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Decreto Bianchi/Più difficili i controlli nei punti pericolosi

La visibilità dei controlli di velocità imposta dal decreto Bianchi (si veda anche, tra gli altri, il post che precede questo) rischia di creare un altro problema: lasciare sguarniti alcuni punti pericolosi della rete stradale, salvo farli presidiare da apparecchiature fisse. Infatti, spesso il pericolo riguarda strade dove non c’è spazio per parcheggiare un’auto di servizio in modo visibile. Per esempio, giusto su “Quattroruote” del mese scorso, si vedeva la foto di un vigile urbano barese appostato dietro un cavalcavia di uno dei tratti più pericolosi della SS16, verso Torre a Mare; se anche il vigile avesse scelto di mettersi prima del cavalcavia, sarebbe stato comunque poco visibile, perché lì mancano corsie di emergenza e piazzole di sosta e quindi l’auto di servizio è parcheggiabile solo sulla complanare.

A quel punto, o si mette un bel cartellone direttamente sull’autovelox o ci si rassegna a controllare la velocità solo in corrispondenza dell’unica area di servizio presente su quel tratto (ed è già una fortuna che ci sia). Oppure si installano due-tre postazioni fosse (magari con un solo apparecchio che viene spostato di volta in volta, tanto i guidatori non possono sapere dov’è e ralentano in corrispondenza di ogni postazione), ovviamente anch’esse dotate di un bel cartello.
Ma non ci sono dubbi che le possibilità di controllo siano limitate, quando invece un tratto del genere richiederebbe di aumentarle.

  • Laura |

    ..scusate mi sa che ho sbagliato a postare…sorry…c’è una sanzione anche per questo??? 🙂 🙂 🙂

    [risponde Maurizio Caprino] No, qui non ci sono sanzioni. Provvedo io a spostare il post al posto giusto (scusa il bisticcio) 🙂 🙂 🙂 🙂

  • Antonio Bertocci |

    Concordo col precedente post. E mi spiego: nel mondo di lingua tedesca il posizionamento degli autovelox volanti è addirittura annunciato dai notiziari del traffico (anche in provincia di Bolzano).
    Intervistate in merito, le autorità affermano che
    a) l’annuncio innalza la sicurezza nel tratto interessato ed evita "numeri" di gente che frena all’ultimo momento;
    b) i risultati in termini di verbali, sono migliori. Al posto di beccare il distratto occasionale, l’autovelox frega il "piede pesante" professionista, gente che comunque mette sempre a rischio la pelle degli altri violando per principio i limiti.
    Ricordo che un’analisi svolta in GB per quattro anni, su 3800 punti caldi dotati di autovelox e/o telecamera di controllo del rosso, ha indicato un beneficio in termini di mortalità del 22 per cento!
    Per essere venali, qualcosa come 150 milioni di euro di costi sociali risparmiati.

    [risponde Maurizio Caprino] Vorrei chiarire che io non voglio SOLO controlli nascosti, ma un giusto mix: ben visibili dov’è necessario andare piano (magari contemporaneamente anche alzando i limiti ridicoli che spesso sono stati apposti quando controlli non ce n’erano), nascosti sul resto della rete stradale (perché nessuno si senta libero di fare ciò che vuole, quindi anch’io mi riferisco a chi ha sempre il piede pesante e non ai distratti occasionali). Peraltro, su strada si muore anche di distrazione.

  • gidi |

    Caro Caprino, seppur in modo farraginoso si è pervenuti ad una formalizzazione del decreto Bianchi, da lei ripetutamente dato per spacciato sia sul blog che sulle pagine del Sole, e non credo sia un risultato da sottovalutare. Nel merito, ci sono sicuramente miglioramenti possibili, ma non credo, discostandomi dalla sua opinione, che questi debbano riguardare la visibilità dei controlli di velocità. Il blog è pieno di opinioni varie su questo specifico tema e non ritengo che la mia possa aggiungere molto. Da un attento lettore delle sue rubriche, mi permetto però di ribadire una considerazione di fondo, di difficile confutazione: una postazione visibile, tanto più di notte, produce un effetto dissuasore superiore a qualsiasi effetto repressivo "a posteriori". Sarebbe banale ricordare i risultati dell’utilizzo della "safety car" nei periodi di nebbia, piuttosto che i ricordati effetti dell’utilizzo dei sistemi Tutor. Chiudo con la solita domanda: la sicurezza stradale è considerata un bene su cui investire, per un ritorno sociale nel medio periodo ovvero uno strumento di cassa? Ma questa è una domanda banale troppe volte letta su questo blog.
    Saluti.

    [risponde Maurizio Caprino] Ma io chiedo: è più efficace una pattuglia che si vede ma è una sola (quindi la gente riaccelera subito dopo averla incontrata) o il timore di incontrarne una che potrebbe essere tanto visibile quanto non visibile?

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