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A Riccione i vigili multano i vigili. E qualcuno (di loro) dice che fanno cassa

Sulle cronache romagnole tengono banco le consuete Giornate nazionali della Polizia locale, in corso al Palazzo dei congressi di Riccione. Quest'anno più che in passato. Interesse della riforma, su cui si discute e ci si accapiglia a tamburo battente? Macché: sui giornali è finita la storia delle auto e dei furgoni che hanno portato a Riccione vigili da mezza Italia e che, vista l'angustia degli spazi (il Palazzo è in pieno centro), vengono parcheggiati un po' come capita. La stampa locale ha gridato allo scandalo, perché nessun vigile di Riccione starebbe multando i colleghi per divieto di sosta.

E invece non è vero: ho fatto un salto lì e ho sentito con le mie orecchie persone in divisa lamentarsi per essere state multate. Ma la cosa più bella è stata il commento di un comandante: "Evidentemente qui in questi giorni devono fare cassa". Se non avesse avuto addosso la divisa ben munita di torri e stelle sulle spalline, avrei creduto che fosse il commento di un comune cittadino.

Credo che ciò dica più di tanti discorsi sull'inadeguatezza strutturale del nostro Paese alla circolazione dei veicoli e di come tutti, ma proprio tutti, vi si arrangino per sopravvivere. A volte ciò si traduce in "condoni di massa" (vigili che fanno finta di non vedere e multano solo se necessario, cioè se accade un incidente e viene colpita un'auto in sosta vietata), altre in "stragi di massa" (ma risparmiando i colleghi, per una regola non scritta e, a proposito di "lei non sa chi sono io", leggetevi questa di Paoblog http://paoblog.wordpress.com/2010/09/15/ah-i-vigili-milanesi/).

  • Raoul Cairoli |

    Potrebbe apparire scontato, ma anche questa volta sono assolutamente d’accordo con lei. Ho sempre sostenuto che probabilmente non c’è dolo dietro a quel comportamento che oggi è stato definito gravemente negligente anche da alcuni magistrati, esponendo tale mio pensiero anche al più acerrimo loro accusatore che era convinto al contrario che la causa fosse di origine dolosa. Ora anche lui si è quasi convinto che nella maggior parte dei casi si tratti si “semplice” grave negligenza anche se come collega titolato, per convinzione perdonale, tende ad escludere che un ingegnere possa comettere tali errori/sviste. Inoltre la colpa, quando peraltro certamente grave, come in alcuni casi, e’ assimilabile al dolo, anche se solo dal punto di vista civilistico. Il vero problema è che quel comportamento, anche qualora fosse “solamente” colposo, ha determinato conseguenze penali per altri e questo non e’ certamente accettabile,soprattutto da parte del sottoscritto. Dato che mi e’ sfuggito quel suo articolo del luglio 2009, Le chiedo se e’ così gentile da indicare il link in occasione della pubblicazione del presente post, in modo che possa appurare quanto da Lei citato, in particolare la risposta fornitaLe dal quel membro del C.S.L.P.. Grazie
    [risponde Maurizio Caprino] Questo è il link del post con cui sollevavo la questione: http://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2009/07/quando-un-autovelox-va-tarato-e-quando-no.html#tp. Il resto è avvenuto per telefono mentre ero in vacanza e quindi non ne ho tracce scritte.

