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Troppo strette quelle strisce per parcheggiarci dentro. Ma forse è un trucco del Comune

Gli automobilisti che a Bresso parcheggiano sul lato destro di via Marconi scendono dalla vettura e restano straniti. Si accorgono che le ruote sinistre sono molto fuori rispetto alle strisce che delimitano la porzione di asfalto destinata alla sosta e, sulle prime, pensano di aver sbagliato clamorosamente la manovra. Solo dopo scoprono che, in questa piccola strada della periferia nord di Milano, qualcosa non va nella segnaletica orizzontale.

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Come vedete nella foto qui sopra, scattata dal collega Nicola Dentice, lo spazio disegnato è troppo stretto: ci potrebbero stare solo mezzi come l’elettrica Renault Twizy (che peraltro non è nemmeno classificata come autovettura) e la Smart. Così tutti si chiedono se all’ufficio tecnico comunale siano impazziti.

Premesso che è proprio il Comune a darsi autonomamente le regole per le misure degli spazi destinati alla sosta (non esistono minimi o massimi imposti dal Codice della strada), mi sembra probabile che quelle strisce così “strette” siano più una “lucida follia”, molto all’italiana, che una pura bizzarria come altre che ogni tanto si vedono.

Infatti, via Marconi è stretta. Ma evidentemente non si poteva rinunciare a consentire la sosta su entrambi i lati. Restava da fare i conti col fatto che, probabilmente, tracciando strisce “normali” l’unica corsia destinata a far transitare i veicoli su questa via non sarebbe arrivata alla larghezza minima di 2,50 metri richiesta dal Codice della strada. Come fare?

Ci sono città in cui si decide semplicemente di disegnare la segnaletica orizzontale come se non si potesse parcheggiare su un lato e poi si tollera la sosta anche da quella parte (mi viene in mente il caso di viale Kennedy a Bari). A Bresso sembrano avere scelto una variante di questo principio: si disegna pure uno spazio per la sosta anche sul secondo lato, ma stretto per garantire alla corsia di marcia la larghezza minima di legge, salvo poi esercitare tolleranza anche qui (in questo caso, nei confronti della sosta tenendo due ruote fuori dagli spazi segnati).

Entrambe le soluzioni hanno due pregi (per i Comuni): evitare di rendersi impopolari verso chi ha necessità di posteggi e di essere ritenuti responsabili o corresponsabili in caso d’incidente provocato o aggravato dalla strettoia costituita dai veicoli in sosta.

 

AGGIORNAMENTO DEL 5 OTTOBRE 2017

Ora il Comune ha fatto ridisegnare le strisce e si può sostare legalmente in spazi verosimili, come ci documentano sempre le foto di Nicola Dentice.

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Colpisce il pasticcio di strisce: sarebbe bastato almeno provare a mettere un po’ di pece su quelle vecchie non dico per cancellarle, ma per far capire quali siano da ritenere ancora valide e quali no. S’intravede anche che la corsia di transito appare strettina, quindi forse non in regola con la larghezza minima di due metri e mezzo. Ma non sembra problematico passare, almeno con un’auto o un furgone. Che sia un esempio di norme che fissano requisiti minimi eccessivi? In realtà, bisognerebbe vedere che cosa succederebbe in situazioni-limite. Come, per esempio, quella di un furgone grande che passa dove sono parcheggiati altri mezzi altrettanto ingombranti.

Problemi che si pongono di frequente, in un Paese ad alta densità di palazzinari come l’Italia.

  • ombrachecammina |

    a parte il fatto che i percheggi con misure sotto la “sagoma minima” non dovrebbere esistere,
    un parcheggio in piu’ non e’ solo uno spazio “tecnico” ma rende appetibile anche a livello immobiliare e commerciale certe zone …

  • Luigi |

    Non è fatto a posta è che nei comuni ci sono tanti incompetenti assunti dai nostri politici corrotti e parassiti. Tutto qui

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