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La macchina della giustizia: il giudice annulla, il prefetto non lo sa e si torna dal giudice

Immaginate di aver preso l’anno scorso una megamulta per eccesso di velocità e di essere riusciti a farla annullare dal giudice di pace perché eravate in una situazione di emergenza grave che vi imponeva di correre. Immaginate che successivamente il prefetto vi notifichi la sospensione della patente per sei mesi. A quel punto, vi tocca fare un altro ricorso al giudice di pace, che a gennaio fissa per il successivo maggio l’udienza. In quella sede, la stessa Prefettura dichiara che la sospensione della patente era infondata e così in pochi minuti il giudice chiude l’istruttoria rinviando all’11 giugno, quando chiude la causa, ovviamente a favore del ricorrente (Scarica Ricorso bis per mancanza collegamento). Insomma, quasi un anno di scartoffie e seccature per arrivare a un esito scontatissimo. E’ successo davvero, a Empoli. E temo vada così in buona parte d’Italia, perché è proprio tutto il sistema del contenzioso stradale a essere progettato per favorire queste assurdità: i giudici annullano i verbali ma le forze dell’ordine lo sanno in ritardo e quindi procedono come se niente fosse. Così danno corso alle decurtazioni dei punti e alle cartelle esattoriali; se in ballo c’è anche la sospensione della patente, non fermano le prefetture, che quindi fanno partire ordinanze di sospensione immotivate a raffica.

Così la macchina della giustizia civile s’ingolfa ancora di più, per cause che non si dovrebbero fare per niente. Ma ovviamente non ne sentirete mai parlare in un dibattito pubblico o sui grandi giornali: mica è un processo a un politico di grido, un lodo o una legge che allunga la prescrizione. Però, se ci capitate in mezzo, vi rende più difficile la vita molto più di un qualsiasi lodo o legge ad personam.

La storiella di Empoli è venuta fuori nel corso di una ricerca fatta dall’amica Marisa Marraffino sulle sentenze emesse quando i multati ricorrono al giudice di pace invocando lo stato di necessità. Come leggete anche in questo articolo di Marisa pubblicato sul sito del Sole-24 Ore (http://www.motori24.ilsole24ore.com/Norme-Fisco/2009/10/ricorso-multa-eccesso-velocita.php), il giudice di pace empolese Paolo Pruneti si è trovato di fronte anche casi al limite del comico, come quello dell’automobilista che ha asserito di aver dovuto correre troppo perché stava avendo un attacco di gastroenterite (Scarica Stato di necessità gastroenterite). Tentativi molto all’italiana per sfuggire a multe sacrosante, perché la Cassazione ha ben delimitato lo stato di necessità a episodi in cui l’interessato ha il fondato motivo per ritenere di essere in una situazione di pericolo immimente e grave, che faccia temere per la vita sua o di quella degli altri. A questo indirizzo Pruneti si è attenuto. Ma se c’è gente che continua a provare ricorsi così arditi è anche perché qualche collega di Pruneti continua a pronunciarsi in modo fin troppo favorevole al trasgressore. Come nel 2001, quando la Polstrada dovette addirittura organizzare un convegno a Roma per smuovere non pochi giudici di pace dalla loro eccessiva magnanimità. Che di certo non fa bene alla sicurezza.