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La maxi-station di oggi si arrampica meglio della sportivetta di ieri. Ma vi fa perdere il contatto con la realtà

La strada era quella dei primi tornanti della mia vita di guidatore: la Corigliano-Piana di Caruso, un budello sui primi fianchi della Sila Greca che non arriva a due corsie piene e ha pendenze folli e curve strette come pianerottoli tra due rampe di scale. Ma l’auto non era quella dei miei diciott’anni: al posto della Golf Gtd (quattro metri di lunghezza e una tonnellata scarsa di peso), avevo una station wagon da ottanta e rotti centimetri e 700 chili in più. Nonostante questo, ho fatto molta meno fatica adesso: le curve che all’epoca con la Golf ero costretto a fare in prima, oggi filavano via anche in seconda, con la sola accortezza di tenere i parafanghi (sporgenti, in ossequio al design di oggi) lontano dai muretti (altro che guard-rail). Il fatto è che i diesel moderni come il due litri da 140 cavalli che avevo sotto il piede hanno fatto passi da gigante e trainano più di di una tonnellata e mezza di macchina anche stando sotto i 2.000 giri. Lo stesso regime al quale invece l’allora celebratissimo 1.6 litri da 70 cavalli della Golf iniziava a svegliarsi e spingere. Senza contare che la Golf non aveva il servosterzo, che oggi si dà per scontato anche su un’utilitaria; quindi ci volevano fior di braccia. Eppure di lei all’epoca si scriveva che era agile e sportiva, che si guidava “in scioltezza e quindi con piacere” (da “Quattroruote” di agosto 1984).

Morale: le auto cambiano, gli aggettivi usati dai giornalisti sono gli stessi. E, applicati a realtà diverse, fanno brutti scherzi, se non li si fa accompagnare da numeri e paragoni con precisi riferimenti. Per questo abbiamo potuto leggere per anni di Suv da due tonnellate e mezza che davano sensazioni di agilità pari a quelle delle berline, salvo scoprire solo ora (quando le Suv più grosse sono passate di moda) che un’auto normale resta inarrivabile.

Tornando alle auto di ieri e di oggi, è facilissimo dire che queste ultime sono migliori: più facili e sicure, meno inquinanti eccetera. Ma attenzione: cose ragguardevoli come potersi fare in seconda e con poco sterzo anche i tornanti peggiori diventano diseducative, perché non fanno sentire il limite della vettura. Che, sia pure più alto, c'è ancora e quando arriva può sorprendere e creare più danni (la velocità è superiore). Quando ero giovane, invece, rumori e sforzi ti davano una maggior sensazione della strada e dei suoi pericoli. Questo conferma ciò che dicono i veri saggi della sicurezza stradale: bisogna essere sempre pronti a capire che cosa sta succedendo sulle strade, perché quando si migliora un aspetto si aprono altri problemi e occorre provvedere per ritrovare un equilibrio accettabile.