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Benzacartelloni: il Cipe contraddice Autostrade ma il pericolo resta

E adesso chi glielo dice a quelli di Autostrade per l’Italia? L’estate scorsa si erano precipitati a fare i benzacartelloni, con i quali – dando attuazione per primi al decreto Bersani sulle liberalizzazioni – in uscita dalle grandi città presegnalavano i prezzi di benzina e gasolio delle quattro aree di servizio successive. Ora invece si scopre che il Comitato interministeriale per la programmazione economica vuole che sui benzacartelloni ci siano solo tre aree di servizio: lo ha stabilito nella deliberazione del 20 luglio (pubblicata però solo il 29 ottobre sulla “Gazzetta Ufficiale”), emanata proprio per attuare il decreto.

Probabilmente, la deliberazione del Cipe restringe a tre il numero di aree di servizio “pubblicizzabili” perché altrimenti i benzacartelloni diventano illeggibili e quindi distraggono chi guida (l’ho denunciato anch’io su questa stessa sezione del blog, nel post del 10 settembre). Ma proprio per questo non si capisce perchè la stessa deliberazione prevede che sui cartelli debba esserci il logo della compagnia che vende i propri combustibili nelle aree di servizio citate, logo che altrimenti per il Codice della strada sarebbe pubblicità abusiva (l’articolo 23 la vieta proprio perché distrae). Né si capisce perché il Cipe si sia “dimenticato” un elemento importante di leggibilità che invece caratterizza i benzacartelloni di Autostrade per l’Italia: una lucina verde che si accende vicino al prezzo più basso per evidenziarlo immediatamente agli occhi dei guidatori.