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Citroen approvate da Quattroruote, un’operazione in perdita

La settimana scorsa anche "Il Salvagente" si è occupato della questione delle Citroen "approvate da Quattroruote" (https://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2010/09/quattroruote-le-vendite-promozionali-e-la-trasparenza.html). È significativo che un settimanale di difesa dei consumatori faccia le pulci a una rivista che anch'essa si dichiara dalla parte dei consumatori. Ancora più significativo è che "Il Salvagente" parli apertamente del fatto che "Quattroruote" avrebbe ricavato soldi dall'iniziativa con la Citroen: sono convinto che ormai la forza con cui un giornale difende i consumatori sia inversamente proporzionale al livello dei suoi introiti pubblicitari (purtroppo vedo che anche piccole redazioni scalcinate hanno più libertà rispetto a strutture forti, che potrebbero tecnicamente fare qualsiasi test o inchiesta ma che poi devono fare i conti con i loro costi, che non si riesce a coprire con ciò che i lettori sono disposti a pagare). Però "Il Salvagente" non ha tenuto conto del fatto che nel suo blog il direttore di "Quattroruote", incalzato da qualche lettore, aveva già smentito che la rivista avesse avuto ricavi diretti dall'iniziativa con la Citroen, ammettendo solo entrate indirette. Cioè quelle per le inserzioni pubblicitarie sull'iniziativa apparse sulla rivista stessa. Dato che inserzioni e spot Citroen si sono visti e sentiti su qualsiasi mezzo di comunicazione e/o informazione, ne deriva che a Quattroruote sono andati più o meno gli stessi soldi degli altri. Non pare esserci dubbio che sia andata proprio così: non è lecito dubitare della parola di un gentiluomo come il direttore di "Quattroruote". Ma allora viene da chiedersi perché la direzione della rivista abbia accettato di portare avanti un'iniziativa chiaramente pubblicitaria che ha compromesso l'immagine di "Quattroruote" (https://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2010/09/ma-davvero-la-citroen-non-ha-motori-euro-5.html) in cambio di introiti paragonabili a quelli della concorrenza, che invece non ha corso alcun rischio.

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  • diana |

    Mi chiedevo da tempo se davvero sia inevitabile per le riviste basarsi sostanzialmente sulla pubblicità (con quello che ne consegue) per mantenersi in piedi. Ho infine trovato un caso di rivista mensile, comunque non costosa, che praticamente non contiene inserzioni: si tratta certamente di una rivista di nicchia (“Mente&Cervello”), ma a mio parere dimostra che questo modello di business è praticabile. D’altra parte, se non ricordo male il “45%” o altre percentuali che appaiono talvolta sulle copertine stanno appunto a indicare la quantità di pubblicità che la rivista contiene!

  • Pisione / Mouette68(ex Claudio) |

    Ieri ho sentito la pubblicità.Oddio no!!! l’hanno prolungata sino a fine novembre.E io che speravo fosse finita questa pubblicità martellante.Come se non bastasse c’è pure la versione “tuttotrasporti” (la sorella di 4R per i veicoli commerciali).Per fortuna che Citroen non produce scooter altrimenti anche dueruote avrebbe il suo “bello” spot.

  • Yellow13 |

    Al di là della fondamentale questione dei ritorni economici per la rivista, sono convinto che ciò che non ha funzionato stia nel messaggio promozionale di Citroen: in sostanza fanno sentire l’acquirente un cretino deresponsabilizzato e privo di propri gusti, opinioni e sensazioni, il quale è felice di delegare ad altri la scelta su come spendere decine di migliaia di euro.
    Una pubblicità che mi fa sentire un deficiente mi allontana dal prodotto.
    Cordialità

  • Incidentedipercorso |

    Però nessuno sa quanto Quattroruote abbia incassato. Quindi, anche se probabilmente non lo sapremo mai (e anche se lo sapessimo, non sapremo quanto hanno preso le altre testate) le speculazioni sono aperte. Resta il fatto, incontrovertibile, che è stata Quattroruote a promuovere l’iniziativa, e ciò la pone senz’altro in una posizione compromettente rispetto ad altre testate che hanno accettato la pubblicità. Quanto alla perdita di immagine della rivista, non sembra che l’editore sia preoccupato più di tanto: se così fosse, non avrebbe intrapreso nel corso degli anni numerose iniziative che hanno suscitato sanzioni del Garante e, per alcuni direttori, anche quelle dell’Ordine dei Giornalisti. Evidentemente, ritiene assai meno pericoloso offendere i suoi lettori che i suoi inserzionisti.

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