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Che fine farà la Consulta sulla sicurezza stradale?

Domandine per i non addetti ai lavori: avete mai sentito parlare della Consulta nazionale sulla sicurezza stradale? Sapete che esiste ormai da dieci anni e ne conoscete funzioni e composizione? Azzardo io una risposta per tutti: no. Perché in effetti stiamo parlando di un organismo pletorico, una sorta di Hyde Park Corner in cui tutti i soggetti, istituzionali e non, coinvolti a vario titolo nella sicurezza stradale dicono la loro: la politica e le lobby davvero influenti lasciano esprimere tutti, tanto poi quando c'è da prendere decisioni operative il gioco è molto più riservato. Così, alla fine, le cose più pregevoli prodotte dalla Consulta sono rapporti e studi sugli incidenti, che però risentono della povertà delle rilevazioni statistiche che abbiamo in Italia sulla materia. Per esempio, nessuno è ancora (ammesso che qualcuno mai possa farlo in futuro) riuscito a spiegare a che cosa era dovuto l'aumento nella mortalità in autostrada che ha marcato i primi nove mesi dell'anno scorso e come mai poi si sia rapidamente riassorbito. Oppure, sarebbe interessante capire che cosa ci sia dietro il netto calo dei sorpassi vietati di mezzi pesanti puniti dalla Stradale negli ultimi due anni, cui faccio cenno in un articolo che esce domani sul Sole-24 Ore, sezione Affari privati.

Agli addetti ai lavori, visto che la situazione è questa, non è parso strano se la riforma del Codice della strada in vigore dall'estate scorsa ha istituito un comitato interministeriale, per un coordinamento istituzionale. Cioè un organo più ristretto, operativo e concreto rispetto alla Consulta. Né sorprende il fatto che negli ultimi mesi l'attività della Consulta sia stata più scarsa del solito: la sensazione è che si vada verso una lenta agonia e che il comitato prenda sempre più spazio. Ma c'è chi dice no.


Il 16 febbraio, il presidente della Finco, Cirino Mendola, ha scritto ufficialmente ad Antonio Marzano, presidente del Cnel (lo storico Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, nel cui ambito è stata istituita la Consulta) per chiedere un rilancio. Per un organo rivelatosi così inconcludente? Sì, perché secondo la Finco resta comunque l'unica sede in cui si parla di sicurezza stradale "nel suo perimetro più ampio". Proprio per questo, però, vi parlano in troppi e si conclude poco. Per risolvere il problema, pur mantenendo il carattere "ecumenico" e consultivo del consesso, Mendola propone di fissare un ventaglio di attività concrete:

– seguire le normative in itinere (che sono sempre tante, frammentate e non di rado soggette a stati e accelerazioni di cui sono oscure le ragioni);

– controllare l'attuazione delle norme poi effettivamente entrate in vigore (cosa sacrosanta, prima di avvitarsi in modifiche su modifiche come si fa da anni senza nemmeno conoscere bene i risultati delle leggi);

– monitorare le 100 strade più pericolose e lo stato di attuazione dei progetti per ridurre la pericolosità delle infrastrutture stradali (altro buco nero, che peraltro se ben descritto potrebbe avere un impatto mediatico non da poco).

Ovviamente la Finco, rappresentando le imprese che operano anche nella costruzione e – soprattutto -nella manutenzione delle strade, ha il suo tornaconto a fare proposte del genere. Ma rivitalizzare la Consulta serve a tutti. O, al limite, prendere atto della sua paralisi serve ad abolirla, così non ci pensiamo più.

Che cosa risponderà Marzano?