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E se al semaforo facesse le bizze anche il count-down? Sarebbe peggio del T-Red

Un rilevatore di infrazioni ai semafori dev'essere a prova di bomba. Sembra un concetto banale, ma ormai da due anni ci si sta rompendo la testa negli uffici di alcune Procure (che indagano sulle multe facili) e del ministero delle Infrastrutture (che omologa queste apparecchiature). In ogni caso, se il rilevatore non è sincronizzato perfettamente con lo scatto del rosso, c'è sempre lì la foto (o il filmato) a testimoniare che il guidatore è passato col giallo o addirittura col verde. Che cosa succede, invece, se a non essere sincronizzato è il count-down che indica quanti secondi ancora durerà l'accensione di una luce del semaforo (per esempio, del giallo, che è quello più sotto accusa per la brevità giudicata eccessiva)? C'è il rischio non tanto di multa, quanto di incidente: chi si fidasse del conteggio e poi si ritrovasse all'improvviso col rosso attraverserebbe l'incrocio mentre si muovono gli altri.

Per questo motivo sul Sole-24 Ore di lunedì 23 agosto scrivevo che occorrerà cautela nell'omologare questi count-down, ora che la riforma del Codice li ha legalizzati. E, per minimizzare i rischi, ipotizzavo che si potessero utilizzare solo per il giallo, sempre al centro delle polemiche. Per tutto questo ho ricevuto critiche. Quasi come se i problemi di sincronizzazione col semaforo ce li possa avere per definizione solo un rilevatore di infrazione (per essere più precisi, il contestatissimo T-Red). E invece tutti i dispositivi sono a rischio, perché sono opera dell'uomo. Sta all'uomo-costruttore fare tutto il possibile per minimizzarli e all'uomo-controllore (il ministero, nella fattispecie) verificare se danno sufficienti garanzie.

  • ENRICO (1°) |

    Cara Lia, non avrai mica perso la lingua?! A già scusa, dimenticavo che sei tornata solo per curiosità! Ti confermo che ovviamente il tuo intervento era sino ad oggi sfuggito al sottoscritto, con conseguente impossibilità di replicare alle tue farneticazioni. Ora però che ci sono le risposte degli “alleati”, arrivate a distanza di pochi minuti l’una dall’altra, non hai nemmeno il coraggio di replicare, nemmeno fai osservare questa evidenza temporale a chi legge?! Hai capito che nemmeno il Dott. Caprino è tuo alleato in questa battaglia che ti vede ormai sofferente e quindi ti defili?! Beh, puoi sempre contare su FM, almeno per il momento, del resto fin dalla fine del 2008 eravate in contatto per vedere di risolvere la questione, come mi è stato riferito anche per iscritto…Non l’avrai mica dimenticato?! Certo che hai davvero una bella faccia tosta a nasconderti nell’ombra, ad attaccare in modo meschino chi non fa altro che mettere in luce l’evidenza! Mostra gli attributi, considerato che li hai, almeno fisicamente, e prendi coscienza delle tue responsabilità aiutando chi di dovere a riconosce quelle altrui, fintanto che sei in tempo! Le hai tentate tutte, fin dai tempi di giallofastidio per sfuggire al tuo destino ed alle tue responsabilità, e non hai mai voluto confrontarti con il sottoscritto, forse perchè so molte cose che ti possono nuocere. Recentemente ho appreso anche della tua “performance” a Vairano e devo dire che in quell’occasione hai davvero superato te stesso. Pensi di essere forse al sicuro dietro il tuo pseudonimo, ma non lo sei affatto, sei perfettamente riconoscibile, almeno per il sottoscritto, perchè la tua arroganza e presunzione trasudano dalle parole che scrivi. Non ti salverà nè FM, nè tanto meno RM dalle tue responsabilità, nemmeno da quelle attualmente scampate nel capoluogo di regione, è ora che inizi a mettertelo in testa. Hai scritto, hai fatto ed ora attacchi Menegon e Marcon!? Come dice il mio compare, son qui…

