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Buche/1 – Dietro il boom dei risarcimenti c’è anche la Cassazione

D'accordo, nelle nostre città le buche sull'asfalto sono troppe. Lo denunciamo da anni anche su questo blog (e qui trovate un post che riassume in poche righe i termini del problema https://mauriziocaprino.blog.ilsole24ore.com/2010/07/a-roma-le-strisce-invisibili-sono-state-ridipinte-e-cera-persino-chi-controllava-scommettiamo-che-no.html). Solo che è così – appunto – da anni. Quindi l'aumento di risarcimenti chiesti ai Comuni (da chi ha avuto incidenti o riportato danni al veicolo causati da buche) di cui dà notizia oggi il mio giornale (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-07-05/buche-citta-crescita-cifre-092130.shtml?uuid=AY4yCC5B) potrebbe essere dovuto anche ad altri fattori. E, secondo me, ce n'è uno in particolare: la giurisprudenza più favorevole della Cassazione sulla cosiddetta "insidia o trabocchetto" costituita dalle buche.

Prima, infatti, era quasi impossibile ottenere un risarcimento soddisfacente, perché si tendeva a ritenere che il conducente fosse corresponsabile in misura rilevante per non essere riuscito ad avvistarle e ad evitarle per tempo. E, se la buca si trovava in una posizione "traditrice" (per esempio, appena dietro una curva), i giudici obiettavano che quando la visibilità è limitata occorre andare particolarmente piano. Ora, invece, viene dato più peso all'obbligo di vigilanza da parte del gestore della strada, ritenuto responsabile (almeno in concorso col conducente, con percentuali variabili) pressoché sempre, anche quando ha in carico una rete molto estesa e dispersiva come quella di una città (in autostrada è più facile, c'è un solo percorso e basta fare avanti e indietro per tenerlo tutto sotto controllo).