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L’auto che rispetta da sola i limiti di velocità c’è. Basta strapagare. Ma il mercato va verso il risparmio. Le nuove Bmw Serie 5 e VW Polo insegnano

La nuova Citroen C4 è stata promossa dall'Euroncap. Non solo perché i consueti crash-test sono andati bene, ma anche perché la dotazione di accessori di sicurezza ha soddisfatto i nuovi requisiti fissati da quest'organismo per dare un voto complessivo aldilà della pur importante prova d'urto. Ciò che ha spostato la bilancia è il fatto che la C4 ha il cruise control su tutta la gamma. In verità, questo regolatore di velocità è sempre più diffuso (anche se non su intere gamme di modelli) e in Italia potrebbe non essere il massimo quanto a comodità e sicurezza (il traffico scorre di rado a velocità costante e quindi il conducente è costretto a continui aggiustamenti, che spesso finiscono per far preferire l'uso del solito pedale, oppure si distrae e si trova pericolosamente vicino a chi lo precede). Ma quasto è bastato perché l'Etsc cogliesse la palla al balzo per mandare un comunicato in cui dice che questo è solo il primo passo di una rivoluzione (http://www.etsc.eu/documents/09%2017%20-%20first%20step%20for%20ISA.pdf).

In soldoni, questa rivoluzione porterebbe a una massiccia adozione degli Isa (Intelligent speed assistance), che con la "scusa" di alleviare la fatica del guidatore nel seguire i limiti di velocità dovrebbero poi limitarne la "libertà", consentendo accelerazioni solo entro il limite che vige nel tratto che si sta percorrendo. Per arrivare a fare questo, alla "tradizionale" lettura dei segnali (che c'è già prevalentemente come optional su alcuni modelli, tra cui qualche Opel, ma può andare in crisi quando la segnaletica è poco visibile come spesso accade in Italia) affiancherà la memoria del navigatore satellitare, che quindi interagirà in qualche modo col motore.

Ora, a parte ogni considerazione sui limiti locali di velocità italiani (su quelli generali siamo invece allineati alla Ue), balza all'occhio che per arrivare alla realtà che dipinge l'Etsc dovremmo avere prima di serie il navigatore integrato (quindi non il solito tom tom). Giusto per avere un'idea, oggi una delle poche auto su cui c'è un Isa come vuole l'Etsc è la nuovissima, costosissima e ipertecnologica Bmw Serie 5. Che però lo offre solo come optional, in abbinata alla versione più costosa e sofisticata (la Professional) del navigatore (optional anch'esso). Evidentemente i 45-50mila euro di base (mi riferisco alle versioni che saranno presumibilmente più vendute in Italia, la 530d e la 520d) non sono ritenuti sufficienti dalla Bmw. Né per l'Isa né per i più "banali" fari allo xeno.

La verità con cui dobbiamo fare i conti è quella che ha scoperto l'altro giorno Sicur.AUTO.it nella sua periodica indagine sugli equipaggiamenti di sicurezza (http://www.sicurauto.it/blog/news/con-la-crisi-auto-meno-sicure-esp-e-aribag-spariscono-dai-listini.html): la crisi morde e, per limare i listini, a volte si torna indietro proprio su queste dotazioni, facendone diventare optional o sparire del tutto qualcuna. Tra queste ultime, a volte sono dotazioni determinanti anche ai fini dei crash-test, come gli airbag a tendina di cui la Volkswagen ha fatto rimanere orfana la Polo nell'accattivante versione a basse emissioni (oggi avrebbe ancora le cinque stelle Euroncap prese all'esordio, con cui seduce i clienti???). Altre volte sono roba da pochi "fissati" (me compreso), come le gomme run flat sulla Ford Mondeo (ma vedremo che succederà tra qualche giorno, con la commercializzazione della versione restyling).