  • Raoul Cairoli |

    Non ha risposto all’ultima mia domanda, (“perchè ciò è accaduto?”) che peraltro è per me la prima in ordine di importanza, ma immagino che non l’abbia fatto perchè trattasi di una questiona davvero complessa e delicata. Ho deciso però di chiarirLe meglio il quesito, dato il Suo interesse/disponibilità. Parlo per esempio della questione della “pre validazione” dei fotogrammi rilevati dal T-RED eseguita da operatori privati. Come noto, i dati grezzi, relativi a soggetti non identificati, subivano una prima scrematura (pre validazione), aggiuntiva a quella già operata dai filtri di sistema, “mediante depurazione delle immagini inutili e irrilevanti” (come specificatamente evidenziato anche dal Gip del Tribunale di Como nel decreto di archiviazione del P.P. connesso) che non costituiscono infrazione (semplice superamento della linea di arresto, passaggi con il semaforo verde, veicoli di soccorso/emergenza, ecc.). L’omologazione nulla prescrive riguardo alla gestione, contrariamente a quanto avvenuto per altre apparecchiature, omologate sia prima che dopo il T-RED, per le quali è stato esplicitamente previsto che “la gestione operativa del sistema deve essere riservata ESCLUSIVAMENTE al personale delle forze di polizia stradale (vd. decreti di omologazione S.I.C.V.E.-“TUTOR”, RED&SPEED, T-REDSPEED, TRAFFISTAR, S580, ecc.). Io mi chiedo quindi perchè sono stati avviati dei procedimenti penali ritenendo illegale tale procedura. Spero di essere stato sufficientemente chiaro nell’esporre la questione de qua e rimango quindi in attesa di un Suo cortese eventuale riscontro.
    [Risponde Maurizio Caprino] Certo, ora ho capito. Posso rispondere citando un episodio analogo del luglio 2009, quando su questo blog sollevai la questione della taratura: alcuni decreti la prescrivevano espressamente e altri no (anche se poi ci vuole lo stesso perché la prescrive il manuale del costruttore). Fui chiamato da una gentile e collaborativa docente membro del Consiglio superiore dei lavori pubblici, la quale mi chiese qualche esempio. Quando glielo diedi, convenne e mi disse che si sarebbe adoperata affinché i voti del Consiglio (che poi vengono “ricopiati” dal ministero nei decreti) diventino in futuro più chiari e uniformi.
    L’ammissione da parte della docente che c’è una certa confusione mi porta a pensare che non ci sia dolo, ma “solo” un’insufficiente considerazione dei problemi pratici cui si va incontro quotidianamente in un Paese come l’Italia.
    La questione della gestione degli apparecchi mi pare analoga a quella da me citata ora: in entrambi i casi, siamo di fronte a un principio generale che in alcuni decreti viene ripreso e in altri no. L’impressione mia è che ciò accada per scarsa attenzione alle esigenze del cittadino che cerca di capirci qualcosa da sé. Se poi in tale scarsa attenzione s’inserisce il dolo di qualcuno, io ovviamente non posso saperlo. Un elemento di valutazione che suggerirei è comunque vedere come si fanno e si forlulano all’estero le approvazioni e le omologazioni. Per quel che ne so io, vanno meno nei dettagli rispetto a noi.

  • Raoul Cairoli |

    Ringrazio innanzitutto per la gentile risposta da Lei fornita che anche se non ha esaudito tutte le mie domande, è pienamente condivisa dal sottoscritto. Ritengo che Le soluzioni da Lei prospettate siano molto costruttive e concrete e mi trovo di conseguenza costretto a chiedermi perchè se un “semplice” giornalista come Lei (spero mi perdonerà l’aggettivo, certo che comprenderà il reale significato che intendo attribuirgli), che per quanto preparato sull’argomento si occupa di molte altre questioni, riesce a trovare delle soluzioni che potrebbero risultare efficaci così velocemente, chi è preposto, per ruolo istituzionale ad occuparsene, non riesce quasi mai a farlo?
    Forse sono troppo polemico in questo periodo, ma Le assicuro che se si trovasse nei miei panni, probabilmente potrebbe diventarlo anche Lei e ciò a prescindere dalla Sua professione. E’ vero che l’eccesso di velocità è una delle sanzioni fonti di maggior gettito per gli enti pubblici, ma anche la rilevazione delle infrazioni semaforiche lo è, ciò nonostante la norma relativa alla destinazione dei proventi contravvenzionali a favore dell’ente proprietario della strada non ha interessato l’art. 146/3. Ci sarà un motivo che mi sfugge? Condivido anche la Sua posizione riguardo la visibilità degli autovelox, in particolar modo di quelli “mobili”. Pensi che moltissimi agenti di polizia ormai non effettuano più servizi di controllo, in quanto si sentono derisi dagli utenti della strada che con tutta la segnaletica ormai obbligatoria, oltre che grazie all’ormai radicata solidarietà tra automobilisti(lampeggio-abbaglianti) altrimenti li sbeffeggiano passandogli accanto a passo d’uomo. Basta farsi un giro nei vari paesi europei per accorgersi che lì i controlli avvengono anche con veicoli “civetta” e le postazioni fisse sono installate ovunque, in particolar modo in centro abitato, dove di fatto ce n’è più bisogno. Certo, bisogna dare tutte le garanzie circa il corretto funzionamento di tali apparati che oggi invece, a causa dell’incompetenza e della “GRAVE NEGLIGENZA” di qualcuno, non garantiscono alcuna affidabilità, nemmeno riguardo la precisione del datario dell’orologio, portando gli agenti accertatori a comminare sanzioni a volte inique, soprattutto nei casi in cui è previsto l’aumento di un terzo della sanzione relativamente a quelle commesse dalle 22 alle 07. Probabilmente a qualcuno fa più comodo continuare ad essere “ospite” in convegni come quello di Riccione da Lei citato, percependo il così detto “gettone di presenza” che poi non è altro che una somma di tutto rispetto per andare a parlare del nulla o quasi, piuttosto che occuparsi di quello di cui dovrebbe. Aspettiamo il decreto interministeriale, ovvero i vari decreti attuativi e sono certo che ci sarà da ridere anzi da piangere!
    [risponde Maurizio Caprino] Mah, credo che a trovare quelle soluzioni ci arrivi qualunque amministratore. Ma poi occorre fare i conti con la cassa, il consenso e le varie alchimie della politica e, nell’economia generale delle cose, diventa più razionale fare come si fa.
    Quanto agli importi e alla “convenienza” delle multe, va bene sui semafori (in rapporto alla medie degli importi previsti per la velocità), ma per le nuove ipotesi previste dalla riforma?
    Quanto all’affidabilità degli strumenti omologati in Italia, mi chiedo però se all’estero sia meglio.
    A quali altre domande non ho risposto?

