Gli acceleratori Toyota impazzirono per colpa del tappetino e del pedale. Banale, ma preoccupante

Dunque, nessuno scenario da guerre stellari. Era intervenuta anche la Nasa, ma le indagini sugli acceleratori impazziti che un anno fa hanno gettato nel discredito la Toyota non hanno portato a nulla: se un bel po' di auto del costruttore leader al mondo per quantità e qualità sono "impazzite", è colpa del tappetino e/o di qualche banale componente che faceva incastrare il pedale.


Ora, a due settimane dalla notizia, la riflessione su quei mesi terribili per la Toyota porta a una domanda: se davvero era tutto qui, come mai i giapponesi non sono intervenuti ai primi clamori, per stoppare quella che stava diventando una vera e propria campagna di discredito lanciata dagli americani. Perché arrivare anche a farsi accusare di aver coperto la verità, ostruendo le indagini del potente ente Usa per la sicurezza stradale, l'Nhtsa?

La prima risposta possibile è che i giapponesi hanno sottovalutato sia il risentimento degli americani (la cui industria dell'auto è caduta in una crisi più profonda delle altre anche a causa della concorrenza orientale) sia la "voglia di riscatto" dell'Nhtsa, tacciato di inefficienza negli ultimi anni (ma allora che dire dei suoi omologhi europei, che non lanciano mai un-allarme-uno su possibili difetti delle auto?).

Speriamo sia davvero così. Ma, se fosse, sarebbe preoccupante lo stesso: vorrebbe dire che persino il maggior costruttore del mondo (un mondo dove le auto sono sempre più sofisticate) può farsi mettere in ginocchio dalle componenti più banali.

  • Gianni |

    La ringrazio della sua risposta. La ditta fornitrice del filtro sarebbe la MTS spa (wwww.mtsspa.net). L’auto in questione è una Audi A4 avant B5 del 06/1998 motore AFN cc. 1896 kw. 81/4150 giri. La MTS non compare nella lista. cordiali saluti

  • Gianni |

    Avrei da chiederLe una domanda sui filtri aftermarker per motori diesel. Il decreto della regione Lombardia, si rifà al decreto ministeriale dei trasporti nr. 39 del 25/01/2008, purtroppo leggendo il suddetto decreto l’allegato A è stato omesso, permette il montaggio del filtro purchè dopo emetta un limite uguale o inferiore alle euro 3. E’ ha conoscenza del limite di emissione delle euro 3. Mi scuso per “l’invasione” e anticipatamente la ringrazio per i dati che potrà darmi.
    [risponde Maurizio Caprino] Credo sia più utile riportare la lista delle omologazioni finora rilasciate dalla Motorizzazione, visto che ogni filtro può essere utilizzato solo sui modelli di veicolo e i motori per i quali è omologato. La lista si trova sul Portale dell’automobilista, a questo link: https://www.ilportaledellautomobilista.it/http://vps.ilportaledellautomobilista.it:8080/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FUtilita&last=false&targetPage=dispositivi&targetLabel=Dispositivi+di+riduzione+della+massa+di+particolato.

  • mario |

    La verità è che agli americani non è mai andato giù il sorpassso di Toyota a GM di qualche anno fa e la disperata situazione in cui è caduta contemporaneamente l’industria auto made in USA. GM sull’orlo della bancarotta, Chrysler prtricamente fallita e Ford sull’orlo del baratro. Sono riusciti a salvarsi (a parte Ford)grazie agli aiuti federali. L’occasione del pedale è stata sfruttata bene dalle efficienti lobby nordameicane che si sono scatenate contro Toyota sguinzagliandogli la NHTSA fino al ricorso alla NASA. Nonostante gli aiuti governativi, la ripresa del mercato USA, la poderosa campagna di discredito scatenatagli contro, e una multa di 48,8 milioni di dollari appioppatagli dalla NHTSA, Toyota non ha però perduto il primato mondiale su GM perchè nel 2010 ha venduto 8,42 milioni di auto contro 8,39 della GM. Caprino si chiede perchè Toyota abbia subito l’attacco senza difendersi. Per capirlo bisogna entrare nella mentalità giapponese. I giapponesi non sanno mentire e sono sempre convinti della qualità dei loro prodotti. Sono stati talmente sorpresi che il loro capo non è andato più in là di un timido balbettio nell’udizione davanti alla NHTSA. Il giapponese non è aggressivo e lascia parlare i fatti che confermano una solida fedeltà dei clienti. Quella stessa fedeltà che le ex grandi di Detroit hanno perduto con decioni di prodotto discutibili.

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