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I guard rail migliorati e il cartello tra le imprese. A Trento s’indaga

Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi. Non erano passate nemmeno 48 ore dalla conferenza stampa in cui Autostrade per l’Italia annunciava i buoni risultati della sicurezza nel 2007 che su Repubblica è apparsa la notizia dell’indagine su un presunto cartello tra le imprese del settore dei guard rail. Che c’entrano le due cose? Tra i punti messi in evidenza dal gestore autostradale per parlare dei progressi raggiunti, c’era proprio la riqualificazione dei guard rail effettuata negli ultimi anni. Se cartello c’è stato, non è improbabile che abbia avuto i suoi effetti su una cosa che avevo già denunciato mesi fa: in alcuni casi, le nuove barriere moderne e resistenti sono state montate su cordoli in cemento in cattive condizioni. Forse, gli stessi su cui poggiavano le vecchie barriere e quindi progettati per sopportare carichi inferiori. Quindi, la sostituzione potrebbe essere stata in alcuni casi inutile.

Se verrà accertato che il cartello tra imprese c’era e teneva artificiosamente alti i prezzi dei guard rail, è quindi possibile che Autostrade per l’Italia abbia dovuto o voluto recuperare i maggiori costi accettando che i cordoli restassero in cattive condizioni.
A un primo sguardo, le statistiche rese note nella conferenza stampa smentiscono queste ipotesi: i numeri degli incidenti legati ai guard rail sono stati definiti “assolutamente trascurabili” e per dimostrarlo si è fatto l’esempio dei salti di carreggiata che nel 2007 si sono azzerati, dei decessi per scontro all’altezza dei by-pass ridotti allo 0,4% del totale (in condizioni normali, tutti i by-pass er gli scambi di carreggiata sono stati chiusi) e di quelli per caduta da viadotto scesi allo 0,1%. Ma non ci sono dati sugli altri incidenti in cui il guard rail può influire: per esempio, l’uscita di carreggiata sulla destra in tratti normali (cioè senza viadotti ma con semplice terrapieno, che sono i più estesi). Il dubbio, quindi, resta.