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Incidente di Santiago, Costa Concordia e autisti guasconi: chi controlla chi guida?

Ammettiamo che sia tutto vero. Ammettiamo che il macchinista del supertreno deragliato in Spagna ieri sera stesse davvero andando di proposito a una velocità folle. Ammettiamo pure che fosse tanto guascone da vantarsi su Facebook delle sue imprese velocistiche. Dunque, diamo per scontato che davvero – come fanno capire i giornali in queste ore, anche se è inverosimile - una linea ferroviaria ad alta velocità (dunque, il massimo della tecnologia nel settore) non abbia alcun sistema per evitare che un matto possa ammazzare decine (come accaduto ieri) o centinaia di persone solo perché gli piacciono le imprese impossibili. Allora si aprirebbe un grave problema: chi e in base a quali parametri valuta l'idoneità psicologica di gente che ha in mano le nostre vite, come piloti di aereo, autisti di bus, comandanti di nave e – appunto – macchinisti?

La cronaca ci dice che catastrofi come quella di ieri (cioè dove appaiono esserci gravi errori umani) sono rare: caso-Schettino a parte, abbiamo avuto l'aereo egiziano fatto schiantare volontariamente dal pilota nel 1999 e poco altro. Ma spesso si sente parlare di piloti cocainomani e si vedono autisti di bus "prestanome" o drogati anche loro. Per non parlare di quelli che usano addirittura due telefonini contemporaneamente o di quello che vidi personalmente andare avanti in un'autostrada piena di gallerie nonostante una terribile puzza di benzina a bordo (poi scoprimmo che nel bagagliaio c'era un motorino rubato trasportato a pezzi e che l'autista – dopo essersi finalmente fermato, ma in posizione pericolosa – non era nemmeno in grado di indicare al 113 dove si trovasse).

Insomma, chi ci garantisce che le nostre vite sono in mani sicure? C'è un'autorità che studia questi problemi? E che cosa fa per risolverli?

Intendiamoci: le norme non mancano e i controllori nemmeno. Per quanto riguarda gli autisti pesanti, poi, sta entrando a regime il nuovo sistema europeo di formazione e qualificazione (Cqc). Ma non esiste alcuna indagine pubblica che ci dica in quali condizioni psicologiche sono mediamente tutti gli uomini cui affidiamo la nostra vita quando usiamo un mezzo pubblico. Chiederla è troppo?

  • ilguru |

    Premesso che se andate sui profili Facebook di macchinisti di NTV ( Italo) o di macchinisti di Trenitalia vi rendete conto che vantarsi di andare a 305 Km/h non e’ prerogativa spagnola,altresì e possibile rendersi conto dello stato di stress socio psicologico di personale che guida da solo in 4-5mq per 10-13 ore al giorno…anche per 58 ore la settimana con 61-72 giorni di riposo annuo.
    I datori di lavoro dovrebbero produrre dei documenti chiamati DVR, ( documentazione valutazione dei rischi) e SLC ( stress lavoro correlato) ma sicurezza e produzione/produttività salvo incidenti non sono sinergici e tali documenti la titano…per non parlare della durata della vita media dei macchinisti.
    [risponde Maurizio Caprino] Infatti il problema non è il semplice vantarsi di andare a una certa velocità, perché dove la punta velocistica è stata raggiunta magari era anche consentita. Anzi, dov’è consentita, il macchinista ha il dovere di raggiungerla (ovviamente dopo aver valutato se in quel momento ci sono le condizioni per farlo). Quindi, la notizia della vanteria del macchinista spagnolo in sé e per sé non vuol dire proprio nulla.

  • diana |

    Non consola molto, ma sembra che l’incidente spagnolo sia avvenuto in una tratta che non ricade tra quelle AV e in cui i sistemi di sicurezza sono inferiori. Mi sembra comunque strano che nessuno, al centro di controllo traffico, avesse informazioni circa la velocità effettiva del convoglio (a meno che non fosse ‘normale’ infrangere il limite, così come era ‘normale’ fare gli inchini con navi da 200 mt).

  • Paoblog |

    Leggo su Lettera43.it che “Il sistema di allarme (acustico e visivo) avrebbe quindi funzionato, secondo quanto è emerso dai primi rilievi compiuti dai tecnici. A quel punto – hanno spiegato i tecnici, citati dai media spagnoli – era compito del conducente azionare il sistema frenante.”
    °
    Mi chiedo tuttavia se non sarebbe logico avere un sitema automatico che intervenga nel caso il treno sia manovrato, appunto, da un deficiente come da un suicida o quello che si vuole…
    °
    io proseguo il mio cammino di vita, basandomi sulla filosofia di Bruno Contigiani: Rallentare quando possiamo, correre quando dobbiamo.

  • ombrachecammina |

    solo una considerazione se volete “filosofica” :io penso che, entro i limiti, ci sia il bisogno bisogni prima discernere “velocita’ ” da “fretta”. Velocita’ significa fare qualcosa piu’ rapidamente ma garantendo la stessa “qualita’ “. Fretta significa provare a spingere il sistema per fare le cose piu’ velocemente anche se il sistema non e’ progettato per raggiungere tale risultato. La gente ha fretta per dedicarsi a cose piu’ soddisfacenti pero’ pretende velocita’ …
    Le motivaizone del correre di fretta o della necessita’ di velocita’ son oquelle del deciare piu’ tempo a cose ritenute piu’ “importanti”. Be’ guidare dovrebbe esser dedicato a persone che intendono dedicare un po’ (molta) di attenzione a quello che stanno facendo, tolgiendo dalla strada chi ritiene un peso l’uso dell’auto con annessi e connessi.

  • Madamin |

    E’ la stessa domanda che mi sono fatta io questa mattina leggendo il Corriere.
    Dobbiamo solo pregare che la persona che sta portando il nostro aereo o treno o bus o nave sia a posto con la testa, niente altro.
    L’unico viaggio aereo che ho fatto con la massima tranquillità quando sono andata a Miami a gennaio, è perchè pilotava mio cugino e so che tipo di persona è (seria, scrupolosa, osservante delle regole e soprattutto competente con svariate decine di migliaia di ore di volo sulle spalle).
    Tra l’altro è l’unico italiano presente nella commissione europea per la sicurezza dei voli (proprio perchè è una persona riconosciuta per la sua competenza e serietà).
    Siamo veramente nelle mani di Dio (per chi ci crede).

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