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I ciclisti contromano, gli abusi dei Comuni ai semafori e il caos di antiautovelox ed Ecopass: le bizzarrie di un Ddl

Riprenderà nei prossimi giorni il tormentato iter del Ddl sicurezza stradale al Senato. Prima di Natale, i senatori si sono esercitati nella solita corsa all’emendamento e così sono state presentate proposte assurde come la legalizzazione del contromano per le bici sulle strade con limite di 30 all’ora (nell’improbabile ipotesi in cui venga approvata, avrà un solo effetto pratico: far sorgere un concorso di colpa più consistente nell’automobilista che investe uno dei tanti ciclisti ignoranti e/o noncuranti delle regole, non servirà certo a diminuire gli incidenti perché tanto gli automobilisti non stanno a guardare gli utenti deboli della strada). Ancora una volta spiace vedere che si stia perdendo l’occasione per introdurre novità sensate come:

  1. affidare ai prefetti il compito di decidere dove si possono installare i rilevatori di passaggio col rosso (in modo da limitare il malcostume dei Comuni e dei noleggiatori, che non di rado installano gli apparecchi non agli incroci più pericolosi ma a quelli più redditizi);
  2. imporre la graduale sostituzione dei rilevatori di passaggio col rosso che hanno solo la fotocamera (oggi la tecnologia offre anche modelli dotati di telecamera, quindi in grado di ricostruire meglio attraverso un filmato se un’infrazione è stata resa necessaria da fattori non dipendenti dal trasgressore, come per esempio la necessità di dare strada a un mezzo di soccorso);
  3. chiarire se i dispositivi antiautovelox sono legali o no (dal 2000 non lo sono, ma ciò contrasta con l’obbligo di presegnalare e rendere visibili le postazioni di controllo velocità, introdotto nel 2007 senza tener conto della norma del 2000);
  4. prevedere che il Regolamento di esecuzione del Codice sia integrato con una nuova segnaletica standard che indichi chiaramente le zone con transito a pagamento (evitando pasticci grafici come quello dell’Ecopass di Milano) e gli eventuali itinerari alternativi per aggirare le aree soggette a limitazioni.

Evidentemente sono cose che non interessano a nessuno di quelli che hanno il potere necessario per toccare il testo del Ddl. Infatti, sono mesi che fior di professionisti ci stanno lavorando sopra: difficile si tratti di semplici dimenticanze.

  • Giuliano Gavazzi |

    Ma quale paragone? È tutto quello che sai dire per difendere la tua affermazione: “avrà un solo effetto pratico: far sorgere un concorso di colpa più consistente nell’automobilista che investe uno dei tanti ciclisti ignoranti e/o noncuranti delle regole, non servirà certo a diminuire gli incidenti perché tanto gli automobilisti non stanno a guardare gli utenti deboli della strada”, dove esprimi un pensiero qualunquista e la sua contraddizione nel giro di venti parole. O forse non ti rendi conto che se “tanto gli automobilisti non stanno a guardare gli utenti deboli della strada” (cosa purtroppo spesso vera) allora più che concorso di colpa dovremmo, come in Olanda, assumere la colpevolezza PIENA dell’automobilista in caso di incidente, con al più concorso di colpa dell’utente debole in casi estremi? Se una persona maneggia un’arma in giro per la città di chi è la colpa quando qualcuno viene ferito o ucciso? E se anche la legge imponesse a tutti di vestire giubbotti antiproiettile, non rimarrebbe la colpa del feritore anche se la vittima avesse violato la legge?
    Non c’è molta differenza tra questo e la strada: benché probabilmente tu pensi il contrario, mi spiace ma la strada non è proprietà degli automobilisti. Né c’è necessità di sorta che giustifichi l’abuso che questi spesso esercitano del privilegio di condividere la strada con le persone.
    [risponde Maurizio Caprino] Che significa dare colpa piena all’automobilista? Che dovrei prendermela anche quando la controparte viola le regole? Questo è un principio inaccettabile, se non altro perché troppi ciclisti si sentirebbero addosso lo scudo della legge. Ignorando che, legge o non legge, se t’investono in bici ti fai male – molto male – lo stesso.

  • Giuliano Gavazzi |

    Maurizio: Ecco un link a un esempio di quella politica che tanto ti infastidisce:
    http://ldd.quantum-studio.fr/n47/
    e guarda caso, tra le ragioni cita il corollario di quanto ho scritto: “Cyclistes et automobilistes peuvent établir un contact visuel et mieux anticiper”
    Tra l’altro, Parigi non pare meglio delle nostre città quanto a indisciplina automobilistica, come è ben documentato da questo bel video:


    Ad Andrea: scusa per la mia reazione certamente eccessiva del mio precedente post (sembra un controsenso…), con quello che hai scritto non c’era proprio ragione: direi che siamo d’accordo!
    [risponde Maurizio Caprino] Ma davvero paragoniamo Parigi con Roma e Napoli?

  • Giuliano Gavazzi |

    Andrea: “sono per il rispetto delle regole, “a prescindere”;”
    a prescindere da che? Dal risultato? Dalla sostanza? Da cosa!? È un’affermazione senza senso, anche considerato che certe regole sono in contraddizione con altre più importanti (Diritti Fondamentali, sanciti o meno). Il rispetto delle regole a prescindere è la regola prima per i Nazisti e i Fascisti e tutti i regimi totalitari, nascosti o palesi.
    Maurizio: “legalizzazione del contromano per le bici sulle strade con limite di 30 all’ora (nell’improbabile ipotesi in cui venga approvata, avrà un solo effetto pratico: far sorgere un concorso di colpa più consistente nell’automobilista che investe uno dei tanti ciclisti ignoranti e/o noncuranti delle regole…”
    oh bella questa. Allora nei paesi d’Europa con migliori risultati nel campo della “sicurezza” stradale, questa misura si applica da anni e altri la stanno applicando ora, perché? E non contare la storia delle differenti strutture, città, etc. Sono scuse pietose.
    Sarebbe interessante sapere pur nella situazione attuale quanti siano gli incidenti con ciclista contromano. Vuoi vedere che sono una percentuale irrisoria? Quando ci si vede negli occhi è difficile ignorarsi: regola uno del ciclista veterano.
    Mio caro, i tanti ignoranti e noncuranti delle regole sono soprattutto tra gli automobilisti, e non hanno nemmeno bisogno di provocare un incidente (grave) per arrecare danno alla società. Nella tua posizione mi pare che le tue affermazioni generiche siano gravi e irresponsabili. A tua consolazione credo purtroppo che ben rappresentino il “senso comune” della popolazione oramai autodipendente.

  • andrea105 |

    sono per il rispetto delle regole, “a prescindere”;
    ciò posto, mi sembra che spesso gli enti locali, nel decidere i sensi unici, seguano logiche (??) incomprensibili (un percorso urbano di 500 m, rispettando i sensi unici, può diventare oltre il doppio, e ciò scoraggia l’uso della bicicletta);
    ho constatato che spesso il “senso unico” viene previsto non per fluidificare il traffico, bensì per ricavare parcheggi a pagamento su entrambi i lati della carreggiata;
    quindi, ad di là dei proclami contro l’inquinamento, i Comuni in questi casi vogliono solo fare cassa!
    ricordo che un’auto “euro zero”, se lasciata in garage, inquina meno di una “euro5”;
    concludo dicendo che le regole vanno sì rispettate, ma quando sono applicate in modo ingiusto occorre fare in modo di cambiarle (ad es. abolendo una fila di parcheggi per far posto ad una pista ciclabile)

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