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La truffa dell’Eni di Taranto: i prezzi low cost non c’entrano, ma

Di per sé, l’operazione dell’altro ieri con cui la Guardia di finanza ha scoperto alla raffineria Eni di Taranto un traffico di prodotti petroliferi adulterati che finivano nei nostri serbatoi non è una novità: cose del genere accadono da sempre e con le stesse modalità (leggete il comunicato qui sotto). Però inutile negare che ora, con la crisi e la guerra dei prezzi, il problema è sapere se dietro le offerte super-convenienti dei distributori low-cost (sia con marchio proprio sia con marchio di compagnie petrolifere) ci siano carburanti di scarsa qualità o addirittura adulterati, che fanno danni per migliaia di euro su motori e impianti di alimentazione. La risposta che viene da quest’operazione è no: i gestori ne escono innocenti, perché ignari delle adulterazioni, avvenute durante il trasporto per opera di camionisti e titolari di depositi. Dunque, è possibile che qualche automobilista abbia fatto il pieno con prodotti scadenti pagandoli anche tanto.

Però non dobbiamo dimenticare dietro un prezzo molto conveniente ci possono essere anche cisterne tenute male (quindi prodotti con dentro acqua o detriti) o truffe sulle quantità (l’ultima è stata scoperta dalla Gdf la settimana scorsa a Pescara, con tanto di addetti che distraevano i clienti). Occhi sempre aperti, dunque.

GUARDIA DI FINANZA TARANTO
MAXI TRUFFA NELLA DISTRIBUZIONE DI CARBURANTI E CONTRABBANDO – 73 ARRESTI E 124 DENUNCIATI TRA CUI DIRIGENTI E FUNZIONARI DELLA RAFFINERIA E.N.I. DI TARANTO 
 
Un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa ed al contrabbando di prodotti petroliferi è stata smantellata dai finanzieri del Comando Provinciale di Taranto: 73 arrestati e 132 denunciati, hanno sottratto dalla raffineria E.N.I. di Taranto e rivenduto “in nero”, tramite distributori e depositi compiacenti, ingenti quantità di gasolio destinato alle navi e, quindi, gravato da imposte molto più basse.
 

Non solo, nel corso delle indagini è emerso che i carburanti raffinati, gasolio e benzina, in uscita dall’impianto tarantino venivano sostituiti con prodotti di minor valore come petrolio grezzo, gasolina o biodiesel, per essere poi immessi nella rete di distribuzione.
 

Anche molti gestori che non hanno partecipato alla frode sono stati truffati scaricando nei loro impianti i prodotti grezzi o miscelati con acqua o mediante autobotti con valvole e tubazioni manomesse che, durante lo svuotamento, reindirizzavano il flusso verso compartimenti nascosti dentro le cisterne.
 
Nell’organizzazione, capeggiata dall’amministratore di due società di distribuzione carburanti baresi e tarantine, anche dirigenti, funzionari e dipendenti della raffineria E.N.I. di Taranto, gestori di depositi e distributori, soci, dipendenti ed autisti delle società petrolifere ed uno spedizioniere doganale.

Nel corso dell’operazione sono state sequestrate anche 28 cisterne.

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