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Cade l’illusione dei controlli antidroga. Ma le auto faranno da sole

Nulla da fare: come ho scritto l'altro ieri sul Sole 24 Ore, i controlli antidroga restano difficilissimi nonostante la "semplificazione" introdotta" dalla riforma del Codice due anni fa. Si era capito sin dall'inizio, ma solo ora il ministero dell'Interno ha messo nero su bianco che continua a essere necessaria anche una visita medica sul sospettato.

E che dire dell'obbligo di etilometro a bordo che scatta dal primo luglio in Francia? Francamente, si capisce poco: avere un piccolo apparecchio a bordo, ammesso che sia affidabile, non vuol dire che lo si utilizzi. E, anche quando l'etilometro è integrato con l'elettronica del veicolo per impedire l'avviamento quando non ci si soffia dentro (alcolock), chi garantisce che abbia soffiato proprio il guidatore?

Tutti problemi non da poco. Ma anche belle sfide per la tecnologia. E infatti molto si sta muovendo dietro le quinte, tra industrie piccole e grandi, scienziati e inventori, per arrivare a equipaggiare i veicoli con dispositivi che superino questi problemi. La partita è grossa, ma di natura ancora indeterminata perché la Ue deve ancora decidere quali sistemi rendere obbligatori.

Nel frattempo, i dispositivi sperimentali di cui abbiamo già parlato negli anni si sono evoluti. Anche senza arrivare alla prospettiva "inquietante" dell'auto che fa tutto da sola, che secondo l'esperto della Fia Luca Pascotto si avvicina e non deve fare così paura (e probabilmente ha anche ragione, almeno nelle zone dove abita la maggior parte delle persone).


Quello che aggira tutti i problemi è il riflessometro. Perché non va a caccia di alcol e droga, ma semplicemente vede se i riflessi sono a posto e di conseguenza "decide" se ci sono le condizioni psicofisiche per guidare in sicurezza. Insomma, uno strumento preventivo, che si accorge anche quando siamo semplicemente stanchi o "non in vena". Non serve, invece, a "produrre" denunce penali contro drogati ed "etilisti" al volante. Ora lo stanno sviluppando in modo che possa servire anche se non sarà reso obbligatorio: c'è una variante che, invece di bloccare l'avviamento, semplicemente contatta un numero di telefono (per esempio, quello del proprietario del veicolo, del genitore del giovane conducente o del datore di lavoro dell'autista) per avvisare che qualcosa non va. Ovviamente può anche funzionare in abbinamento col blocco dell'avviamento (Scarica Riflessometro-presentazione_Revision1 4-2).

Evoluzione "telefonica" anche per Angel, che è un alcolock evoluto. Anche qui, nel dubbio sulle future normative, si punta pure sull'aspetto preventivo: il dispositivo è diventato integrabile anche nei cellulari. Nel senso che il telefonino, avvicinato alla bocca nell'uso normale, monitora il tasso alcolemico e dà l'allarme quando è oltre i limiti.

  • Massimo |

    In effetti la normativa a riguardo è il classico esempio dei bizantinismi (leggi incasinamenti) tipici del nostro diritto. Per risolvere, si potrebbe scardinare la cassaforte dell’esame invasivo: il prelievo del sangue. Oggi impossibile senza il consenso (lasciamo perdere se dato o meno per gli esami medici altrimenti affondiamo nei predetti incasinamenti). Resta il problema della visita per accertare di essere sotto l’effetto di sostanze. Direi: introduciamo il rifiuto di sottoporsi a visita medica e prelievo a seguito di accertata positività a test preliminari. Riassumendo: pretest obbligatorio in ogni caso in cui è richiesto, se positivo obbligo di visita e prelievo ematico; se si rifiuta, penale con sospensione uguale al massimo stabilito.

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