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Tutti impuniti davanti agli agenti, ma bastano una birra e un piccolo urto per finire nei guai

Scriviamo sempre di controlli, norme e sanzioni come se fossero una scienza esatta. Poi però accadono storie che illuminano sulla loro profonda aleatorietà, perlomeno in Italia. E non dipende solo dal caso, anzi. Se oggi molti italiani commettono infrazioni anche davanti ad agenti in divisa, è perché ormai si sa che la punizione non arriva. Com'è accaduto anche ieri sera a Bari: due motociclisti della Polizia appostati in pieno centro in una tipica operazione di controllo del territorio (prevenire scippi e altri reati anche di sangue, fermare auto e moto "sospette" e identificare chi c'era sopra), che in pochi minuti si sono fatti sfilare davanti al naso decine di persone senza cinture (alla faccia dei controlli serrati annunciati per la prossima settimana) e vetture con fari irregolari o lampade aggiuntive fuorilegge.

Cose apparentemente strane, che si spiegano col fatto che gli agenti non possono fare tutto e, pur avendo la stessa divisa o quasi e gli stessi poteri, se sono della Questura (come in questo caso) badano più ai reati, se sono della Stradale badano più alle infrazioni. Al netto della voglia di lavorare del singolo agente nel singolo momento. Insomma, un'idea di bengodi, di repubblica delle banane. Poi però si può finire in guai abbastanza seri anche facendo una semplice retromarcia, come accadeva a un chilometro scarso da dove si trovavano quei due poliziotti moticiclisti.


Un normalissimo automobilista era appena uscito da un locale dopo aver bevuto una birra (anche se pesante, una Ceres) e stava facendo una tranquilla retromarcia. Ma è stato tamponato dalla vecchia Golf di un rumeno, che non è riuscito a fermarsi in tempo (freni di dubbia efficienza uniti ad asfalto tanto liscio che in effetti il Comune ha da poco annunciato che finalmente adotterà il drenante anche in città). La Golf era senza assicurazione (uh, che novità!) e così l'automobilista tamponato ha chiamato i vigili, ignorando che in caso d'incidente la pattuglia che interviene deve effettuare il test antialcol sui conducenti coinvolti. I precursori utilizzati hanno indicato che il tamponato era positivo e così è stata chiamata la pattuglia con l'etilometro per contestare formalmente lo stato di ebbrezza, mentre il guidatore della Golf si ringalluzziva e dava ai vigili una versione dei fatti a lui più favorevole rispetto a quella che aveva appena iniziato a raccontare.

Non so come sia finita. Forse l'automobilista tamponato alla fine ha evitato le sanzioni, perché magari la pattuglia con l'etilometro ci ha messo un po' di tempo ad arrivare e perché il test col precursore era stato fatto appena dopo la bevuta e quindi influenzato dall'alcol presente in bocca e non ancora evaporato (ecco perché il test dell'etilometro per legge va fatto due volte, la seconda dopo almeno cinque minuti). O forse è finito nei guai, magari perché le sue caratteristiche fisiologiche sono tra quelle che rendono inaffidabili gli etilometri.

In ogni caso, un'incredibile catena di eventi, che dimostra quanto sia labile il confine tra l'impunità e il finire nei guai. E che suggerisce, ancora una volta, che prima di guidare è meglio evitare completamente l'alcol.