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L’artista di strada che beffa sicurezza, giornali e spending review

"I miei interventi sono sempre rispettosi della leggibilità del cartello, che non viene mai compromessa. Inoltre, gli sticker che utilizzo sono facilmente rimovibili, dunque non danneggiano il bene pubblico". Parole di Clet Abraham, il francese trapiantato in Italia che fa diventare opere d'arte i segnali stradali. Parole riportate dal sito di Quattroruote senza aggiungere che ciò che fa Abraham non è né lecito né opportuno.

Cerchiamo allora di spiegare perché Abraham ha torto marcio. Sotto tutti i punti di vista.

Premesso che mi riferisco al caso in cui lui agisce sui segnali lungo le strade aperte al traffico (ben vengano, invece, le mostre che fa in gallerie d'arte, come accade in questi giorni a Milano), la spiegazione è semplice: il Codice della strada vieta qualunque modifica ai segnali. Non per un capriccio burocratico, ma perché ogni segnale deve essere perfetto, per non creare nei conducenti neanche una frazione di secondo di ritardo o indecisione. E le frazioni di secondo sono decisive nell'evitare un incidente: chiunque abbia fatto una manovra di emergenza lo sa, spesso a sue spese (se prima non ha voluto o potuto provarla su una pista). Senti che il veicolo ti scappa, che non c'è più nulla da fare e vivi quegli attimi interminabili chiedendoti se ti fermerai per inerzia o per l'urto contro qualcosa. La segnaletica italiana è già messa mediamente male, troppo male per essere ulteriormente rovinata, sia pure a scopi artistici.

Obietterete che Abraham parla di facile rimuovibilità dei suoi adesivi artistici. Ma vorrei sapere tre cose:

1. quanto tempo gli sticker restano attaccati mentre la strada è aperta al traffico? (cioè quando uno sticker non può rimanere neanche per una frazione di secondo);

2. quanto attenti sono i corpi di polizia su queste cose?;

3. chi paga la rimozione?

Quest'ultima domanda mi pare fondamentale, in un Paese in cui teniamo in piedi segnaletica sbagliata e decrepita perché si dice che non ci sono soldi per correggerla e cambiarla. tanto più in tempi di spending review.

 

Aggiornamento del 1° ottobre: ancora fino a ieri pomeriggio (domenica 30 settembre) i segnali illegali erano tranquillamente al loro posto, nel centro di Milano.