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Il volto lassista del nuovo Codice – Servono soldi, sulla pubblicità liberi tutti. E se le Ferrovie dicono sì…

Si parla di giro di vite e in effetti per molti versi è così. Ma, dietro agli inasprimenti, la riforma del Codice della strada (legge 120/10) cela anche una dose di lassismo. Questione di interessi, come al solito.

Prendiamo il caso di pubblicità. Ha voglia il consigliere circoscrizionale romano Massimo Inches a proseguire la sua guerra contro i cartelloni abusivi (anche sul blog www.cartellopoli.com): ora i Comuni possono autorizzare cartelli in deroga alle norme anche sulle strade urbane di scorrimento, dove traffico e velocità sono sostenuti entrambi e quindi bisognerebbe andarci piano coi cartelli. Il tratto di penna che ha cancellato il divieto di deroga per quelle strade ha risparmiato la frase "nel rispetto delle esigenze di sicurezza", tranquillizzanti e vaghe allo stesso tempo. Un po' di sana ipocrisia per far arrivare qualche soldo di pubblicità nelle casse dei Comuni, tenute a secco da Tremonti. Non mi stupirebbe se dietro la manovra ci fosse proprio il ministro, che nella riforma è già intervenuto per garantirsi una fetta dei proventi delle multe.

Sempre sul fronte della pubblicità, evviva il turismo! Sono stati ammessi sulle autostrade i cartelli che indicano attrazioni vicine e servizi di pubblico interesse. Una legalizzazione delle fughe in avanti di qualche gestore autostradale, che questi cartelli li ha piantati da un decennio e più. Chissà se saranno ritenuti ammissibili quegli insulsi cartelli che sulla Tangenziale Ovest di Milano recitano "Pianura Padana – Commercio e industria", tanto generici da non fornire alcune indicazione precisa al turista.

Infine, andiamo alle visite mediche. Sappiamo da sempre che la Commissione medica locale è la massima autorità territoriale in fatto di idoneità fisica alla guida. Ma sappiate che con la legge 120/10, se la Commissione dice che non potete guidare, vi basterà andare da un sanitario delle Ferrovie che, se condividerà le vostre ragioni, vi darà un certificato che vi spalancherà le porte della patente. Certo, è una semplificazione e di fatto cambia poco: prima occorreva presentare un ricorso al ministero delle Infrastrutture, che decideva avvalendosi proprio dei medici della Ferrovie. Ma un conto è dare loro il compito di fare accertamenti lasciando poi la decisione finale all'autorità competente e un conto è dar loro campo totalmente libero, aprendo la porta a possibili episodi di malcostume..