  • Raoul Cairoli |

    “I comuni vogliono fare cassa?!” Su questo interrogativo/affermazione sono stato tenuto per più di un’ora due anni orsono e ciò in occasione di un colloquio che non si può certamente definire amichevole..Mi si chiedeva insistentemente di rendere conto di tale circostanza, facendo i nomi delle persone ed indicando le esatte situazioni in cui vi era stata evidenza di ciò, in modo da poter coinvolgere qualche amministratore pubblico e/o funzionario pubblico, magari di Polizia Municipale. Ho risposto, sulla medesima falsa riga utilizzata da Lei nell’articolo di cui trattasi, affermando che mi sembrava un’ovvietà che alcuni enti pubblici utilizzassero, sin dalla notte dei tempi, le sanzioni al C.d.S. anche per scopi che non riguardavano certamente la sicurezza stradale, ma ciò non risultò sufficiente, ovvero abbastanza ovvio da farlo risultare normale e quindi dovetti ammettere che gli interessi della ditta che amministravo e quelli dei vari enti pubblici erano concordanti al punto che “fare cassa” faceva comodo ad entrambi. Dopo le polemiche seguite al mio arresto, avvenuto peraltro esattamente due anni fa (era il 17/09/2010), il legislatore ha pensato ad “un’azione punitiva” nei confronti degli enti locali/comuni che non potendo essere sbattuti in galera, dovevano essere puniti diversamente. Durante l’iter dei lavori parlamentari, che Lei conosce perfettamente, si era pensato di riconoscere ai comuni, limitatamente peraltro alle sanzioni rilevate per eccesso di velocità, la possibilità di trattenere una quota dei proventi contravvenzionali pari alle sole spese di accertamento sostenute, per poi passare al 50% degli introiti contravvenzionali, per arrivare infine con la medesima percentuale da riconoscere però da parte di tutti gli organi accertatori a favore dell’ente proprietario della strada, ove le violazioni sono state accertate. Insomma, la norma che avrebbe dovuto essere “punitiva” solamente per i comuni, è stata circoscritta all’eccesso di velocità e si è limitata a sottrarre a TUTTI gli enti accertatori il 50% degli introiti contravvenzionali, così da non farla apparire punitiva come era invece risultata in principio. Perchè limitare tale norma al controllo elettronico della velocità? Perchè introdurre con l’art. 201 lettera g bis la possibilità di rilevare una molteplicità di sanzioni in modalità automatica, senza per giunta che vi sia alcuna indicazione riguardo le caratteristiche delle apparecchiature destinate al controllo COMPLETAMENTE automatico delle suddette violazioni? Qualcuno è stato indagato per aver commesso presunti illeciti che sono frutto di valutazioni personali, dettate spesso dalla pressione mediatica esercitata da giornali e telegiornali, che prescindono dall’esistenza di norme specifiche che quindi non possono essere state violate in quanto appunto non esistenti. Perchè ciò è accaduto? Io non voglio infinocchiarLa Caprino, come tenta di fare qualcuno che conosciamo entrambi e che si nasconde dietro uno pseudonimo, vorrei solo che chiarisse il Suo pensiero per comprendere se in linea con il mio, pur nella consapevolezza delle mie responsabilità per le quali, come ho sempre detto sin dal principio, sono pronto ad assumermi tutte le conseguenze. Alcuni primi quesiti per Lei Dott. Caprino, per comprendere cosa ne pensa davvero di tutta questa e per confrontarmi poi ulteriormente con Lei, qualora ovviamente me lo permetta.
