (e di Gianni) ma se non ricordo male hai scritto tanto sulle vecchie strade statali Appulo-Lucane, dei tuoi viaggi fra le terre del Meridione d’Italia. Parlavi spesso dei problemi della Salerno-Reggio Calabria. Hai fatto reportage importanti come sul viadotto Acqualonga e sul clan dei Casalesi sui portali della segnaletica. Abbiamo bisogno di persone come te che lottano anche con lo strumento dei blog d’inchiesta arditi e che si sostituiscono ai giornali che, al contrario, tacciono su queste importanti tematiche che stanno impoverendo quel che resta del Sud. A ogni cosa occorre attribuire la giusta importanza giornalistica ma l’inopportunità richiamata da Gianni è solo frutto della non conoscenza dei problemi del Meridione. Forse Gianni, a Milano, fa di professione …l’editore. Forse è proprio il “tuo” editore. Chissà! Ma distrarti dalle questioni scottanti, che fanno capo ai grandi poteri, è un impoverimento assoluto del giornalismo italiano. Ma comprendo anche le ragioni del tuo stipendio e spero che, ben presto, tanti altri “Maurizio Caprino” possano continuare l’opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su tematiche importanti sulla sicurezza stradale che resta l’unica grande vera emergenza infrastrutturale dell’Italia (da Milano a Potenza). Tutto ciò, stranamente, mi porta la mente a Giovanni Falcone quando, nel mezzo delle più importanti indagini sulla mafia, fu messo a indagare sulle multe… Ti auguro, in ogni caso, tanta buona fortuna. Continuerò a leggerti.
    [risponde Maurizio Caprino] Grazie di tutto. Volevo solo dire che non è questione di Sud o Nord: quello che vedo o di cui vengo a conoscenza io lo scrivo, se non lo ritengo una corbelleria. Sono cose che impoveriscono sia il Nord sia il Sud. E spesso non è necessario vivere in una zona per venire a conoscenza delle cose: sono stato trasferito a Milano ormai quasi due anni fa, ma di Acqualonga e della camorra in autostrada ho scritto nelle ultime settimane e non solo perché sono problemi comuni a varie aree del Paese. Per il resto, spero cresca una classe di lettori che certe notizie le pretende, premiando economicamente chi le trova e le dà e castigando chi le omette o non le cerca. Come accade nei Paesi davvero civili (ricordo le parole di una collega che, parlandomi del caso-Acqualonga, mi disse che in Canada avrei ricevuto ben altro trattamento, e lei non sapeva certe cose che mi sono sentito dire). Io per questa classe di lettori cerco di mettere ancora energie nonostante mi venga richiesto di metterne su cose del tutto diverse. Ma finora, in 20 anni di mestiere, non posso dire che il mercato e l’opinione pubblica italiani siano particolarmente benevoli con chi cerca di lavorare in questo modo. Questo aggiunge una parte importante alla spiegazione di perché poi i giornalisti vengono messi a fare altro e fa il gioco di chi le notizie vuole nasconderle o “attutire”. Continua a valere ciò che scrissi a cuore aperto tre anni e mezzo fa qui: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2010/07/il-bavaglio-e-la-stampa-dellauto.html. Le eccezioni sono davvero poche.

  • Gianni |

    Tutta la mia solidarietà a Maurizio Caprino, con l’invito a proseguire con le notizie. Antonio sarà un “dipendente” del comune di Milano? Poco importa, il suo commento, a mio avviso, è inopportuno.

  • antonio |

    Ma perché non torni in Lucania a parlare dei problemi della viabilità meridionale e lucana? Tra alcuni treni che proprio non vogliono arrivare a Potenza, da Salerno. Tra treni che deragliano e dighe aperte in emergenza per defluire il “troppo pieno” accumulato, senza che nessuno lo sapesse per tempo (fonte Tg3 Basilicata), questa nostra Regione sta attraversando una brutta esperienza di Giustiniana (Giustino Fortunato) memoria. Lo sfasciume idrogeologico lucano/meridionale sta attanagliando tutti. Per le strade… no comment!
    [risponde Maurizio Caprino] I giornali devono concentrare le risorse, ammesso che ne abbiano ancora. Quindi la maggior parte del mio tempo è assorbita da cose che mi danno lo stipendio ma nulla c’entrano con quelle di cui so un minimo e di cui parlo in questo blog.

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