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I dati sugli incidenti? Un miscuglio tra verità e stime

Lavorandoci da qualche anno, il sospetto ce l’avevo già. Un mese e mezzo fa, mettendo mano alla classifica Aci-Istat delle strade più pericolose, avevo trovato più di un’incongruenza e un addetto ai lavori che ha di prima mano i dati di una provincia mi aveva detto che non coincidevano con quelli elaborati dall’Istituto di statistica. Ma solo l’altro ieri ho avuto la conferma che le cifre sugli incidenti sono quantomeno “ballerine” e ho capito perché.

Se l’ho capito, devo ringraziare un fedele lettore che mi ha segnalato una notizia dal sito specializzato Trafficlab. Qui si spiegava che l’Osservatorio sull’incidentalità della Provincia di Modena in un suo studio ha riscontrato differenze tra i propri dati e quelli Istat e le ha spiegate col fatto che l’Istituto nazionale di statistica (evidentemente interpellato dall’Osservatorio modenese) sostituisce con proprie stime le cifre relative ai comuni per i quali i quali i dati rilevati hanno un andamento non coerente nel tempo.

Sarebbe interessante sapere come si valutano coerenza e incoerenza (soprattutto nei centri più piccoli, si può passare tranquillamente da zero incidenti a dieci e su numeri così bassi il totale delle vittime è molto influenzato da quanti passeggeri c’erano sui veicoli coinvolti). Resta comunque la notizia principale: non sappiamo di preciso neanche quanti sono gli incidenti, i morti e i feriti e non solo per i ritardi di molti comandi delle Polizie municipali nel trasmettere i dati (questo era già noto), ma anche perché c’è un miscuglio di numeri accertati e stimati. Il che aumenta il grado d’incertezza.

Aggiungo che sento sempre più spesso voci che avanzano dubbi anche su ciò che accade all’estero. Ricordiamocene tutte le volte che abbiamo a che fare con le statistiche sul raggiungimento o meno degli obiettivi stabiliti dalla Ue (dimezzamento della mortalità entro il 2010). E una di queste sarà di certo il mese prossimo: a Bruxelles si farà il punto della situazione a due anni dall’”ora X”.

  • Menazza Marco |

    Caprino si domanda: “perché l’Istat fa stime anche dove i dati ci sono?”.
    La risposta non potrebbe essere banalmente la seguente: “l’istat non si fida”.
    Per evitare questi problemi di incongruenze tra i vari dati, non sarebbe più semplice se:
    1) Ogni viglie, carabiniere, agente di polizia che deve registrare un incidente, apre sul proprio pc il browser.
    2) Digita un indirizzo che è lo stesso da Aosta a Palermo.
    3) Inserisce i dati dell’incidente che vengono memorizzati immediatamente in un unico archivio nazionale.
    Quanti sono attualmente i software utilizzati per la registrazione dei dati?
    Quante schede vengono trasmesse via fax?
    Quanto lavoro viene duplicato?
    [risponde Maurizio Caprino] Quanti pc portatili connessi alla rete hanno le pattuglie su strada? Intendo quelle che s’incontrano davvero tutti i giorni, non quelle che ogni tanto vengono mostrate.

