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Ferrara e Rovigo sulle provinciali mettono il tutor ma non i guard-rail. E si muore lo stesso

Fa impressione sapere che per uno schianto contro un platano una mamma è morta assieme alla sua bambina di sei anni, lasciando un'altra figlia di quattro anni, rimasta ferita. Purtroppo fa impressione anche vedere i commenti alla notizia, lasciati dai navigatori sul sito del giornale locale che ha dato la notizia: sono lo specchio di un Paese dove si fa davvero fatica a parlarsi, perché ciascuno ha poche idee, parziali e confuse, ma le porta avanti testardamente. Così tocca leggere ipotesi sul mancato uso di cinture e seggiolini e attacchi a un comitato che invece segnala un problema vero, anche se con toni eccessivi, dispute tra chi vuole tagliare tutti gli alberi a bordo strada e chi li vorrebbe mantenere, gente che pensa che per strada si muoia solo per la velocità eccetera. Tutti hanno dimenticato di dire che contro alberi e pali si muore troppo facilmente, anche a bassa velocità: la forza dell'urto si distribuisce su quegli unici centimetri quadrati di lamiera che vengono a contatto con ostacoli così "sottili", scaricandosi inevitabilmente sugli occupanti del veicolo e sulle strutture dell'abitacolo in modo molto forte.

Dunque, contro alberi e pali non bisognerebbe mai finirci. Visto che nessuno può essere sicuro di non finirci e che non di rado abbattere tutto significa deturpare il paesaggio italiano, l'unica soluzione è prendere guard-rail adeguati e montarli come si deve. Proprio quello che nella zona in cui è accaduto l'incidente di cui parliamo, la provincia di Ferrara, si fa fatica a fare.

Eppure lì, oltre agli alberi, ci sarebbero da proteggere con guard-rail anche canali e specchi d'acqua dove la gente continua ad annegare.

Insomma, in provincia di Ferrara fanno una certa resistenza ad installare barriere di sicurezza e le statistiche dicono che a questo si deve una quota non trascurabile dei decessi su strada. Lo stesso accade nella confinante provincia di Rovigo, che ha strade con caratteristiche piuttosto simili. In compenso, entrambe le zone sono ben presenti nell'elenco di quelle dove si è diffuso l'uso del tutor (controllo della velocità anche media) pure sulle strade provinciali. Con risultati non trascendentali.

Almeno nel Ferrarese, dove i sistemi di controllo sono stati attivati per la maggior parte nell'estate 2011 e da allora non si può dire che il numero di morti sia drasticamente calato. Va precisato che i numeri assoluti sono talmente bassi da soffrire inevitabilmente di fattori casuali: per cambiarli sensibilmente, basta che in un incidente grave sia coinvolta un'auto con una famiglia a bordo invece di un papà che va al lavoro da solo. Però complessivamente sembra proprio che il controllo della velocità media sia servito relativamente: ha messo in sicurezza qualche tratto più a rischio, ma ha lasciato altri pericoli gravi. A questo punto, ci aspettiamo che la Provincia di Ferrara tenga fede alle promesse di reimpiegare per la sicurezza i proventi delle multe, mettendo guard-rail dove servono.

  • cinico |

    Quella sollevata dal dott. Caprino è questione seria.
    Un mio amico carissimo, finito fuori strada regolarmente allacciato per causa delle condizioni atmosferiche e del pessimo manto stradale, ha avuto una semiamputazione delle gambe e conseguente rischio di morte immediata per emorragia inarrestabile dall’arteria femorale a causa di un piccolo palo in prossimità di carreggiata. Chi era accanto a lui ha avuto il bacino fratturato e varie costole rotte, il tutto a velocità moderata, a bordo di una grossa Volvo e cinturatissimi.
    Un altro fu l’unico sopravvissuto a bordo di una vettura con urto analogo in cui però lui fu anche l’unico ad essere proiettato all’esterno al primo urto in quanto unico non cinturato (oggi con l’airbag laterale non avrebbe avuto scampo neanche in quel modo), la decelerazione rapida sull’ostacolo concentrato fece fuori tutti a bordo.
    I sistemi di controllo di trazione e l’ABS e cinture e airbag e scafo a norma anticrash praticamente nulla possono contro l’urto laterale concentrato, qualcosa si è fatto con le barre laterali ma volutamente le norme questo aspetto (tecnicamente molto critico) lo trascurano.
    Non c’è quindi che insistere sulla messa in sicurezza delle strade.
    Considerate che la vettura di lato non frena e quindi quando carambola disperde pochissima energia cinetica.
    Non voglio spaventare nessuno ma è bene che queste cose si sappiano.

  • Fabrizio |

    Per fare informazione seria ed educazione finalizzata alla sicurezza stradale, i giornalisti delle cronache locali dovrebbero essere adeguatamente istruiti dai loro direttori a scrivere anche correttamente.
    Mi spiego: la bambina era allacciata al seggiolino protettivo per bambini? Sì o no? Perché sia che la risposta sia sì, sia che la risposta sia no, il giornalista avrebbe dovuto citare il FATTO, dato che nel primo caso si tratterebbe davvero di fatalità, mentre nel secondo evidentemente no.
    Cominciate a discuterne tra voi giornalisti. Quando anche l’ultimo dei giornalisti scriverà le notizie ai fini dell’educazione alla sicurezza stradale, allora i lettori potranno spendere i loro soldi per il giornale con cognizione di causa. Ovviamente non mi riferisco a lei, dott. Caprino, ma a tutta un’orda di giornalisti (ok, precari e sottopagati) che ha dimenticato la funzione “didattica” della loro professione.

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