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La Francia ci copia la confisca per l’alcol. E ci dà un’idea, anche per la scatola nera

Più riesci a migliorare, più devi cambiare strategia per ridurre ulteriormente le vittime della strada. Lo abbiamo visto nel post precedente per il Belgio e lo vediamo ora per la Francia. Dove però, invece che su una categoria specifica di utenti, hanno deciso di puntare su un’infrazione specifica: dopo aver sostanzialmente vinto la guerra alla velocità, si sono accorti che ora nella classifica delle cause d’incidente al primo posto c’è l’alcol. Così il Governo ha proposto di confiscare il veicolo a chi ripetutamente viene beccato con valori di alcol altissimi (noi la confisca l’abbiamo introdotta a maggio e senza bisogno di recidiva) e di installare alcolock (congegni che bloccano l’avviamento se rilevano che il guidatore ha bevuto oltre i limiti e sui quali vanno avanti ricerche per renderli affidabili e semplici da usare) sia sui veicoli dei recidivi sia sugli scuolabus.

Perché tanta attenzione ai recidivi? Secondo il comunicato ufficiale dell’Etsc, solo perché sono loro quelli che danno i maggiori problemi. Lo dimostrano le statistiche: in Francia, nonostante dal 2001 al 2005 i consumi di alcol siano scesi di oltre il 10%, la percentuale di chi risulta positivo ai controlli è rimasta stabile. Ciò viene spiegato non tanto col fatto che si beve meno ma sempre sopra il limite, quanto come segno che c’è un nocciolo duro di persone che continua a bere come prima. Si stima che sia appena l’1-2% dei guidatori, ma che causi addirittura il 25% dei decessi per incidente stradale.

Ma credo ci sia anche un’altra spiegazione. Non c’è dubbio che la nuova frontiera contro l’alcol non è un ulteriore aumento dei controlli (in Francia sono stati ormai nove milioni nel 2005 e nel 2006 contro i 7,9 del 2004, in Italia dobbiamo ringraziare se arriviamo a due milioni), ma gli alcolock. Che però non si possono imporre in modo generalizzato: si tratterebbe di un nuovo equipaggiamento obbligatorio dei veicoli e come tale sarebbe soggetto a una decisione in sede Ue. L’alcolock solo per i recidivi, invece, credo si possa far passare non come un equipaggiamento obbligatorio, ma come una sanzione per chi ha violato una norma di comportamento (e su queste norme gli Stati membri sono ancora sovrani).

Un’idea che può servire anche in Italia. Non solo per l’alcolock, ma anche per la scatola nera, che si vuole introdurre da noi ma ha lo stesso problema giuridico. Tanto più che alcolock e scatola nera potrebbero anche diventare materialmente la stessa cosa: lo stesso gruppo di ingegneri e medici italiani che tra Ferrara e Padova sta sperimentando Angel (l’alcolock italiano, di cui ha parlato anche "Report") sta mettendo a punto anche il Keeper ("guardiano", in inglese), che rispetto ad Angel non va installato (basta attaccarlo vicino al parabrezza, è un po’ come la differenza tra il vecchio Telepass con filo e quello attuale autoalimentato). Entrambi sono predisposti per rilevare anche accelerazioni, frenate e velocità, appunto come una scatola nera.

  • Andrea |

    E’ bello apprendere che altri paesi ci ispirano qualcosa che, come italiani, abbiamo già brevettato cinque anni fa!
    Che ne pensate di un oggetto che verifica se hai l’assicurazione, se hai la patente in ordine, che limita le prestazioni di un veicolo in funzione del profilo dell’autista, che non invia a nessuno i dati su dove stai e che strada hai fatto e che possa essere elemento di misura del CO2 realmente emesso o che possa abilitare la guida solo degli autisti “lucidi”? Bhè tutto questo esiste ma haimè W il GPS , W le grandi Centralone costose e sul modello del Grande Fratello…
    [risponde Maurizio Caprino] Un momento: non è così facile. Né dal punto di vista tecnico né da quello normativo.

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