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Le liberalizzazioni e le notizie sui lavori in corso

Segnalazione presa pari pari dai commenti a questo blog: “Un breve intervento per segnalare l’assurdità della chiusura del raccordo che unisce la Torino-Piacenza alla A1. L’altra sera, arrivato al casello, l’ho trovato sbarrato e senza NESSUNA indicazione di come fare per riunirmi alla A1. Ci ho messo 40 minuti!! Poi, al casello, il pedaggio non aveva lo sconto per il disservizio… Quando potremo vedere rispettati i legittimi diritti degli utenti delle sempre più onerose autostrade italiane?”.
Una descrizione perfetta per ricordare tutte le carenze del sistema italiano di informazione:
– la segnaletica è insufficiente e, c’è da scommetterci, questo verrà confermato anche da un’indagine di prossima presentazione;
– non bastano nemmeno gli attuali bollettini sul traffico.
Una direttiva ministeriale pronta da oltre un anno è ferma sul tavolo del titolare dei Trasporti, Alessandro Bianchi. Quanto ai bollettini, nuove disposizioni sono contenute tra le misure governative sulle liberalizzazioni, che però non toccano i punti deboli del sistema: raccolta ed elaborazione delle informazioni lente e incomplete, rete di trasmissione inadeguata, impossibilità di ascoltare notiziari più particolareggiati sulla zona in cui ci si trova. Il tutto nell’era dei satelliti, capaci di controllare tutto. Ma, per sfruttare al meglio le tecnologie, occorre investirvi con serietà e decisione e affidarne il funzionamento a soggetti slegati da blocchi di potere. Il che non corrisponde alla realtà italiana.

  • Antonio Bertocci |

    Una modesta proposta, per tutti questi disservizi autostradali legati a cantieri ecc. Dato che il pedaggio si paga a chilometro, a fronte di un servizio, un decreto legge di un solo articolo che stabilisca la sospensione del pedaggio per la percorrenza interessata da lavori (o il taglio al 50 per cento) e una decurtazione di un euro a vettura per i caselli chiusi. Il vantaggio per gli utenti sarebbe risibile, ma il danno per il concessionario enorme, basti pensare allo scandalo dei cantieri lungo la Parma-La Spezia o la Milano-Torino. Vogliamo scommettere una pizza che nel giro di sei mesi tutti i lavori che vanno avanti da più di dieci anni risulterebbero ultimati?
    [risponde Maurizio Caprino] Non è detto che questa sia una proposta applicabile: come dimostrano le polemiche dell’ultimo anno conseguenti al progetto di fusione Autostrade-Abertis, è vero che i lavori procedono troppo lentamente, ma spesso la colpa non è loro. Come accade per tutti i lavori pubblici in Italia, anche per alzare un muro di contenimento è necessario chiedere oltre dieci autorizzazioni ad altrettanti soggetti. E questo è solo l’esempio più banale: ci sono situazioni (come quella delle falde acquifere sull’Appennino, che ha alungato i tempi della Variante di valico tra Bologna e Firenze) in cui s’innescano contenziosi o comunque dissidi tali da bloccare tutto a lungo. Va però riconosciuto che, almeno in alcuni casi, resta forte il dubbio che i gestori non facciano abbastanza. Un dubbio che potrebbe essere risolto da un’autorità indipendente che accerti come stanno le cose e abbia il potere di sanzionare adeguatamente chi sbaglia. Ma questa è un’altra storia.

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