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Il trionfo della scatola nera. In Usa grazie a Toyota, in Italia grazie alle lobby

Per una curiosa coincidenza, giovedì scorso ieri negli Usa è iniziato l'iter per portare all'obbligo di adottare la scatola nera e in Italia sono arrivate quasi in porto le modifiche al Codice della strada che – tra le tante cose – potrebbero avviare la sperimentazione di questa scatola sui mezzi pesanti. Gli americani ci sono arrivati dopo il caso-Toyota: essendoci in ballo difetti su acceleratori e freni, diventa utile avere uno strumento di bordo che memorizzi in modo blindato il funzionamento di questi componenti fondamentali per la sicurezza, in modo da investigare più facilmente sulle cause degli incidenti, trovando colpevoli e rimedi quando esse sono dovute a fattori meccanici. Noi italiani, invece, ci siamo arrivati perché da due anni c'è una lobby che si muove attorno al sottosegretario Mino Giachino.

Aldilà di tutto, affinché la scatola nera funzioni davvero, è importante che garantisca l'impossibilità di monometterla e che sia diversa da quelle che già oggi si possono montare per avere lo sconto sull'assicurazione.


Infatti, le scatole attuali sono di fatto sensori che registrano solo velocità e accelerazioni, quindi di fatto monitorando solo il comportamento del conducente (e solo in parte). Una scatola nera seria, invece, deve essere anche collegata agli organi meccanici ed elettrici principali, per sorvegliarne il funzionamento e segnalare eventuali guasti. Ma ciò sarà possibile solo sui veicoli nuovi: quelli già circolanti devono accontentarsi di scatole nere come quelle già esistenti, perché possono essere montate facilmente e senza rischi, non essendo connesse a organi del mezzo. Invece, quelle del futuro dovranno "dialogare" con freni, impianto di alimentazione, sterzo e altri comandi e la connessione con essi non potrà certo farla l'elettrauto: dovrà essere progettata col veicolo ed essere fatta già in fabbrica, per evitare pericolose "crisi di rigetto".

  • ombrachecammina |

    Confido nella creazione di in uno standard per l’interazione con lo scatolotto, per evitare il solito “balletto” hardware e software a carico dell’elettrauto/meccanico. Cio’ non toglie che le autoofficine autorizzate possano ricamvare di piu’ dalal scatole, ma almeno che se c’e’ bisogno di un riscontro serio ed immediato lo si possa fare (virtualmente) ovunque. A quando la registrazione audio-video degli ultimi momenti prima del crash ? Sarebbe utile e non complicato da realizzarsi …

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