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Il clown di Oliviero Toscani e i morti su strada

 

La "mano" è quella di Oliviero Toscani e si vede. Il clown con la faccia agrodolce che parla col consueto tono buffo ma dice cose terribili si fa sicuramente notare, come un po' tutte le campagne pubblicitarie del fotografo, che ha fatto tanto discutere ma di certo è diventato negli anni un guru della comunicazione. Questo video fa parte di una nuova campagna sulla sicurezza stradale, quella della Fondazione Ania per il 2013.

La campagna si basa molto sui numeri e sulla loro evidenza, invitando a rifletterci su: il fatto che ancora migliaia di persone muoiano ogni anno sulle strade italiane dovrebbe farci capire che non è così improbabile finire dentro queste statistiche. L'altro messaggio che il video trasmette è questo: ciò che accade ogni giorno su quall'enorme circo che è la strada fa piangere. Noi e gli altri.

Però questo secondo messaggio mi sembra più sfumato: dietro questo "piangere" ci sono sofferenze e vicende su cui bisogna raccontare e riflettere di più. Per esempio, giusto l'altra sera mi ha telefonato in lacrime una mia cara amica.

Lei ha perso la sorella minore in un incidente stradale nel 1992. Un sinistro con due morti e due feriti (per liquidarlo in numeri come fa burocraticamente qualsiasi giornale nelle notizie brevi di cronaca). Sono passati vent'anni. Da allora, il tempo e un bravo psicologo le hanno fatto elaborare un lutto così terribile. Ma qualche ferita dell'animo resta, c'è poco da fare. E, per riaprirla dolorosamente, è bastata una busta della Cassazione. La mia amica è riuscita appena ad aprirla, a rendersi conto che l'argomento della comunicazione era proprio quell'incidente e, per farla precipitare nella disperazione, sono bastate le cinque righe (si una decina di pagine) in cui si descriveva sommariamente la dinamica dell'incidente.

La questione ha anche altri risvolti, oltre a quello del dolore. La Cassazione ha comunicato alla mia amica che due anni e mezzo fa (due anni e mezzo fa!) uno dei feriti ha impugnato la sentenza d'appello. Da quel momento nulla pare essersi mosso e solo ora vengono avvisate le altre parti civili. Chissà quanto altro tempo ci vorrà per finire questa odissea giudiziaria iniziata nel '92.

Colpa delle solite lungaggini della giustizia, certo. Ma in questo caso c'è anche la liquidazione della compagnia che assicurava l'auto delle vittime. Altro fenomeno non certo raro nell'Italia degli scorsi decenni. Nominarlo semplicemente serve a poco. Raccontare come da questo si possa arrivare al pianto disperato di una persona anche a vent'anni di distanza può far capire quali sono i veri danni che un incidente grave fa alla vita delle persone.