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Tornano gli agguati con l’autovelox. Interessante, ma non è vero

"Tornano gli agguati con gli autovelox", titola stamattina in prima pagina "Il Giornale". Vai a pagina 22 e scopri che in effetti un titolo così minaccioso e preoccupante è ben sostenuto da un corposo articolo. Poi lo leggi bene e scopri che l'unico "fatto nuovo" è una risposta del ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, al question time dell'altro giorno alla Camera: il ministro ha detto che la "regola del chilometro" vale solo per i controlli di velocità con postazione fissa automatica. Dunque, le pattuglie con Autovelox, Telelaser e simili non hanno l'obbligo di piazzarsi ad almeno un chilometro di distanza dal segnale che impone un limite locale di velocità. Ma è davvero una novità?

Assolutamente no: la norma che ha introdotto la "regola del chilometro" (la riforma del Codice della strada, legge 120/10, all'articolo 25, comma 2) parla testualmente di "rilevamento a distanza delle violazioni. Cioè proprio dei controlli automatici.

C'era bisogno di interrogare il ministro per scoprirlo? Ed era proprio necessario sparare in prima pagina una simile non-notizia?

  • Stefano |

    Si, infatti meditiamo, eccome. Basterebbe fare una legge, una sola che falci una volte per tutte il conflitto di interessi esistente tra le amministrazioni locali, gli agenti e gli introiti delle sanzioni: tutti i ricavi delle sanzioni vengono accumulati in un fondo speciale da devolvere ai paesi poveri. Nulla per i bilanci dei Comuni e men che mai nelle tasche degli agenti, ne in modo diretto (premi di produzione), ne indiretto (utilizzati dall’amministrazione dello stato per pagare i loro stipendi). Stop. Poi vedrete che tutto si risistema. Oggi, troppo spesso l’autovelox è usato per fare cassa. Sono in grado di doumentarlo ampiamente. Aggiungo che qualsiasi automobilista affermi di rispettare i limiti in modo rigoroso (non solo i 70 ma anche i 50, i 30 ed i … 20 !!) o non usa la macchina o è un ipocrita. 170 euro per andare ai 61 all’ora in un tratto di strada provinciale sono un furto che giustificherebbe persino una reazione violenta. Nella severissima Germania fino a 30 km all’ora in più si paga 1 euro per ogni km in eccesso. Sono forse dei matti incuranti della sicurezza o persone che ragionano e sanno che se si impone agli automobilisti i limiti in modo così talebano si finisce per costringerli a guardare il cruscotto invece che la strada ? O forse non sono interessati a creare percorsi truffaldini per fare quadrare i conti della spesa pubblica a danno degli automobilisti ?

  • Legionauro |

    Piazzare il cartello, eventualmente ripeterlo dopo un’incrocio, lo strumento bene in vista, eventualmente il veicolo con i lampeggianti accesi, gli operatori ben visibili a presidiare lo strumento: perchè ? Solo per dare la possibilità agli automobilisti di frenare prima e riaccelerare dopo ! Italiani brava gente. A quando un pensiero concreto sulla sicurezza stradale?? In questo modo s’inficia l’azione preventiva dello strumento che si concretizza quando, chi percorre le strade, non sa dov’è: in questo modo è tenuto a rispettare i limiti su tutte le strade. Quindi benvengano gli autovelox camuffati, nascosti e con gli operatori in borghese pur di risparmiare anche una sola vita sulla strada. Meditate gente, meditate.

  • andrea |

    ho letto con interesse anche gli articoli correlati, vorrei sapere da Maurizio Caprino se ci sono novità/aggiornamenti sul “recupero” delle sanzioni autovelox rilevate a carico di veicoli con targa estera (UE)? grazie!
    con i sistemi informatici, non dovrebbe essere difficile inserire le targhe dei trasgressori in un data base, e fermarli in frontiera (ricordo che il confine è comunque presidiato) oppure all’uscita dei caselli autostradali (nel piazzale esterno ci sono spesso pattuglie polstrada, le telecamere piazzate al casello potrebbero “incrociare” i dati delle targhe…)
    [risponde Maurizio Caprino] Non mi risultano novità.

  • andrea |

    resta però il fatto che i controlli con autovelox “presidiato” dagli agenti, piazzati dietro una curva e con il cartello “controllo velocità” sul tetto dell’auto di servizio possono innescare manovre pericolose (visto ieri, limite 80 kmh in raccordo autostradale, il veicolo davanti a me -che sicuramente viaggiava entro il limite- alla vista della pattuglia nella piazzola ha frenato bruscamente: era sovrapensiero? non ricordava che il limite era 80 kmh? non so, ma certo il rispetto della distanza di sicurezza è stato essenziale. Per inciso, l’automobilista in questione è stato fermato, paletta e fatto accostare, penso per contestargli “guida pericolosa”)
    [risponde Maurizio Caprino] Tra situazioni come questa e il doversi appostare almeno dopo un chilometro dopo il segnale di limite di velocità ci passa molto. Tanto più che il controllo va comunque presegnalato (non basta il cartello sul tetto dell’auto).

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