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Negli spot tanta sicurezza e poco ambiente. Chissa perché

Sembra un controsenso, ma è così. In un’Italia tanto distratta sulla sicurezza quanto attenta (almeno a parole) all’ambiente e ai cambiamenti climatici causati dall’effetto-serra, la pubblicità televisiva delle automobili fa leva soprattutto sui sistemi di protezione e prevenzione degli incidenti e lascia all’ultimo posto il fattore ambientalista. E le norme sulla pubblicizzazione delle emissioni di CO2 restano disattese. Lo dice uno studio degli Amici della Terra presentato l’altro ieri.

Lo studio ha preso in esame – in due tornate, a novembre e aprile scorsi – una buona quantità di spot televisivi e inserzioni pubblicitarie sui giornali, rilevando che in tv nel 96% dei casi si cercava di attirare i clienti con la sicurezza. Questo messaggio era spesso accompagnato da uno probabilmente opposto, quello che evidenzia le prestazioni (presente nel 94% dei casi) e da quello su confort e piacere di guida (93%). L’ambiente è stato tirato in ballo solo nel 27% dei casi e solo nel 3% si è parlato di CO2. Eppure appena una settimana fa un sondaggio Aci ha dimostrato che gli italiani non vogliono l’Esp (vedete il post specifico, in questa stessa sezione) ed è noto che spesso non sanno nemmeno ben usare o sfruttare le dotazioni di sicurezza che hanno comprato di serie od optional. Non basta: le emissioni di CO2 (gas non inquinante, ma che crea l’effetto-serra) sono direttamente proporzionali ai consumi, argomento cui case e clienti dovrebbero tenere molto in questi mesi di caro-petrolio. Inoltre, la prima parte dello studio si è svolta a novembre, mese in cui cominciano a scattare i blocchi del traffico invernali che esentano le auto più ecologiche, quindi c’era effettivamente da aspettarsi che le case avessero giocato di più sull’ambiente. Incredibilmente, la convenienza economica è stata usata più per pubblicizzare i prezzi d’acquisto e le rateazioni che i bassi consuni. Non so, forse le case credono che parlare troppo di ambiente e consumi crei ansia e rimorso nei potenziali clienti, trattenendoli dagli acquisti. Forse hanno da offrire relativamente pochi modelli che siano davvero all’avanguardia su consumi e ambiente e li vendono già molto bene senza bisogno di spot e inserzioni. Potrebbe aver pesato anche una certa tendenza a pubblicizzare di più i modelli meno ecologici, magari perché meno richiesti ora che si parla sempre di caro-petrolio e CO2.

Più antipatico il discorso sul rispetto degli obblighi (da direttiva Ue) di pubblicizzare le emissioni di CO2. Gli Amici della Terra hanno indagato anche le emissioni sono sempre riportate in piccolo, come se non ci fossero. D’altra parte, il cattivo esempio viene dall’alto: secondo la stessa normativa, il ministero dello Sviluppo economico dovrebbe pubblicare e diffondere un libretto periodico con la classifica delle emissioni per i modelli in commercio. Se la gente non bada tanto alla CO2 probabilmente è anche per questo.