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Ciao, Graziella

Per chi sta in prima linea, più che il sostegno dello stato maggiore può essere importante l'oscuro appoggio di chi sta nelle retrovie. L'ho imparato negli anni in cui lavoravo a "Quattroruote": volente o nolente, ero appunto in prima linea, nel senso che molte delle questioni più "rognose" passavano – anche di sfuggita – dalla mia scrivania. Alcune, poi, me le andavo a cercare.
Non posso dire che questo mio modo di fare sia sempre stato gradito allo stato maggiore: spesso il mestiere di giornalista – se fatto in un certo modo – confligge con quello di dirigente d'azienda, anche se per entrambi lo stipendio viene dalla stessa cassa. Ma quasi mai ho avvertito ostilità nei corridoi. Perché quei corridoi erano le retrovie, dove trovavo tante persone con cui magari non avevo nulla a che vedere, né umanamente (avevo sempre da fare per coltivare rapporti) né lavorativamente; ma verso di me mostravano un'umanità e una stima che, sotto sotto, mi faceva piacere. Mi faceva sentire apprezzato ed era una delle molle che mi spingevano a prendermi altre rogne: lo dovevo a loro (assieme alla disponibilità a dare suggerimenti e ascolto, se me ne chiedevano) e ai lettori, visto che avevo la fortuna di stare su una scrivania su cui qualcosa si poteva fare.
La ricompensa arrivò otto anni fa, quando mi dimisi per passare al Sole: una piccola festicciola in sala riunioni, in cui ricevetti tanti abbracci.
Il più stretto me lo diede Graziella Lopez. Non me l'aspettavo: nel mio lavorare a testa bassa, non le ero nemmeno stato vicino durante una fastidiosa malattia che l'aveva tenuta per qualche tempo fuori dal lavoro. Non mi aspettavo nemmeno che quella sarebbe stata solo la prima delle assenze forzate di Graziella, aggredita di continuo e dolorosamente. Fino a mancare, la notte scorsa, mentre tutti erano in vacanza.
Di lei conserverò il ricordo di quell'abbraccio e della voglia di vivere che mi mostrò l'ultima volta che ci vedemmo, un paio di anni fa. La cera era quella dei tempi migliori, ma soprattutto c'era la combattività: raccontava dei dolori che non la facevano dormire come si può descrivere una passeggiata al parco. Un bell'esempio per tutti noi, pronti ad abbatterci e sputare veleno per cose molto meno gravi.

 

ps del 9 agosto: sono appena uscito dal funerale di Graziella. In aggiunta alla tristezza del momento, me n'è venuta un'altra: vedere tanti ex-colleghi, molti prepensionati o cassintegrati. Il tutto nella cornice della Milano deserta d'agosto. Roba da ex-operai Chrysler nella periferia abbandonata di Detroit. Anche così si sta trasformando il mondo dell'editoria. Anche se noi giornalisti non lo raccontiamo a voi.

  • Silvano65 |

    Caro Caprino, come ho sempre sostenuto con tanti Suoi colleghi, penso sia un errore parlare troppo poco dei prepensionamenti e dei cassaintegrati dell’editoria. Sappiamo troppo poco (forse perché qualcuno teme di passare per “privilegiato” di fronte a tante altre categorie di lavoratori che magari poi critica negli editoriali del proprio giornale?) delle vertenze dei giornalisti, dei loro contratti, dei loro problemi sindacali, delle reali ragioni di certe scelte editoriali (tipo le ragioni per le quali vengono pubblicati gli inserti settimanali illustrati regalati o venduti quasi gratis – ma di fatto imposti – da parte di tanti quotidiani), nonostante i lavoratori dell’informazione si occupino di un settore nevralgico della nostra vita. Perché solo un uomo informato realmente é un uomo libero. Chi é all’oscuro di ciò che lo circonda o é preda di un’informazione manipolata é un pover’uomo destinato ad una vita misera.
    Saluti.
    [risponde Maurizio Caprino] Tra i motivi della “reticenza” mi permetto di aggiungere il timore di suscitare reazioni negli editori: abbiamo tutti il posto di lavoro a rischio. Ciò comporta guerre tra poveri e, appunto, reticenza.

  • Alessandro della mora |

    Quanto hai ragione, Maurizio! Condivido sulla mia bacheca.
    [risponde Maurizio Caprino] Grazie, Alex. Che piacere leggerti! Compatibilmente con la circostanza.

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