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Paese che vai, crash test che trovi. E la Mini in Giappone va male

Quasi sempre, quando parliamo di crash-test, vi ricordo che i risultati sono sì importanti ma vanno presi con le molle: si riferiscono solo al tipo di urto previsto dal protocollo del test e c'è il rischio che una vettura sia progettata per rispondere strettamente a questo protocollo. Quindi, se s'incappa in uno delle migliaia di tipi di incidenti diversi possibili nella vita reale, le cose possono andare sensibilmente peggio. E' il caso della Mini: come ha scoperto SicurAUTO.it, è bastato sottoporla ai più severi crash-test giapponesi per veder calare di molto il numero di stelle guadagnate.

I punti fondamentali che hanno determinato la differenza sono due: l'urto frontale "pieno" (cioè tutta la parte anteriore sbatte al muro) a 55 km/h anziché disassato (impatto solo di metà frontale) a 64 km/h e l'urto laterale condotto a 5 km/h in più.

Quanto all'urto frontale, è più una questione di "come" avviene l'impatto che di "quanto è grave". In quello laterale, invece, si vede che quello della Mini è un progetto che risale ormai a oltre dieci anni fa: su molte vetture più recenti, si può notare che tra il bordo del sedile e il pannello porta c'è più spazio, proprio per garantire più spazio vitale. Ci si rimette in abitabilità (o in consumi, se si decide di allargare la vettura per compensare ciò), ma si sta più sicuri.

  • marco |

    Tutto vero, ma il crash test non prescinde da esigenze puramente commerciali, le case si fanno approvare una normativa compatibile con il loro mercato, vedi ignobili normative sui light truck cioè suv USA.
    Del resto a forza di allargare i veicoli la gente avendo meno soldi, box piccoli e strade strette sta scendendo di categoria del veicolo e la sicurezza effettiva rischia di scendere anziche’ salire.

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