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Limiti ai controlli di velocità e soldi per la sicurezza: sul decreto è lite tra Comuni e Province

Che fine ha fatto il decreto ministeriale sui paletti ai controlli di velocità, che dovrebbe anche attuare l'obbligo di girare metà dei proventi all'ente proprietario della strada per metterla in sicurezza? Lo aveva reso necessario la riforma del Codice della strada nell'estate 2010, dando tempo ai ministeri delle Infrastrutture e dell'Interno fino a ottobre dello stesso anno. Fu da subito chiaro che quel termine non si poteva rispettare, data la complessità della materia. Così la parte relativa ai proventi fu stralciata e all'inizio delle vacanze si era arrivati a una bozza che aggiornava e precisava la direttiva Maroni del 2009 sui soli vincoli ai controlli. Si attendeva solo il passaggio in Conferenza Stato-città-enti locali, prescritto dalla riforma. Un passaggio che però non è mai arrivato. Perché?


Dopo mesi di mistero, ora si vocifera una spiegazione molto sintomatica di come va l'Italia alle prese con la catastrofe delle finanze pubbliche: pare si tema che la mossa fatta per non scontentare i Comuni (stralciare la parte sulla devoluzione di metà dei proventi all'ente proprietario) possa essere sconfessata in Conferenza dalle Province. Perché ci si era dimenticati che spesso le strade su cui si controlla la velocità sono appunto provinciali.

Insomma, prima di inserire il decreto all'ordine del giorno della Conferenza, si dovrà trovare un accordo politico. O non se ne farà nulla, approfittando del fatto che alla Camera c'è una proposta di legge di ulteriore riforma del Codice (quella che tra l'altro contiene l'introduzione dell'omicidio stradale) e quindi in attesa che la si approvi è saggio rinviare tutto, per non essere poi smentiti dal legislatore. Sempreché la legislatura resista alle voci di elezioni anticipate, con cui conviviamo da mesi e mesi.

  • Paoblog |

    La risposta a tutti i nostri “perchè”, in qualsiasi ambito stanel pensiero di Einaudi che si sente in uno spot tv di questi giorni: Il politico pensa alla prossima elezione, lo statista alla prossima generazione.
    °°°
    Pensiero che fa il paio con quanto disse un noto politologo: In Italia non viene rieletto chi fa, ma chi impedisce di fare.

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