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Le 12mila facce della Polizia

Oggi le forze di polizia sono scese in piazza a Roma per protestare contro i tagli previsti alla Finanziaria agli stanziamenti per la sicurezza. Martedì scorso, nella stessa, la Polizia stradale celebrava i suoi 60 anni, peraltro con discorsi ufficiali che non sfioravano nemmeno il problema-risorse (eppure tutti sanno che c’è…). Oggi in piazza prevaleva la “truppa”, martedì alla cerimonia c’erano soprattutto funzionari e dirigenti, tutti con le loro belle divise (anche chi di solito ricopre una funzione tale da dovere o potere normalmente lavorare in borghese). Insomma, gente diversa, pur facendo parte dello stesso corpo. E le differenze riguardano anche molti pari grado. Lo scrivo perché voglio ricordarlo ai tanti che indistintamente si lamentano perché “gli sbirri fanno gli agguati con l’autovelox” o perché “sparano ai tifosi e pestano i manifestanti”. La verità è che, in un corpo di 12mila persone, non si può non trovare di tutto. Ecco qualche esempio tra i tanti che ho incontrato in 13 anni.

A chi si lamenta degli agguati, cito l’assistente capo (in gradi militari, corrisponde all’appuntato o al caporale) che giusto una settimana fa mi confidava di avere a volte battibecchi coi compagni di pattuglia che volevano piazzare l’autovelox in posizione poco visibile o del tutto nascosta. Ma ammetto di aver visto (la prima volta nel’97, poi nel ’99 e infine nel 2003) primi dirigenti (l’equivalente dei colonnelli) parlare quasi con sadismo di nuovi dispositivi di misura della velocità che superassero le (per loro frustranti) limitazioni operative degli autovelox tradizionali, perché convinti che i guidatori le conoscessero e le sfruttassero a bella posta (invece io credo che la maggior parte degli indisciplinati semplicemente infrangano le regole perché abbastanza sicuri di non trovare controlli).

A chi pensa che siano tutti così sadici o che comunque abusino del loro potere (perché in Italia basta indossare la divisa per sentirsi chissà chi, come ci ha insegnato Alberto Sordi nei panni del vigile Otello Celletti), ricordo la risposta di un altro assistente capo al quale facevo notare che al Sud girano troppi autocarri sfumacchianti: “E che faccio? Se applico le sanzioni previste, rovino un altro padre di famiglia come me, che, se non riesce a fare la manutenzione del suo camion, è perché non ha soldi” (che, tradotto in termini “filosofici”, significa che su molte cose ogni Paese ha un tasso di legalità proporzionale alla sua ricchezza). Senza contare i dirigenti che pubblicamente sono stati costretti a difendere l’operato sbagliato dei loro sottoposti e, spenti microfoni e luci, hanno ammesso tutti gli errori con grande umanità e senza cercare inciuci, come spesso accade dietro le quinte, almeno in Italia.

A chi pensa che i poliziotti siano tutti teste calde capaci di pestaggi immotivati o comunque esagerati come quelli che stanno emergendo per il G8 di Genova del 2001, rispondo con l’esempio di un ispettore che mi aveva conosciuto da appena 15 minuti e già mi parlava in modo aperto, “perché la Costituzione tutela la libertà di stampa e i giornalisti devono sapere tutto”. A prescindere dalla loro competenza professionale, che – quando manca – porta a distorcere o interpretare male i fatti appresi (e questo i poliziotti lo sanno benissimo, per questo spesso non parlano o sono molto evasivi). Ammetto anche di aver conosciuto un primo dirigente dichiaratamente fascista e nostalgico degli anni di gioventù a guidare le cariche della Celere nei disordini di inizio anni 70 a Milano. Ma era anche una persona aperta e leale, non da “agguato con l’autovelox” fine a se stesso. E, forse, proprio per questo è arrivato alla pensione senza diventare dirigente superiore (l’equivalente di generale).

A chi immagina che chiunque sia stato appena arrestato venga sistematicamente malmenato per estorcergli una confessione, racconto che una volta entrai in una sottosezione della Stradale e vidi due persone sedute su una panchina vicina alla porta d’ingresso, pressoché ignorate in mezzo a un gran viavai. Appresi dopo che erano ladri colti quasi in flagrante: forse, con un po’ d’intraprendenza e preparazione atletica, sarebbero riusciti a scappare.

E poi ho visto autentici fannulloni e persone che lavorano anche fuori servizio, senza farsi pagare pagare gli straordinari e lasciando moglie e figli soli a casa. E così via. Potrei proseguire in questa galleria di personaggi, ma mi fermo qui per non annoiarvi e perché la conclusione a cui arriverei non cambierebbe: fate attenzione prima di esprimere giudizi generalizzati. La divisa è sempre uguale, chi c’è dentro no.