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Salerno-Reggio, autovelox nei cantieri “superstiti”

Questa dovrebbe essere la penultima estate travagliata per l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, ora che anche l'attuale ministro, Corrado Passera, "ci ha messo la faccia" sulla fine dei lavori nel 2013 (tranne che per i 60 chilometri – in prevalenza sulla Sila, dove il traffico diventa intenso solo durante l'esodo - per i quali i lavori non sono nemmeno iniziati, causa mancanza di finanziamenti). E per l'esodo sono stati aperti altri piccoli tratti (Scarica A3 Barritteri 31 luglio 2012 , Scarica A3 aperture 2 agosto 2012), che per ora stanno consentendo di evitare le "manovre" degli ultimi anni (chiusura in uno dei due sensi per qualche ora con deviazione per un lungo giro sulla viabilità ordinaria, per "stappare" l'autostrada) nel tratto lucano. Certo, disagi ce ne sono lo stesso: su qualsiasi autostrada, quando c'è molto traffico, basta anche un veicolo fermo in corsia d'emergenza per creare una coda e fino a quando la carreggiata non sarà perfettamente completata ci sarà sempre almeno un punto (spostato sempre più avanti, mano mano che i lavori avanzano) dove ci s'ingorga. E qualche cantiere resta anche durante l'esodo, proprio nel tratto lucano. Tanto che da questa settimana la Polizia stradale organizza controlli di velocità proprio nei cantieri ed ecco il programma della prossima (Scarica Autovelox A-3 CANTIERI SETTIMANA N 33 DEL 2012).

Quindi, attenzione, perché i limiti in corrispondenza dei cantieri sono bassi.

I più smaliziati sanno che, in realtà, controlli del genere sono più spesso annunciati che effettuati: i cantieri sono i posti più difficili in cui piazzarsi, perchè non c'è spazio. Ma nel caso del tratto lucano dell'A3 viene annunciato anche l'uso del Provida, cioè della telecamera che rileva la velocità da un'auto (a volte anche civetta) in movimento e quindi non soffre delle restrizioni classiche (anche se la sua "potenza di fuoco" è limitata dal fatto che ogni trasgressore va di solito fermato alla fine del cantiere e quindi si perde molto tempo).

  • antonio |

    Visto che poi sul tratto di Lagonegro ci sono incidenti con decessi e nessuno sa perchè quella famiglia è morta… come se la causa poi è sempre da addebitare al colpo di sonno di chi guida, un po come a voler dire ….tanto non può tornare indietro per dire la sua… bhe direi che nessun Provida può servire a calmare i pazzi che corrono come saette. Occorrono subito i tutor e inasprire le sanzioni sulla salerno-reggio visto che la media è ormai al di sopra dei 150 allora anche nei cantieri dove ci sono limiti variabili fra i 60 e gli 80 allora con punte minime di 40 in prossimità delle deviazioni. Occorre poi verificare tutta quell’enorme segnaletica arancione che non sempre segnala un problema o il comportamento da tenere così come vogliono le norme italiane. a volte ce ne è poca e confusa e non si riesce nemmeno a leggerla per non parlare delle strisce arancione che non si vedono quasi mai specialmente quando a Lauria c’è la nebbia o piove e anche nei tratti nuovi che sono stati aperti da pochi giorni. solo se mettiamo tutti questi elementi insieme possiamo capire se quella famiglia è deceduta per un colpo di sonno o altro. ma lasciamo indagare gli inquirenti che è meglio. ciao.

  • giovanni |

    Il problema del Provida non dipende dal fatto che bisogna necessarimente fermare e contestare l’infrazione e che per avere una misurazioneben eseguita bisogna stare dietro la vettura colta in infrazione per almeno 400 mt. Cosa che non è sempre facilissimo
    [risponde Maurizio Caprino] Certo, teoricamente è così. Ma il Provida era stato scelto dalla Polizia stradale soprattutto per contestare immediatamente le infrazioni che comportano la sospensione della patente, per aumentare la deterrenza. E infatti è sempre stato utilizzato così, causando nei primi tempi anche malintesi con automobilisti che temevano di avere a che fare con rapitori o rapinatori (i lampeggianti sulle auto civetta non si vedevano bene). A Perugia, poi, morì un agente, sotto i colpi di trasgressori che poi si rivelarono essere rapinatori in fuga.

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