  • antonio menegon |

    Caprino “amico mio”
    Scrivo oggi investe di assetato di sangue e sterco del demonio.
    Una qualifica che volentieri aggiungo a falegname, ingegnere, grillo parlante, genio matematico,…ed altre ancora …ed altre a venire.
    Un parterre che utilizzo per focalizzare l’attenzione su contenuti e pensiero, nella speranza che questi siano condivisi da una vasta platea, platea a cui oggi si aggiungo gli assetati di sangue.
    Sul punto
    Gran parte di quanto scrivo ed ho scritto è focalizzato ad evidenziare omissioni, inadeguatezza e responsabilità dei soggetti che hanno approvato le apparecchiature in carenza delle garanzie minime. Una carenza che diventa sopruso quando si configura come erogazione di pene pecuniarie ed afflittive.
    Od oggi le Procure hanno omesso di eccepire su questa evidenza.
    Le bastonate le ha prese il cittadino, le parti lese sono i Comuni!!!!? i colpevoli le ditte private, per definizione.
    In tutta questa vicenda le responsabilità di Arrighetti sono marginali e si riducono a attestare ai comuni delle qualità che l’apparecchiatura non possiede. Una dichiarazione probabilmente frutto del “vai che va bene” che impronta la vicenda a livello di approvazione ministeriale. Certamente la dichiarazione al comune è mendace, ma non identifica a mio avviso volontà e consapevolezza ( profilo psicologico del reato) di commettere atto illecito. Ne la dichiarazione incide in modo diretto nel procurare danni all’utente.
    Ciò premesso il Tred rimane un ottimo sistema, costruito attraverso un riuscito assemblaggio di elementi commerciali.
    Assemblaggio che è sostenuto da un software proprietario che costituisce cuore e cervello del sistema. Geniale.
    Un software che, ahimè neppure è stato depositato.
    Approvazione,omologazione,deposito non sono tuttavia addebitabili a mala fede di Arrighetti, a Lui che persegue interessi privati nulla può essere imputato.
    Io, da cittadino, mi aspetto che gli organi istituzionali tenuti a perseguire l’interesse collettivo, mettano in atto tutte le cautele e le garanzie necessarie a tutela della collettività.
    Arrighetti può presentare una capra all’approvazione, se questa è approvata l’intera responsabilità ricade su chi ha promulgato il decreto di approvazione e sui pareri di supporto.
    -Lo scarto del cinquanta per cento di errori di rilevazione-.
    In astratto tutti i veicoli possono essere fotografati se l’apparecchiatura funziona in continuo ed è priva di filtri di preselezione. Vorrà dire che poi il 92-95% dei rilievi saranno scartati in sede di prevalidazione e validazione.
    Dico il 92-95% perchè il 5-8% sono rilievi d’infrazione certi a prescindere dalla diligenza dell’utente, garantiti da un’impostazione sciagurata del tempo di giallo, un aborto del Cnr2001 fatto proprio dal Ministero, appena sfiorato dalle inchieste delle Procure che si sono invece focalizzate su aspetti marginali. Vera origine della truffa.
    Se l’omologazione fosse eccellente le apparecchiature funzionassero in modo perfetto, con le impostazioni correnti del giallo, una ulteriore enorme quantità di infrazioni inevitabili sarebbe stata riscontrata e quindi pagata dal cittadino.
    Per limitare la mole di lavoro derivante dall’analisi di tutti i veicoli, il sistema utilizza dei filtri, il relè oggetto di molte contestazioni, è uno dei filtri per economizzare il lavoro.
    Se un filtro funziona male questo può solo essere a favore dell’utente.
    Se il filtro è troppo stretto sono scartate in automatico dal sistema infrazioni contestabili.
    Viceversa se il filtro è troppo largo, aumenta solo la mole di materiale da visionare di persona.
    Quando è stato inoltrato un verbale d’infrazione con lanterna che emetteva luce verde, possiamo così concludere.
    Il filtro di sistema non ha funzionato
    Il filtro umano non ha funzionato.
    Ma il filtro di sistema non è imputabile perché potrebbe anche non esserci è stato introdotto solo per alleggerire il lavoro dell’operatore di polizia.
    L’operatore di polizia per negligenza ha commesso un abuso. Se si prodiga in scuse potrà contare sulla benevolenza.
    Tuttavia il relè andava omologato perché è necessario per identificare il tempo di rosso, ma il sistema di rilevo temporale è un sistema di misura, quindi l’apparecchiatura andava tarata.
    La prescrizioni non sono nella competenza di Arrighetti, sono nell’obbligo dei funzionari deputati all’emanazione dei decreti.
    Al momento dell’omologazione del Tred, tutte le apparecchiature di qualsiasi marca utilizzavano un relè d’interfaccia con la centralina semaforica. Però il mio macellaio non lo sapeva.
    Antonio Menegon assetato di sangue e sterco del demonio

