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Cinture posteriori, moto e chiacchiere di paese: storia di tre morti inutili da Nord a Sud

Tre storie di provincia, assolutamente quotidiane ma significative. Perché vengono dal Nord-Ovest e dal Sud-Est, dimostrando come di fronte a certe cose l'Italia sia davvero un Paese unito: basta rifletterci un attimo su, senza farsi travolgere dalla marea montante delle notizie che computer, radio e tv sputano senza sosta (e talvolta senza senso). Dunque, abbiamo tre storie di ragazzi morti in incidenti stradali, due in moto nel Biellese e una nell'ex-distretto d'oro della Murgia. Come da copione, la stampa locale punta sugli aspetti emozionali dell'accaduto, sull'impatto della tragedia sulle comunità più o meno piccole su cui si sono abbattute. E si cade nel festival dei luoghi comuni, che a tutto servono tranne che a dare un senso alla morte di questi ragazzi.

Intendiamoci: insistere sugli aspetti emozionali va bene, nella misura in cui si fa capire alla gente che due morti su strada non sono solo due numeri in più nelle statistiche ma sofferenze atroci sia per chi ci ha rimesso la vita sia per chi resta a fare i conti con la perdita umana subita. Però si dà sempre sfogo alle parole della "gente del paese", che trasudano invariabilmente dolore, amarezza, incredulità e generici appelli alla sicurezza. E i ragazzi morti erano sempre conosciuti da tutti, benvoluti da tutti… Che senso ha parlare di tutto questo?

Nessuno, se i fatti stanno come si vede negli incidenti di cui sto parlando.

Nel Biellese, la notizia delle due tragedie si legge in cronaca locale assieme ai resoconti delle polemiche perché in un Comune vicino il sindaco ha osato mettere le postazioni autovelox fisse su strada urbana e qualcuno lo accusa di voler fare cassa quando invece si sa che almeno 90 volte su 100 le postazioni sono destinate a restare vuote. Non solo: nella stessa pagina c'è anche un articolo che dà meritoriamente conto del fatto che dopo anni di feroci polemiche sui controlli automatici ai semafori i ricorsi contro le multe si sono conclusi con esito variabile secondo chi fosse il giudice di pace che trattava il caso. Mentre un comandante dei vigili ammette che non pochi passano col rosso perché ingannati dalla scarsa visibilità e comprensibilità di certi semafori. Mi sembra che queste cronache mostrino come le colpe siano di tutti.

Ad Altamura (Bari), invece, un'auto è finita contro un albero in pieno abitato e i passeggeri dei sedili posteriori sono uno morto e l'altro ferito gravemente. I commenti si sprecano e vanno dalle imprecazioni contro il Comune al fatto che i ragazzi non rispettavano il limite di 30 all'ora. Ma qualcuno si è chiesto perchè hanno avuto la peggio proprio i passeggeri dei posti posteriori? Nessuno, nonostante il resoconto dell'incidente ne desse conto (certo, in puro stile conistico, senza sollecitare la riflessione, ma tant'è). La risposta alla domanda è semplice: stare seduti dietro è pericoloso almeno quanto lo stare davanti, anche se tutti si sentono al sicuro. Tanto al sicuro da non allacciare le cinture. E così ecco che la tragedia che neanche un mese fa ha portato la morte a Genova per lo stesso motivo non è servita. Così come non servirà questa di Altamura. Chi sarà il prossimo che morirà inutilmente, in mezzo ai commenti inutili dei compaesani?

 

P.S: non crediate che il problema delle cinture ci sia solo in provincia, leggete cosa racconta proprio oggi Paoblog

nella passeggiata post-pranzo, in una via con traffico tutto sommato ridotto, nel giro di 10 minuti ho visto 17 automobilisti (che fossero conducenti o passeggeri) senza cintura.

Quelli dietro, al solito, tutti senza cintura, davanti invece era un curioso mix. Il guidatore l'aveva ed il passeggero no o viceversa.

Dal mio punto ho visto 17 fessi. In ogni caso, considerando che se quel giorno di gennaio 2007, in città, non avessi avuto la cintura quando che deficiente ha saltato lo Stop, oggi non sarei qui, fate voi i conti.

So che alcuni amici non indossano la cintura, "perchè tanto in città non serve" oppure con la seconda scusa, persino più assurda "tanto devo fare poca strada", come se gli incidenti accadessero solo oltre una certa distanza percorsa.

Vi lascio però un video che dimostra chiaramente i rischi di tale condotta; poi fate quello che vi pare.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=2RNaYNLrCMc

P.P.S.: grazie a Mauro Casotto e Francesco Matera per le segnalazioni.

  • Paoblog |

    Giusto per curiosità oggi, nel medesimo tratto di strada, ma in orario diverso, ho guaradto nuovamente le auto che incrociavo: di automobilisti senza cinture ne ho visti 22.

  • 59raf |

    Tutte cose giuste.Pero’non capisco una cosa; in televisioni ci sono decine di trasmissioni, da quelle che dicono sempre le stesse idiozie sul calcio a quelle che insegnano ad infilare le collanine. Non ho Sky, ma perche’ non ci sono trasmissioni che trattano dei problemi della strada incluse le dinamiche degli incidenti che altrimenti restano sempre “da accertare” ? Caprino perche’ non la fa lei?
    [risponde Maurizio Caprino] Le guarderebbero in pochi, in rapporto ai costi.

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