  • alexmrg |

    Dal momento che ho già molto polemizzato sulle statistiche, non avrei voluto intervenire. Tuttavia alcune precisazioni mi sembrano doverose.
    Un statistica, per essere tale, deve riguardare elementi omogenei (coerenti) di una stessa popolazione campionati su condizioni al contorno omogenee. Se ciò non avviene, come nel caso degli incidenti stradali, esistono solo due soluzioni applicabili con metodo scientificamente rigoroso:
    – scartare i valori non omogenei (che equivale a perdita di informazione);
    – omogeneizzare i dati se è possibile dimostrare una relazione di equivalenza (comporta, evidentemente, il disallianeamento numerico tra i dati rilevati e quelli riportati, che non significa che il trend sia stimato in modo erroneo, anzi).
    Un esempio per capirsi: se nell’evento “fuoriuscita” è coinvolto un autobus, è ovvio che l’indice di lesività del tronco schizza verso l’alto; prendendo il dato alla lettera si giungerebbe a conclusioni errate, dal momento che solo casualmente il veicolo coinvolto era un autobus piuttosto che una vettura con il solo conducente. Si tratta di capirsi. L’evento statisticamente accertabile è uno solo: la fuoriuscita; gli effetti derivati dall’evento (spesso legati a quello da meccanismi non sempre chiaribili e comunque raramente inferibili in forma quantitativa) non lo sono affatto. Dunque l’oggetto lesione può essere al più un elenco numerico, ma non certamente una statistica.
    Altro esempio: i tronchi su cui vengono calcolati gli indici dovrebbero essere omogenei, ma nella realtà spesso non lo sono affatto; le Amministrazioni tendono ad aggregare tronchi adiacenti pseudo-omogenei in un unico continuo per diminuire i propri carichi di lavoro. Dunque potrebbe capitare che dopo aver rimosso un c.d “punto nero” con interventi infrastrutturali, la lesività finale possa risultare uguale o addirittura superiore a quella stimata precedentemente all’intervento (e non necessariamente per effetti di migrazione, che comunque sono sempre indizio di non comprensione dei fenomeni) il che evidentemente è un controsenso.
    Allora, se ne può concludere che il dimezzamento richiesto in sede UE altro non è che un obiettivo squisitamente politico, con scarsa relazione alla complessità tecnica dei fenomeni reali: in verità pure quell’obiettivo era stato assunto sulla base di studi statistici, commissionati dalla politica e validati dalla stessa (la famosa regressione esponenziale velocità-lesività che rendeva semplicissimo ed immediato dimezzare la mortalità sulle strade, solo che lo si fosse voluto …).
    [risponde Maurizio Caprino] Però i dati sulla mortalità complessiva (sia pure in ritardo) una certa attendibilità ce l’hanno, se non altro per la legge dei grandi numeri. E su quelli si basano gli obiettivi europei. I problemi più seri si trovano sulla disaggregazione per area o per tronco (salvo tratte “chiuse” come quelle autostradali, dove il monopolio delle rilevazioni rende tutto più facile e attendibile).

  • Menazza Marco |

    Leggendo la nota metodologica che l’Istat pubblica insieme ai dati statistici si riesce ad intuire come mai dopo un anno vengono apportate tali correzioni.
    Innanzitutto gli enti interessati:
    “Istat, Aci, Ministero dell’interno, Polizia stradale, Carabinieri, Polizia municipale, Polizia provinciale, Uffici di statistica dei comuni capoluogo di provincia e Uffici di statistica di alcune province che hanno sottoscritto una convenzione con l’Istat finalizzata alla raccolta, al controllo, alla registrazione su supporto informatico e al successivo invio all’Istituto dei dati informatizzati.”
    I Vigili del Fuoco, la Guardia Forestale, l’Aeronautica, il Coro dell’Antoniano, il Gabibbo, come mai non ci sono?
    Continuando a leggere scopriamo che:
    “Diverse ragioni, soprattutto la scarsità delle risorse impiegate e l’avvicendamento delle risorse umane, hanno fatto sì che nel corso degli anni il grado di collaborazione delle Forze di polizia, con la trasmissione dei modelli statistici Ctt/Inc all’Istat, non fosse costante, a discapito della completezza della rilevazione a carattere censuario.”
    Ed ancora:
    “…Pur avendo misurato le variazioni di incidentalità, cercando di far riferimento ad universi costanti nel tempo, si è andato configurando di anno in anno un grado di copertura che, in taluni casi, a livelli territoriali ristretti è apparso sensibilmente diverso…”.
    Penso che l’Istat stesso, si rende conto della propria incapacità di fornire dei dati certi: la “colpa”, se cosi si può dire, è di chi dovrebbe mettere in condizioni il proprio istituto statistico di elaborare e distribuire dei dati il più verosimili possibili.
    Per la rubrica “I have dreams”, secondo voi in quale anno,la pagina “http://www.erso.eu/data/content/vervolg/interactive.htm”, conterrà un link sulla situazione italiana simile a quello che attualmente punta al database olandese (“Victims in the Netherlands”), aggiornato all’anno precedente di pubblicazione e con la possibilità di fare query interattive?
    [risponde Maurizio Caprino] Lo sfascio del sistema era già noto, anche se fa sempre benissimo ricordarlo (soprattutto a chi pontifica sui dati come se fossero oro colato). Comunque stavolta sollevavo un altro problema: perché l’Istat fa stime anche dove i dati ci sono? Quanto all’Olanda, oggettivamente per loro è più facile: sono un Paese piccolo. Però magari, se mettessimo tutto in mano agli olandesi, qualcosa di meglio si farebbe anche in Italia: sarebbe bello poter avere una controprova.

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