  • ENRICO (1°) |

    Partiamo dal principio. Lia da Rodi dice che “dopo alcuni mesi ha avuto ancora la curiosità di dare uno sguardo alle esternazioni di Menegon-Marcon” ma conosce perfettamente la vicenda, tutti i vari post scritti dagli afecionados, tutto il contenuto del sito del Menegon ed addirittura conosce persino le versioni pubblicate sul suddetto sito solamente per poche ore e successivamente riviste. Ma chi è realmente Lia da Rodi? Credo che tutti gli afecionados lo abbiano già capito da tempo, ma lei si ostina a non dichiararsi, sarà forse timida?! Arriva addirittura a dare versioni divergenti dalla realtà al fine probabilmente di FUORVIARE chi legge, potrebbe aver imparato tale strategia dall’amico FM.
    Forse fa parte dei “famosi compari del gioco delle tre carte” o forse non ancora?! Tenta di indurre il lettori a credere che sia stata la procura di Verona a chiedere l’indagine amministrativa interna, omettendo di rendere noto che invece è stato sempre l’amico FM a richiederla/disporla dato che era probabilmente l’unico modo per uscire indenne dall’inchiesta, viste le dichiarazioni da lui stesso rese in precedenza agli inquirenti che sembravano inchiodare uno degli indagati. Del resto “giù io giù noi” e quindi gli amici probabilmente si sono accordati per una soluzione che tagliasse la testa al toro. Il toro in effetti assomiglia più ad un asino e quindi tagliargli la testa probabilmente appariva relativamente semplice. Oltre all’asino però c’è il rude falegname il “genio” che incute paura, tanta paura, e quindi bisogna attaccare lui nella speranza di spaventarlo magari cercando contestualmente anche di screditarlo perchè al soldo di qualcuno che ha interessi contrapposti. Cara Lia, hai la memoria corta, dimentichi troppo facilmente ciò che hai detto e fatto e di questo sono certo che dovrai rendere conto. Come direbbe uno dei “famosi compari del gioco delle tre carte”, son qui!!

  • Giorgio Marcon |

    Mi complimento con Te Maurizio,
    Risposta degna a Lia, la quale, ha sempre attaccato tutti quelli che non la pensano come lei/lui.
    Mi fa solo pena, la sua cultura nel esporre le sue idee, solo che in concreto fanno acqua da tutte le parti.
    Parla di compari, di accordi, parla del comportamento del Menegon-Marcon, ma del suo comportamento e del suo ruolo non ne parla mai, di chi è il portavoce! Che interessi ha in tutta questa faccenda!
    Al momento opportuno, saprà bene i miei “interessi” come ben lei/lui definisce, tempo al tempo.
    Mi fai solo pena, le tue infamanti esposizioni, meriterebbero una querela, ma non scendo così in basso come te, tanto da non meritare una risposta alle tue accuse. Auguri!!

