La lettera della poliziotta e i giornalisti paladini della libertà

Paoblog (http://paoblog.wordpress.com/2009/11/23/la-lettera-di-una-poliziotta/) riporta oggi la lettera di una poliziotta che racconta una delle cose più frequenti e penose del suo mestiere: bussare alla porta di una mamma e informarla che suo figlio non c'è più perché ha avuto un incidente stradale. Già il testo si commenta da solo. Paoblog aggiunge una considerazione – giusta – su cos'è il mestiere di chi sta in divisa. A me non resta che invitare alla lettura soprattutto chi – penosamente – fa una battaglia ideologica sulla libertà, facendo intendere che se uno si ubriaca e guida, si droga e guida oppure semplicemente guida da ignorante e sconsiderato può farlo, perché viviamo in un Paese libero e lo Stato deve ingerirsi nella nostra vita privata il meno possibile, così come nelle attività economiche: a queste persone – anche giornalisti e pure famosi, è antipatico per me dire di più – ricordo che c'è anche la libertà di non morire (ripeto: morire, non si torna indietro né si gioca) solo perché qualcun altro voleva affermare la propria libertà.