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Ancora cantieri invisibili e operai a rischio. Può capitare. Ma i controlli?

Nei mesi scorsi, sulla tangenziale di Bari, mi sono imbattuto in lavori notturni di riasfaltatura (durati più giorni) e in squadre di operai che toglievano erbacce ai lati della carreggiata. In nessuna di queste occasioni ho visto una segnaletica di cantiere. In particolare, una delle volte in cui stavano togliendo le erbacce, ho trovato gli operai sulla corsia di accelerazione in cui sfocia uno svincolo completamente cieco, quindi me li sono improvvisamente visti non dico sul cofano ma insomma…

Interpellata l'Anas, mi è stato risposto che su cantieri di questa natura (cioè brevi e in movimento) è stata utilizzata segnaletica mobile, cioè montata su carrelloni. Ciò può causare momentanei "black-out" quando il carrellone viene spostato per seguire gli operai. Insomma, secondo l'Anas ho avuto la sfortuna di capitare sempre nel momento sbagliato.

Sono certo che alcune volte è stato così. Ma sono altrettanto certo che, almeno nell'occasione degli operai dietro lo svincolo, almeno il loro istinto di sopravvivenza avrebbe dovuto suggerire loro di tenere una persona all'inizio della rampa per far cenno di rallentare a chi vi si stava immettendo. In mancanza dell'istinto e – evidentemente – della preparazione per fare cose simili, dovrebbero essere i controlli sui cantieri a far acquisire a operai e imprese la consapevolezza di cosa fare. Insomma, torniamo sul tema dei controlli sui cantieri, di cui abbiamo già parlato la settimana scorsa riguardo alla Lombardia.

Controlli o non controlli, sfortuna o non sfortuna, sappiate che queste sono cose che capitano. Motivo in più per tenersi prudenti, soprattutto quando c'è poca visuale.

  • Paoblog |

    Scrivo a titolo personale, ma in base alla mia esperienza lavorativa. E’ sicuramente vero che molti operai sul luogo di lavoro si scontrano con responsabili dei lavori che sono tali solo di nome e, nel contempo, in certi ambiti il lavoratore deve essere formato ed educato alla sicurezza.
    E’ altresì vero che sperare nella consapevolezza del rischio da parte del dipendente è tempo perso. In azienda abbiamo sempre cercato di lavorare in sicurezza, tuttavia ci siamo sempre scontrati con la resistenza dei dipendenti ad attenersi a norme semplici, ma basilari.
    Gli occhiali in presenza di lavori di molatura? Ma si appannano e devo fermarmi…
    Le scarpe con la punta riforzata e la suola antiforatura. Mi fanno male, sono pesanti, ecc…
    I guanti? Sono scomodi, non lavoro bene, non mi trovo…
    Cuffie o tappi antirumore? Mi danno fastidio, non mi trovo, ecc…
    Non siamo abituati a dare disposizioni severe in ambito di sicurezza, che certamente rallentano la produttività, per poi rompere le scatole al dipendente se ci mette 1 minuto in più, per cui le obiezioni del tipo “ci metto più tempo a lavorare con i guanti o gli occhiali” non sta in piedi.
    Tengo a precisare che abbiamo sempre acquistato prodotti di qualità, nelle giuste taglie e/o versioni. Solo pochi mesi fa, in occasione dell’adeguamento della Valutazione del rischio, la persona incaricata si stupiva per la varietà dei tipi di guantoi disponibili, affermando che neanche in aziende di dimensioni più importanti aveva trovato una tale attenzione.
    In sintesi, per riuscire a far rispettare almeno l’uso delle scarpe sono passati mesi di arrabbiature, tensioni e lettere di richiamo; ed ancora oggi per quanto riguarda guanti, occhiali e tappi, è un rincorrere il dipendente per l’azienda per dirgli, forse per la millesima volta, che deve utilizzarli per la sua sicurezza innanzitutto. Ma non se ne esce, la consapevolezza non c’è…

  • marco |

    Tutto questo avviene per paradossale e perverso risultato della 626 e delle relative immense e dettagliatissime documentazioni, ultimo il DUVRI.
    Ovvero un mare di pezzi di carta che hanno incasellato, spezzettato, dilatato ma poi infine riprecipitato sul prestatore d’opera finale, cioe’ l’operaio, valutazioni di sicurezza che prima erano di figure professionali piu’ elevate, le quali ora coperte da tonnellate di pezzi di carta rimangono in ufficio e, per non riassumersi responsabilità, si guardano bene sul cantiere dal farci anche solo una capatina.
    Rischia di andare sempre peggio e sinceramente da questa situazione non so come se ne potrebbe rivenire fuori.

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