  • Lia da Rodi |

    Dopo alcuni mesi ho avuto ancora la curiosità di dare uno sguardo alle esternazioni di Menegon-Marcon ed ho dovuto riscontrare, con immensa tristezza, che lo squallore morale di talune persone è davvero infinito.
    Ma come è possibile dare ascolto alle farneticazioni del Menegon ed alle divagazioni di Marcon che, peraltro, con qualche frequenza appare solo firmatario mentre in realtà è sostituito nella scrittura dal socio Menegon (più istruito) a riprova del sodalizio d’affari fra i 2 che è tanto intimo da farli agire come unico centro d’interesse in analogia con i famosi compari del gioco delle tre carte?
    Mi ha colpito in primis l’intervento del Menegon datato 15-8-2010 nel quale, con puerili argomentazioni, vuol far credere che quanto aveva scritto in passato (in stridente e ridicolo contrasto con quanto sostenuto più di recente) non era il suo vero pensiero (in particolare l’ottimo a suo dire T-red, sotto tutti gli aspetti, compresa l’omologazione) ma sia stato un trabocchetto (proprio come si divertono i bambini), una specie di esca per accalappiare qualcuno dei vari personaggi. In effetti convengo sul fatto che quella del Menegon è una “pensata” degna del suo genio e tale da poter convincere i coetanei bambini. O chi vuol essere convinto perché interessato alla campagna in atto.
    Circa tale campagna, egregio Caprino, lei sicuramente conosce del suo amico Menegon anche il sito personale http://www.venetoonline.info e devo arguire che ne sia anche lettore ma, ove non ne avesse avuto tempo, la invito a leggere le varie argomentazioni nei confronti del Cairoli: contro-pro-contro in concomitanza del rapporto di prestazione professionale (e dove sono i multati?) inesistente-concordato-forse revocato o altro.
    Vedrà anche che ha pubblicato con largo anticipo su tutti il provvedimento di rinvio a giudizio del tribunale di Verona di rinvio a giudizio e ciò senza neanche la giustificazione di essere un giornalista che deve difendere la libertà costituzionale del diritto alla informazione.
    Noterà anche che a tutta pagina reclama la galera per i signori Cairoli ed Arrighetti e con un’enfasi tale che lo porta a scrivere la parola “galera” a caratteri giganteschi, tali da riempire l’intera larghezza di una pagina. Ripeto: l’intera larghezza di una pagina. Fra l’altro l’attuale testo è stato anche ridotto nei toni rispetto ad una precedente versione ancora più decisa. Tale evidenza grafica, tipica delle riviste scandalistiche, fa seguito ad altro recente articolo del Menegon che, a proposito della omologazione del T-Red, ripeteva che quanto documentato dall’Arrighetti era falso, falso, falso, falso…..(così ripetuto, numerose volte, tanto per essere pacato, obiettivo, sereno commentatore, onesto partecipante ad una tematica di un qualche interesse generale). Non so la sua ma la mia modesta valutazione è che tutti questi articoli trasudano odio, cattiveria, malvagità. Il tutto peraltro strumentale ad evidenti interessi economici personali.
    Il Marcon. Anche lui come il Menegon (per la evidenziata affinità elettiva) sa tante cose riservate della Procura di Verona. Ipotizza in continuazione sorprese che al momento conosce solo lui e Menegon (non so se ne hanno fatto partecipe anche lei). Nel frattempo, forse perché non controllato da chi ne ha la responsabilità, le spara più grosse del solito:
    -in data 2-9 dichiara: “io non accuso nessuno”;
    -in data 3-9 ribadisce, in risposta troppo ossequiosa a Cairoli (dal quale si aspetta forse un ingaggio): “Non accuso nessuno, mai fatto nomi. Non ho mai puntato il dito su qualcuno”. Ed è vero, non ha mai puntato il dito bensì (neanche la pistola) il cannone contro l’Arrighettti. Ed ha pure sparato e ripetutamente. Soltanto però diverse centinaia di volte a quanto ho potuto leggere io.
    Nessun segno di vergogna o senso del ridicolo. Solo compiacimento (oltre sempre all’ovvio interesse) a rotolarsi nella melma. E tanta faccia sinistramente tosta.
    Un’ultima notazione tutta per lei, signor Caprino. Ho letto, dopo le conclusioni delle indagini ministeriali sull’omologazione che sarebbero durate circa un anno, che taluni avrebbero commentato: “per forza, il ministero non poteva certo contraddire il suo stesso operato” e tale commento sarebbe stato fatto oltre che dai nostri anche dal magistrato inquirente. Ora io dico che intanto questi mi sembrano più commenti da portineria che da persone competenti atteso che stiamo parlando di cose serie, con risvolti penali evidenti, e non di banalità appunto da portineria. Ma mi domando: la verifica l’ha chiesta l’Arrighetti o la Procura ? E se l’ha chiesta la procura è perché questa ha ritenuto affidabile il Ministero. Non certo per il semplice gusto di perdere ancora un anno e far spendere al popolo italiano un sacco di soldi. Non le sembra che la Procura, sul piano morale e giuridico, avrebbe dovuto adeguarsi alle risultanze della verifica ministeriale? Altro che lo sbragamento del commento sopra riportato! E queste considerazioni nessuno le fa? E il tandem Menegon-Marcon? O forse ho inquadrato male il problema e quindi per codesti cultori della giustizia fai-da-te, assetati di sangue e sterco del demonio, l’Arrighetti doveva mettere la testa sotto la ghigliottina poi se scattava la lama (giudizio negativo del Ministero), bene, testa decapitata ma se la lama non scattava allora nessun problema. Si monta subito la sedia elettrica o altro strumento di pari efficacia letale.
    E del rinvio a giudizio da parte di Verona, alla luce delle archiviazioni di Milano e altre procure (riportate dal Menegon sul suo sito personale), non è più plausibile ipotizzare che lo stesso risponda alla risaputa preoccupazione di taluni inquirenti semplicemente che “l’impianto accusatorio regga” (altrimenti appunto sarebbe qui sì provato di aver umanamente sbagliato) a discapito addirittura della possibile innocenza dell’imputato? Mi piacere leggerla su questa orribile ipotesi.
    [risponde Maurizio Caprino] In questa lunga e contorta vicenda, è difficile distinguere le obiezioni di merito da quelle strumentali (e si badi che la strumentalità è un vizio presente in tantissime questioni italiane, non solo qui). Per questo, è bene aggrapparsi a qualche punto fermo (di certezza o anche solo di domanda). Quello che riguarda strettamente il T-Red è la percentuale di errori di rilevazione (a prescindere da ciò che poi hanno fatto o non hanno fatto le persone – pubblici ufficiali e non – addette alla validazione delle immagini). Qualcuno può dire definitivamente se tale percentuale è in linea con quella di altri apparecchi?

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