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Il prezzo dei giri di vite

Tragedia e commedia. Mentre si piangeva per i due poliziotti morti a Caserta in un inseguimento, a Prato un ragazzo cinese ha cercato di corrompere due carabinieri per evitare un alcol-test, col risultato che ora si ritrova addosso una denuncia per corruzione ma con la patente immacolata (perché in realtà il suo tasso alcolemico rientrava perfettamente nei limiti consentiti). Che c’entrano due episodi così diversi? Sono tutti e due collegati all’ennesima stretta su alcol e droga, ampiamente ripresa dai mezzi d’informazione.

Infatti, entrambi i ragazzi protagonisti di questi episodi hanno avuto reazioni eccessive di fronte alla remota probabilità di incappare nelle sanzioni introdotte a maggio dal pacchetto-sicurezza e descritte come durissime.

I poliziotti morti a Caserta stavano inseguendo un ragazzo del posto che non si era fermato al loro alt perché – stando a quello che lui stesso ha poi spiegato (ma potrebbe anche essere una versione di comodo) – stava guidando nonostante avesse assunto droga e quindi ha avuto paura delle conseguenze di un eventuale controllo approfondito (che difficilmente ci sarebbe stato, visto che i poliziotti non erano della Stradale ed erano stati inviati da Torino solo per dare manforte ai loro colleghi locali nel fare un po’ di posti di blocco per far sentire ai camorristi la pressione dello Stato sul loro territorio).

Anche il ragazzo cinese fermato a Prato ha avuto un timore eccessivo: deve aver bevuto una birretta da poco o deve essersi scolato qualcosa di più, ma molte ore prima, e così si è autoconvinto che il test dell’alcol sarebbe andato male. Al punto da offrire duemila euro ai carabinieri di pattuglia, che – contrariamente a qualche loro collega – non si sono fatti indurre in tentazione e lo hanno denunciato.

Insomma, l’autosuggestione che può nascere quando iniziano campagne mediatiche martellanti può avere le conseguenze più disparate: dalle più tragiche alle più comiche. E, soprattutto, questi due casi dimostrano che l’autosuggestione può anche essere tardiva: per alcune persone le campagne non servono come dissuasivo dal fare certe cose proibite (anche perché si sa che i controlli sono più annunciati che reali), ma solo come fattore di preoccupazione quella volta che si viene fermati davvero.

  • Paolo |

    Buongiorno.
    Si arriva sempre alla stessa conclusione: l’inasprimento delle sanzioni in assenza di controlli fa più danni che altro. Sicuramente non ottiene effetti positivi, perché se la probabilità di essere controllati è prossima allo zero la sanzione pesante non è percepita come un deterrente. Gli effetti negativi invece ci sono, come documenta questo post. Si crea inoltre una inaccettabile disparità di trattamento fra i pochi sfortunati che incappano nei controlli e nelle conseguenti sanzioni pesanti e la stragrande maggioranza dei trasgressori che circolano indisturbati.
    Sarebbe molto meglio fare controlli capillari e prevedere sanzioni inizialmente lievi ma che crescono esponenzialmente in caso di recidiva. In questo modo tutti sarebbero controllati prima o poi, e la maggioranza dei trasgressori capirebbe che non è il caso di rischiare. I pochi irriducibili incapperebbero nei controlli più volte, e a questo punto per loro ci sarebbero le sanzioni veramente pesanti. E sarebbero colpiti tutti, non solo pochi “sfortunati”.
    Peccato che i controlli costino molto, mentre le sanzioni pesanti richiedono solo poche firme su un pezzo di carta.
    Un saluto.

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