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Morte col monopattino elettrico, perché c’era da aspettarsela

Dunque, il boom dei monopattini elettrici ha fatto il suo primo morto. O, meglio, la prima vittima contabilizzata dal circo mediatico: il caso faceva notizia perché avvenuto a Parigi, che pare sia diventata una sorta di capitale europea di questi microveicoli, tanto da allarmare appena pochi giorni prima il sindaco Anne Hidalgo. Io non credo che la Hidalgo sia una menagramo. E non lo è nemmeno l’Etsc, che nelle stesse ore in cui la notizia faceva il giro d’Europa pubblicava le sue ultime statistiche che evidenziano come nelle città europee muoiano ancora troppi pedoni (e gli utenti di monopattini sono considerati come tali) e ciclisti.

Infatti anch’io sto denunciando i rischi di questo fenomeno e ricordando che in Italia a tutt’oggi usare monopattini elettrici e simili (segway, hoverboard e monowheel) è vietato. Checché ne dicano i troppi interessati al lato economico del boom e gli utenti, che non vedevano l’ora di scorrazzare senza regole per tutti gli angoli delle nostre città rese caotiche non solo da indisciplina e maleducazione italiche, ma anche da decenni di edilizia senza freni. Peraltro le regole ci sono, ma le multe sono irrisorie e pochi vigili hanno voglia di applicarle.

Nonostante queste peculiarità, l’Italia risulta esattamente nella media europea rilevata dall’Etsc.

Non solo: l’Etsc chiede soprattutto più controlli sui limiti di velocità, citando studi secondo cui sui viali urbani la percentuale di chi supera i 50 km/h va dal 35% al 75%, a seconda del Paese. E in Italia è difficilissimo prendere una multa per eccesso di velocità su una strada urbana, visto che i controlli automatici sono legali solo sui pochi viali che possono essere classificati come strade urbane di scorrimento.

Insomma, è già una fortuna se va così. Ma in futuro, col boom della mobilità elettrica, potrebbe andare peggio, con il boom della micromobilità elettrica. Che significa non solo per monopattini e simili, ma anche e-bike, che stanno diventando di moda nonostante spesso costino tanto, possono essere “truccate” e spesso vanno in mano agli anziani. Il boom delle consegne a domicilio fatte da rider pagati in base alla produttività (e quindi costretti a correre come forsennati fiondando le loro bici anche sui marciapiedi in mezzo alla gente o non rispettando i semafori, come il giovane morto una settimana fa) farà il resto.

Intendiamoci: la micromobilità elettrica è una mano santa per la lotta a smog e cambiamenti climatici. Ma, se non impareremo a usare i micromezzi elettrici in modo responsabile, ci faremo male. E non si saranno leggi e controlli in grado di migliorare la situazione.

  • Peofsz1600 |

    Credo che sia irrimandabile una modifica del codice della strada che preveda l’identificabilità del ciclista e la sua assicurazione di Responsabilità Civile obbligatoria. Quindi, la sua estensione a tutti i mezzi a ruote elettrici (segway, carrozzine, biciclette elettriche, monopattini e simili.
    Purtroppo, molte amministrazioni come quella Torinese, ignorano le numerose violazioni dei ciclisti i quali girano impunemente su marciapiedi, sotto i portici, contromano, nelle aree esclusivamente pedonali, nella carreggiata centrale dei corsi in cui la loro circolazione è vietata. Sfrecciano senza alcun rispetto nelle aree promiscue tra ciclisti e pedoni. Gli incidenti con gli altri utenti della strada sono fortunatamente pochissimi in confronto all’idiozia manifestata. Senza contare anche un’evidente incapacità di condurre il mezzo e una consistente ignoranza sulle condizioni di sicurezza dei mezzi (freni, gonfiaggio pneumatici, luci e catadiottri)

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