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Per la Ue passare col rosso è grave. E per i sindaci?

"Vuoi vedere che stavolta mettiamo un punto fermo nell'annosa vicenda dei controlli automatici ai semafori?", mi sono detto ieri sera leggendo il comunicato (http://www.etsc.eu/documents/14.10.2010%20PRTrafficLawEnforcement.pdf) con cui l'Etsc lanciava la giornata europea sui controlli delle infrazioni, organizzata oggi nell'ambito della settimana Ue sulla sicurezza stradale. La speranza mi veniva dal fatto che l'Etsc ha ricordato l'elenco delle quattro infrazioni per le quali si sta faticosamente cercando un accordo politico per arrivare a una direttiva che consenta di punire anche chi le commette in un Paese diverso dal suo e non viene fermato subito. Come sapete, in questi casi è già tanto se si riesce a ottenere dalle autorità dello Stato di residenza del trasgressore le sue generalità e, quando gli si recapita il verbale, non c'è alcuno strumento efficace per pretendere che paghi la multa e che consegni la patente (se previsto per il tipo d'infrazione commessa). Insomma, si sta al buon cuore del trasgressore o alla sua paura di essere eventualmente bloccato qualora tornasse sul territorio dello Stato "creditore". Questo, col crescere degli spostamenti tra un Paese e l'altro, è uno dei maggiori crucci di chi si occupa di sicurezza stradale nella Ue assieme a una diffusione omogenea e capillare dei controlli, tale da indurre i guidatori a ritenere alta la probabilità di essere colti in fallo e quindi farli desistere dall'infrangere le regole.

Che cosa c'entra tutto ciò coi semafori? Semplice: una delle infrazioni per le quali la bozza della direttiva (Scarica Com2008_0151it01[1]) prevede la perseguibilità oltrefrontiera è proprio il passaggio col rosso (assieme all'eccesso di velocità, l'alcol, la droga e il mancato allacciamento delle cinture). Ciò vuol dire che la Ue ritiene che questa violazione sia tra le più gravi, cosa che taciterebbe chi contesta i controlli automatici ai semafori introdotti dai Comuni dicendo che in realtà ci sono da colpire altri comportamenti più pericolosi.

Ma, andando a scavare, ci accorgiamo che il problema resta lo stesso: le statistiche sono frammentarie, quando non difettose. Tanto più quando c'è da mettere insieme quelle di più Stati, che – nonostante facciano parte da anni dell'Europa unita e in barba a tutta la retorica politica che essa scatena – continuano a utilizzare metodologie diverse. Così si scopre che alla base dell'elenco contenuto nella direttiva c'è uno studio sulle cifre del 2004, in cui emerge che le morti su strada sarebbero determinate per il 30% dalla velocità, per il 25% dall'alcol, per il 17% dal mancato utilizzo delle cinture e per il 4% dal mancato rispetto del rosso. Questo gruppetto di cause è dunque ritenuto responsabile di oltre i tre quarti (76%) delle morti, mentre le altre infrazioni seguono a distanza. Inoltre, si ritiene che queste quattro violazioni siano pure quelle che più facilmente si presentano in abbinata tra loro.

Queste argomentazioni probabilmente sono un po' deboli per giustificare tanto accanimento ai semafori. Ma intanto sono l'unico elemento che abbiamo in mano e dobbiamo farcelo bastare: i dati nazionali Istat tacciono, perché classificano tutti gli incidenti agli incroci sotto la voce "mancata precedenza", senza distinguere se c'era un semaforo o no.

Diventerebbe allora importante che i Comuni (perlomeno quelli criticati dai cittadini) aprissero i forzieri delle loro statistiche, per dimostrare che sul loro territorio il mancato rispetto dei semafori è effettivamente una delle principali preoccupazioni in tema di sicurezza stradale. Cifre alla mano, si ragiona. Senza cifre, si continua ad alimentare chiacchiericcio e polveroni.

  • giancar |

    il 4% degli incidenti stradali determinati dal passaggio con il rosso è tantissimo.
    Parliamo di circa 3000 incidenti l’anno con morti e /o feriti gravi.
    Non dimentichiamo che mentre le altre cause di incidente indicate nella statistica ministeriale: velocità, alcool, cinture di sicurezza, sono in realtà concause che aggravano gli effetti del sinistro altrimenti verificabile, il passaggio con il rosso è motivo sufficiente per il verificarsi sempre e comunque del sinistro.
    Questa infrazione è pertanto portatrice di lutti ed insicurezza sociale oltre che stradale.
    Sostenere che l’installazione di un apparecchio rilevatore del rosso semaforico debba essere legata al tasso di incidentalità di un determinato incrocio è una bestemmia giuridica (sbandierata dai comitati dei contravventori e sostenuta spesso dai media).
    Se passa l’assunto che per mettere in sicurezza un incrocio bisogna aspettare che ci scappi il morto allora è giusto affermare che il nostro sistema di diritto sia ormai alla frutta.
    [risponde Maurizio Caprino] Il punto è che non stiamo parlando di incroci di nuova costruzione, quindi tutte queste cautele che possono apparire preventive sarebbero in realtà tardive. Portando il ragionamento alle estreme conseguenze, la domanda scomoda che si pone è: come mai si è voluto far prevenzione solo vent’anni dopo l’avvento sul mercato degli apparecchi di controllo ai semafori? Una risposta convincente potrebbe arrivare solo dai trend contenuti nelle statistiche locali. Perché, allora, non renderle pubbliche? Che ci vuole??

  • Giorgio Marcon |

    Bravo Maurizio,
    Carta canta villan che dorme!.

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