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Strage del bus, l’ombra della camorra

Ora non si tratta più solo di ricostruire le responsabilità sulla strage del bus precipitato dal viadotto in Irpinia, facendo 39 morti. La Procura di Avellino si sta ponendo il problema della sicurezza per chi transita sull’autostrada A16. Dopo la nottata di controlli sui guard-rail della carreggiata non coinvolta dall’incidente del bus, il procuratore Rosario Cantelmo è stato chiaro: le perizie sulla barriera che ha ceduto fanno sospettare che siano compromesse anche le altre dello stesso tipo montate su quel tratto. Di qui i controlli, che potrebbero portare addirittura a farlo chiudere.

Ma la vicenda potrebbe allargarsi ancora: in Procura è arrivata almeno un’altra segnalazione documentata su problemi analoghi nell’intero tratto campano della A16. Sono 114 chilometri.

E agli addetti ai lavori torna alla mente lo strano episodio del Santo Stefano 2011, quando un portale segnaletico cadde sulla carreggiata dell’autostrada più importante della Campania, la A1, all’altezza di Santa Maria Capua Vetere. Per miracolo non ci furono vittime. Ma l’attenzione si puntò su carenze costruttive (e l’impresa è la Vuolo, che ha avuto problemi sul fronte camorristico) sul cattivo montaggio e su altre criticità nei lavori compiuti in Campania e Lazio. Ci sono denunce che riguardano imprese che si sono aggiudicate i subappalti e sono note per essere nell’orbita dei clan camorristici della zona di Castellammare di Stabia. L’indagine sulla strage del bus potrebbe imboccare anche questa direzione.