    [risponde Maurizio Caprino] Il mio pensiero è sempre quello, ovviamente complesso e pieno di distinguo perché così sono le situazioni di cui parliamo, ma improntato a usare pari rigore in pari situazione (ultimo esempio poche settimane fa, quando ho scritto che devono dimostrare la necessaria affidabilità di funzionamento sul campo sia il countdown sia il T-Red, per evitare incidenti e multe ingiuste).
    Sintetizzando, l’attività di controllo è necessaria e ribadisco che io alcuni appostamenti nascosti continuerei a farne, se non fossero vietati dalla legge. Però chi fa controlli deve fare un piano credibile, specificando almeno quali sono i punti tanto pericolosi da richiedere di operare con apparecchi automatici ben visibili (questo vale non solo per la velocità). Chi dimostra di aver fatto uno studio del genere ha tutta la libertà di guadagnarci sopra. Ma sappiamo che presto smetterà di guadagnare e andrà a perderci, perché la gente smette di fare infrazioni, ma in quei punti non è esattamente ciò che volevamo? Dunque, per fare sicurezza occorre investire.
    Non ci sono i soldi? Bene. Visto che la minore incidentalità sarà andata a beneficio del sistema sanitario-previdenziale e di quello assicurativo, stabiliamo meccanismi compensativi. Ovviamente alla fine saranno sempre i cittadini a pagare (né diversamente potrebbe essere), ma secondo un meccanismo tributario o para-tributario, dunque più trasparente rispetto alla logica dell’agguato.
    Fissati questi paletti, potremmo anche pensare di lasciare agli enti locali i proventi delle sanzioni. Ma vorrei evitare che finiscano nell’organizzazione di sagre e notti bianche (panem et circenses), soprattutto in realtà dove poi si è costretti a chiudere mense scolastiche. E allora diamo vincoli effettivi sulla destinazione delle somme, vedendo innanzitutto come funzionano i nuovi vincoli appena istituiti dalla riforma.
    Resterà sempre una quota di ingiustizia (perlomeno percepita) perché le strade sono piene di pericoli occulti (da scarsa manutenzione, errori di progettazione e/o abusivismo edilizio) e quindi dispero si possano togliere tutti-ma-proprio-tutti i limiti bassi (alcuni sembrano assurdi ma ci vogliono, date le condizioni, anche se l’automobilista medio non sa vederle, ma proprio per questo servono). Ovviamente situazioni del genere si presteranno sempre a facili e solo apparentemente giustificate proteste da parte dei cittadini, ma su questo nulla possiamo farci se non denunciare l’infondatezza di queste proteste esattamente come va denunciato chi fa solo cassa senza criteri di sicurezza.
    Come vede, la situazione è tanto complessa e ci sono torti e ragioni da tutte le parti. Basta tenerne conto per cercare di districare una matassa ingarbugliatasi proprio perché da più parti si è andati per eccessive semplificazioni, gettabili facilmente in pasto all’opinione pubblica, le cui reazioni poi portano ulteriori grovigli.
    Una nota sul suo ragionamento quando elenca le varie versioni della riforma: non si può dimenticare che l’eccesso di velocità non sia un’infrazione qualsiasi, ma il top per incassi (dati gli importi alti delle sanzioni e l’accertabilità automatica). Per lo stesso motivo, non so quanto si potrà cavare dal nuovo elenco di infrazioni (alcune “fantomatiche”, altre con basse sanzioni) punibili con controllo automatico previsto dalla riforma.
    Ovviamente io parlo per sintesi, perché so di rivolgermi a un gruppo ristretto di gente del mestiere. Se qualche “profano” vuole spiegazioni, sono qua.

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