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Il bimbo di Bormio? Ucciso dalla segnaletica…

Col ritorno a casa dei due ragazzi che hanno travolto in moto il povero bambino di Bormio, si è snodato il solito copione della pubblica indignazione: “Si finisce in carcere per troppo poco tempo, quando ci si va”. Stavolta si sono aggiunti i commenti degli esperti sulle carenze del Codice penale (domenica ne ha scritto anche “Il Sole-24 Ore). Vorrei però farvi notare un particolare: i due ragazzi sono stati scarcerati anche perché non si è riusciti a dimostrare che sapessero di percorrere una pista ciclabile o perché addirittura la segnaletica per chi proviene da un senso è diversa da quella per chi viene dalla parte opposta. Insomma, il solito pasticcio di cartelli.
Non so se davvero quei ragazzi non sapessero nulla e comunque sembra che stessero transitando in modo spericolato. Ma l’idea che la segnaletica abbia concorso all’incidente non è teoricamente campata in aria. Morale: occorre fare molta attenzione anche sulle stradine che sembrano tanto tranquille che ci si porta anche i bimbi in bici. Perché saranno certamente percorse in gran parte da tranquille famigliole, ma lo scavezzacollo può sempre capitare. E potrebbe essere lì nemmeno per colpa sua, ma della segnaletica che non c’è o non è chiara.

  • Giuliano Gavazzi |

    A Paolo: la strada era una ciclabile, se il divieto era presente come pare, quindi la norma (non sempre valida, in particolare in presenza di minori) della fina indiana non era applicabile. Inoltre mi pare risibile che tu cerchi di trovare giustificazioni gettando fango su chi non può rispondere.
    Insomma, come al solito ci si attacca a un codice stradale, scritto e pensato a misura di veicoli a motore, quando fa comodo; ma quando si tratta del proprio comportamento irresponsabile, sia questo il non rispettare limiti di velocità o le lasche norme di prudenza (per i veicoli a motore) del codice della strada, ci sono tutte le giustificazioni del caso.
    A Maurizio: forse il titolo non è stata una gran scelta, malgrado i punti di sospensione. La colpa certo non è solo dei ragazzi in moto, ma anche di chi li ha educati, genitori e una società di petroliomani. Non mi pare però corretto mettere una paura in chi vuole vivere una vita civile (lo fanno già questi politici populisti). Esercitiamo i nostri diritti di esseri umani e non di smidollati consumatori, o finiremo per ragionare tutti come questi paoli… certo teniamo le orecchie bene aperte!
    [risponde Maurizio Caprino] E invece credo proprio si debba essere preoccupati. Se è successo nella tranquilla Bormio, figurarsi i rischi che si corrono nel mio Sud, dove le ciclabili sono comparse solo nell’ultimo decennio perché arrivavano i soldi del ministro Ronchi. E infatti ancora oggi ciclisti e pedoni nelle località turistiche scorrazzano contromano, sul lato sbagliato della strada e commettendo tutte le altre infrazioni possibili e immaginabili. Non solo rispetto a un Codice che sarebbe a misura d’auto, ma anche rispetto al comune buonsenso. Che siano genitori o siano figli. Il tutto perché c’è la convinzione che “tanto siamo in vacanza e in bici o a piedi non succede nulla”.
    Quanto al titolo, era un modo per mettere in risalto la giustificazione del legale dei giovani, che almeno un po’ surreale mi pare: dove non arriva la segnaletica deve arrivare il buonsenso (altrimenti moriamo tutti, in questo Paese dove la buona segnaletica è un optional).

  • paolo |

    Anch’io ho letto le cronache, ma le cronache devono per forza essere politically correct se vogliono fare audience. Poichè il bambino morto aveva 3 anni, avete mai visto una bici per bambini di 3 anni con le luci davanti e dietro ? Se i ciclisti avevano le luci i ragazzi non li investivano, è molto probabile.I ragazzi forse hanno spento volontariamente le luci quando sono fuggiti.

