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Ecologia/2 – I falsi miracoli dello start-stop

Fateci caso: molti dei restyling che – come al solito – si susseguono, in questi mesi sono accompagnati da comunicati in cui si annunciano diminuzioni nei consumi, in modo da tagliare anche la CO2. Ma poi, gratta gratta, si scopre che spesso questo risultato si deve alla semplice adozione del sistema start-stop, che spegne il motore quando siete fermi nel traffico e mettete in folle. Nessuno vi dice che lo start-stop non è niente di che e, soprattutto, che nella pratica serve a poco.

Non è niente di che perché non è altro che la versione aggiornata del "City Matic", dispositivo che aveva dato qualche grattacapo sulle versioni ES delle Fiat piccole e medie dei primi anni Ottanta e, se non ricordo male, sulle Formel E di qualche Volkswagen.della stessa epoca. Serve a poco perché in realtà è dimostrato che spegnere e poi riaccendere, oltre a stressare batterie e organi meccanici, in molti casi non dà benefici ambientali: nei primi istanti dopo il riavviamento, il motore inquina più che a regime, neutralizzando gli effetti delle mancate emissioni durante la fase di stop. Quindi, per avere davvero un vantaggio, occorre che il guidatore capisca in anticipo quanto tempo durerà ciascuna fermata e quindi faccia in modo da far intervenire il sistema solo se prevede uno stop sufficientemente lungo.

Tutte cose già note trent'anni fa e che, assieme ai costi, all'affidabilità migliorabile e all'avvento dell'iniezione elettronica che già di per sé migliorava i consumi, avevano contribuito a condannare i primi sistemi di Fiat e Volkswagen. Con i motori di oggi, fatte le debite proporzioni, non va meglio. E infatti la Bmw sta studiando uno start-stop integrato col navigatore "intelligente" della prossima generazione, che studia ogni percorso durante la marcia e ne memorizza le caratteristiche (durate del rosso ai semafori e delle code eccetera): sarà (non si sa ancora quando) il navigatore a fare le previsioni e quindi a decidere se attivare o no lo start-stop.

Se le cose stanno così, perché le case si stanno incaponendo con lo start-stop "stupido" e ci stanno investendo per renderlo montabile anche sui modelli con cambio automatico? Semplice: con le penalizzazioni economiche all'orizzonte per chi emette più CO2 delle soglie fissate un anno fa dalla Ue, si combatte su ciascun grammo di emissione. E, visto che le rilevazioni si fanno nel solito ciclo di prova irrealistico, a loro non interessa se poi il dispositivo nella vita reale serve a poco.

  • no name |

    No, sorry. si stanno dicendo sciocchezze. Perlomeno dal punto di vista tecnico.
    Lo start-stop dei bei tempi andati utilizzava il motorino d’avviamento, stressando inutilmente la meccanica e accorciando la vita del motore. Era una soluzione che tecnicamente equivaleva all’urlo “Wilma dammi la clava!” del defunto Carosello.
    Oggi lo start-stop è un dispositivo che prevede un motogeneratore flangiato lungo la catena cinematica e comunque in essa perfettamente inserito, che provvede da un lato a produrre elettricità al posto dell’alternatore e dall’altro ad avviare il motore istantaneamente e senza stress meccanici. Il tutto combinato con una centralina che provvede in via elettronica a fermare il motore in posizioni predeterminate, così da ottimizzarne l’immediato riavvio.
    Se poi arriverà una versione intelligente, interfacciata con navigatori o dispositivi diversi, è altra cosa. Ma già oggi il sistema non ha nulla a che fare con quello dei modelli citati degli anni Ottanta. E i risutlati in termini di emissioni si vedono.
    [risponde Maurizio Caprino] Sì, sui motorini di avviamento mi sono confuso (solo in parte però, perché alcuni restano sostanzialmente analoghi a quelli classici), ma il ragionamento resta valido, perché fermare e riavviare tutta la meccanica non è comunque uno scherzo. E poi insisto sui benefici per le emissioni: si vedono prevalentemente nei cicli di prova. Se oggi si spendono soldi nel fare versioni evolute dei dispositivi di vent’anni fa, è solo per aggiustarsi i dati ufficiali sulle emissioni e quindi pagare il minor dazio possibile. Se non ci fosse questo vincolo, gli ingegneri non ricorrerebbero allo start-stop.

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