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Il redditometro e la Mercedes 240D: paure infondate

Nella selva di domande dei lettori del Sole 24 Ore che come ogni anno sono giunte a Telefisco, me n'è capitata sott'occhio una che la dice lunga sul difficile rapporto tra fisco e contribuenti. Un lettore si preoccupava di sapere se la sua Mercedes 240D del 1983 (iscritta Asi e quindi presumibilmente perfetta) può essere un problema con il nuovo redditometro. Come se davvero una vettura del genere possa essere ritenuta di lusso, mentre invece già nel 1983 non lo era, visto che proprio in quell'anno furono lanciati i primi turbodiesel 2.4 veloci Alfa e Bmw, che la resero obsoleta.

In ogni caso, anche dal punto di vista strettamente tributario (togliendo di mezzo ogni considerazione di buonsenso), non si deve temere.

Non è possibile dare una risposta precisa, perché i parametri del redditometro sono molti, riguardano più beni o servizi e si combinano variamente tra loro. Quindi, per esempio, se oltre alla Mercedes si possiede un'abitazione di lusso può essere che scatti un controllo di quelli che l'agenzia delle Entrate ha annunciato che effettuerà solo su un numero selezionato di contribuenti ritenuti a rischio; ma il controllo non scatterà certo per "colpa" della Mercedes d'epoca.
 
Peraltro, restringendo il campo di analisi alle sole vetture a prescindere dagli altri beni e servizi di cui il contribuente ha la disponibilità, sono rilevanti solo le spese per mantenere il bene medesimo. E una Mercedes aspirata a gasolio di trent'anni fa non ha certo spese eccedenti un livello ci si può considerare ordinario.
  • peofsz1600 |

    Sui costi di manutenzione delle auto d’epoca, e sul loro valore il non appassionato ha idee un po’ confuse. Pensa che i costi siano altissimi perchè legge di una Ferrari GTO aggiudicata per qualche decina di milioni di Euro, mentre non si rende conto che la maggior parte di vetture collezionate hanno valori ben inferiori ai 10.000 euro. Certo, occorre avere un garage, ma le assicurazioni non incidono eccessivamente e dopo i 20 anni si riesce ad ottenere l’esenzione dalla tassa di possesso. Le manutenzioni, vista la mancanza di elettronica, non sono impegnative e molti lavori possono essere fatti direttamente dagli stessi proprietari. In pratica, costa meno mantenere una Alfa Romeo GT del 1971 che una omonima di 40 anni dopo.
    Il vero problema è che, con una politica che fa leva sull’invidia popolare per giustificare obbrobri come la tassa sulle vetture potenti, è facile puntare il dito sulle vetture d’epoca che inquinano, non sono sicure, consumano tanto. Solo perchè le auto sono beni mobili registrati. Collezionare per esempio quadri, sculture o antiquariato, dove i valori e le dinamiche di investimento sono comparabili, invece non ha nessun ulteriore carico fiscale. Curioso, no?

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