    [risponde Maurizio Caprino] Di solito si è politically correct per evitare querele o rogne del genere, mentre per fare audience si tende a spararle grosse. Comunque, c’è un’indagine in corso e aspettiamone i risultati. Anche se poi spesso le ricostruzioni degli incidenti sono lacunose e approssimative, come ho scritto un paio di volte in altre parti di questo blog.

  • paolo |

    L’unica cosa che i ragazzi hanno fatto di errato è SCAPPARE. La strada asfaltata e larga è evidente che non è una pista ciclabile, ne conosco una vicino a casa mia molto simile. C’è il divieto all’inizio , ma ci sono molte stradine sterrate di accesso laterale dove non c’è nessun cartello di divieto. Poi mi risulta che i tre ciclisti viaggiassero affiancati, cosa proibita dal codice della strada, si viaggia in fila indiana con la bici. Poi essendo di sera siano sicuri che tutti e tre i ciclisti erano provvisti di luci davanti e dietro ? La tv non l’ha detto , ma io ci scommetto che non le avevano.

    [risponde Maurizio Caprino] Infatti io volevo soprattutto far capire ai genitori che – soprattutto con la segnaletica carente che c’è in Italia – non esistono posti sicuri dove far sgambettare i propri bimbi. Ma attenzione: le cronache hanno riportato che a luci spente circolavano proprio i ragazzi. Se questo fosse vero, non sarebbe una responsabilità da poco.

  • fatta la legge, trovato l-inganno |

    "L’idea che la segnaletica abbia concorso all’incidente non è teoricamente campata in aria". Sacrosanto, secondo la cultura corrente. Secondo la quale ammazzare qualcuno con un veicolo non è omicidio, ma disgrazia, da rubricare sempre e soltanto tra i reati colposi.

    Proposta: modifica al codice della strada. "Si considera evento colposo solo quello per evitare il quale il soggetto accusato può dimostrare di avere messo in opera tutte le precauzioni di normale diligenza e prudenza".
    Un articolo solo, che peraltro riprende una regola ampiamente diffusa e applicata in molti altri settori, antinfortunistica in primis.

    [risponde Maurizio Caprino] Risposta per tutti: con mio post non intendevo solo sottolineare che c’è sempre un cavillo che salva l’omicida che abbia un buon avvocato, ma che, con la segnaletica che ci ritroviamo, nessuno per strada può sentirsi al sicuro. Quindi dobbiamo ricordarci di questo episodio per essere più prudenti, sia quando andiamo a divertirci in moto sia quando facciamo una passeggiata con i nostri figli.
    Seconda proposta: aggravante. "Il condurre un veicolo in stato di ebbrezza o alterazione da sostante psicotrope è aggravante al reato commesso e come tale fa decadere ogni beneficio accessorio alla condanna (condizionale, domiciliari ecc)".

    Vediamo se – applicando queste due regolette – ci sarebbe ancora qualcuno che se la caverebbe con sei anni con la condizionale per avere ammazzato quattro ragazzi. Per un quadruplice omicidio è un trattamento di lusso che non si riserva neppure ai pentiti di mafia o ai collaboratori di giustizia.

    E così magari non ci sarebbe già chi costruisce la scappatoia mediatica per giustificare i due sciagurati motociclisti valtellinesi.

  • boris |

    Morale: devo consultare un avvocato ogni volta che mi trovo di fronte ad un cartello ambiguo o nel caso manchino segnalazioni?

    Comunque, come al solito nella faccenda non c’è nulla di nuovo. Due incoscienti motorizzati (per loro fortuna italiani, se fossero stati extracomunitari avrebbero già invocato la pena di morte) uccidono; l’avvocato di turno trova il punto giuridcamente debole per diminuire le responsabilità dell’omicida (sì, omicida) e scaricare parte della responsabilità sulla madre dei bambini; ora ci sarà il solito scaricabarile tra i responsabili dei vari enti; alla fine, il messaggio sarà: fate come vi pare, tanto un sistema per violare le norme/delinquere/evadere il fisco, etc.etc. si trova sempre. Un copione classico per l’italia.

    Un consiglio alla madre del bimbo: la prossima volta per la passeggiatina usa l’auto: è più sicura e fa anche aumentare il pil (vuoi mettere il misero costo di acquisto, uso e manutenzione di una bici?).

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