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Richiamo airbag Takata – L’azienda paga (in America). E l’omicidio stradale…

Oggi Il Sole 24 Ore dà notizia di un possibile accordo in vista tra Il costruttore di airbag Takata e il dipartimento di Giustizia degli Usa per chiudere la parte penale della vicenda che ha portato al richiamo di una ventina di milioni di veicoli nel mondo, per improvvise esplosioni dei cuscini salvavita. Il quotidiano ricorda che esse “hanno causato numerosi morti e feriti negli Stati Uniti”. Visto che sono coinvolti mezzi di un po’ tutte le marche venduti praticamente in tutto il pianeta, viene da chiedersi: e altrove?

Domanda scomoda. Non è che si muoia solo in America, solo che altrove non è dato sapere: non è che ci sia molta voglia di indagare a fondo. Sono decenni che le autorità americane impongono richiami per difetti che in più di un caso sono costati la vita a qualcuno. In Europa, invece, per veicoli pressoché uguali a quelli difettosi le autorità nazionali si accontentano di fatto di richiami volontari da parte dei costruttori. Figurarsi se si parla di morti. Un’altra dimostrazione di subalternità delle istituzioni europee alle esigenze dei costruttori autoApprofondisci, pezzi importanti delle economie nazionali.

Unico richiamo forzato di rilievo, a parte iniziative deboli e limitate contro costruttori di secondo piano, quello sui marchi del gruppo Volkswagen per il dieselgate, quindi nemmeno per un problema di sicurezza stradale ma ambientale. E anche lì finirà a tarallucci e vino Leggi perché .

È anche per questo che in Italia non c’è la cultura di indagare a fondo sulle cause degli incidenti stradali: si mobiliterebbero risorse pubbliche (poliziotti e magistrati) e private (periti) per ottenere risultati scarsi. Tanto poi, a ben vedere, finora quasi nessuno ha rischiato di finire in galera per un incidente stradale, dato che le pene erano basse e le possibilità di ottenere sconti alte.

Ma ora che c’è la legge sull’omicidio stradale alcune pene sono state aumentate e così la posta si è alzata: pensate a un airbag Takata che scoppia e ammazza un passeggero, spaventando il guidatore che per questo sbanda e oltrepassa la mezzeria. Potrà la claudicante giustizia italiana essere all’altezza anche di casi del genere?

 

ps: per la cronaca, in Usa i morti accertati dalla Nhtsa per gli airbag Takata erano 11 al primo dicembre scorso, i feriti 184. Stime a livello planetario parlano di una quindicina di morti in tutto.