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Se un operaio muore sul cantiere, la colpa è di tutti

Ieri, nel bollettino quotidiano dei morti sul lavoro, c’era anche un operaio che stava lavorando in un cantiere notturno sull’Autostrada dei Fiori, in Liguria. Non conosco altri dettagli sulla tragedia né voglio entrare sul tema degli incidenti sul lavoro: mi sembra che ci siano drammi davvero inaccettabili come si legge e fatalità in cui la colpa è della vittima stessa o comunque dei lavoratori che non protestano (magari perché sanno che altrimenti i costi aziendali si alzano e la concorrenza cinese attende solo questo), per cui non so esattamente dove finisca la ragione e inizi il torto di tutte le parti in causa. Ma qualche riflessione generale voglio farla: conosco imprenditori del settore che non dormono la notte all’idea di avere i propri operai lì per strada, praticamente indifesi.

Innanzitutto, le autostrade liguri a due corsie sono tanto strette da non facilitare certo i cantieri. E non mi sembra un caso se una ventina d’anni fa la prima postazione fissa di Autovelox in un tratto di lavori in corso fu messa a Genova, sulle carreggiate del bel viadotto Polcevera, all’epoca in ristrutturazione.

L’impiego del misuratore di velocità dice che in corrispondenza dei cantieri si va troppo forte. Vent’anni fa come oggi. Magari non ha senso andare a 60 – come spesso la segnaletica impone -, ma non c’è dubbio che tenere i 130-140 come molti fanno è troppo, soprattutto col buio. E, contrariamente a vent’anni fa, per far controllare automaticamente la velocità, la società di gestione dell’autostrada deve metterci soldi propri: la Stradale non ha i soldi per la taratura annuale degli Autovelox, obbligatoria dal 2005 se li si vuol far funzionare anche in assenza di agenti. Ciò rende rari i controlli, perché gli apparecchi fissi sarebbero l’unica soluzione al problema principale dei controlli tradizionali: sui cantieri c’è poco spazio per far appostare una pattuglia.

Poi c’è il problema della segnaletica di cantiere. Giusto due settimane fa, Autostrade per l’Italia (il principale gestore italiano) vantava di usare più cartelli e precauzioni di quanto prescrive la legge. Ma a qualche operatore del settore ciò non sembra sufficiente per proteggere operai e tecnici: i lavori vengono assegnati a prezzi spesso impossibili, per cui chi se li aggiudica potrebbe proprio risparmiare sulla sicurezza dei lavoratori per rientrare con i costi.