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Telecamere Ztl con trappola: dopo Linate ecco le domande senza risposta

Teoricamente, le telecamere a guardia delle zone a traffico limitato (Ztl) sono il massimo dell’affidabilità: il ministero deve approvare caso per caso la loro installazione, non si limita ad approvare un prototipo unico per tutti che poi ognuno installa “come e dove gli pare” (cosa che accade per autovelox, rilevatori di passaggio col rosso ai semafori e simili). Ma il pasticcio delle multe abusive sul piazzale dell’aeroporto di Linate ci insegna che anche per le Ztl ci vorrebbero più controlli.

Infatti, chi garantisce che la segnaletica non sia ingannevole? Che ci sia una “via di fuga” davvero praticabile poco prima della telecamera, in modo che chi è stato tratto in inganno dalla segnaletica o semplicemente ha sbagliato possa correggersi in tempo, senza prendersi la multa e intralciare chi è autorizzato a entrare nella Ztl? Che chi ha fornito le telecamere e sistemato la segnaletica non sia direttamente interessato a che la gente sbagli, perché ha stipulato col Comune un contratto che gli attribuisce, direttamente o indirettamente a comunque illegalmente, parte degli incassi delle multe?

Tutte domande sacrosante, che ora approdano alla Camera, con un’interrogazione presentata da Simone Baldelli. Nel testo, se siete lettori abituali di questi temi, riconoscerete la mano e lo stile di Enrico De Vita, che da decenni si occupa anche di queste cose.