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Dazi anti-Cina e Codice, la lobby delle gomme è soddisfatta. Le altre meno

Dopo tante sofferenze, è un buon periodo per i produttori di gomme e cerchi di qualità: stanno riuscendo a ottenere norme che li proteggono. Infatti, la Ue ha fatto entrare in vigore il dazio extra del 20,6% sui cerchi di alluminio singoli e sugli insiemi cerchi di alluminio-gomme importati dalla Cina. Inoltre, hanno passato indenni il vaglio del Senato sull'ormai famoso Ddl 1720 (tornato ora alla Camera e destinato a entrare in vigore entro inizio estate) le modifiche al Codice della strada che sanzionano in modo più preciso e pesante chi circola con gomme non in ordine o non rispetta l'obbligo di catene o pneumatici invernali.

Il dazio extra è in vigore dal 12 maggio e resterà invariato fino a novembre, quando terminerà il periodo di studio fissato dalla Commissione Ue, che deciderà la misura definitiva, destinata a rimanere in vigore per cinque anni. Tecnicamente, per non ledere la libertà dei commerci internazionali (cui sovrintende la Wto), il dazio extra è stato giustificato col fatto che in Cina l'alluminio gode di sovvenzioni pubbliche. Ma dal punto di vista del consumatore la cosa rilevante è che in Europa mancano norme in grado di imporre che componenti anche delicate come cerchi e gomme abbiano qualità e sicurezza certificate. Dunque, ha gioco facile chi vende prodotti scadenti, tra i quali quelli cinesi sono di certo in prima linea. Basterà il dazio per riequilibrare la situazione? Vedremo.

Quanto alle modifiche al Codice, staremo soprattutto a vedere se il testo verrà lasciato invariato dalla Camera: nonostante il passaggio a Montecitorio sia in seconda lettura per un provvedimento che di fatto si trascina da quasi 1.200 giorni (come ha ricordato l'altro giorno la Fondazione Guccione), qualche deputato ha già detto che vorrebbe modificare ulteriormente il testo. La cosa non stupisce: più di una lobby è rimasta delusa dalle modifiche passate in Senato e quindi sta ripartendo l'assalto alla diligenza. Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, però, non ci sta e – in caso di ulteriori ritardi – potrebbe mettere le novità che ritiene urgenti in un decreto legge da fare subito. Sempreché non venga "incalzato" dagli ulteriori sviluppi che la torbida vicenda Anemone-case-favori pare debba ancora avere.

  • ombrachecammina |

    Il “made in” e’ diventata una emerita baggianata gia’ molti anni fa’ quando e’ stato coniato il termine “multinazionale”.
    E poi cosa vuol dire “made in” ? Non ditemi che andate a comperare una Volkswagen convinti dell superiorita’ tedesca piuttosto di quella del marchio. Il “made in” e’ stato regolamentato quando ha cominciato a fare “trend” anceh fra i piccoli, solo che poi la normativa e’ stata decisa dai grossi e famosi che non hanno fatto altro che guardare ai propri profitti e non ad una sincera etichettatura. I primi a pagare sono stati i settori della moda, e poi gli altri a seguire. Quando vedete una scritta “made in ***” chiedetevi cosa vuol dire.

  • andrea105 |

    i dazi arrecano danno agli utilizzatori dei beni, senza avvantaggiare il produttore interno “onesto” (nel senso che i cerchi di qualità scadente prodotti nella UE non scontano dazio);
    peraltro i miei cerchi in lega, installati direttamente dal costruttore tedesco di cui non nomino il marchio, risultano MADE in Cecoslovacchia (credo ancora extra UE)
    [risponde Maurizio Caprino] No, la Repubblica Ceca è membro della Ue. E ha una solida tradizione nell’industria meccanica di precisione, maturata un secolo fa. Tanto che l’industria aeronautica è sviluppata (anche se produce solo piccoli aerei).

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