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Gli etilometri sono sballati? Forse, ma va dimostrato seriamente

Gira la voce secondo cui gli etilometri sarebbero inaffidabili. Da quando si è saputo che in Israele gli apparecchi della marca leader del mercato anche in Italia (la Draeger) hanno fatto rilevazioni non corrette, gli addetti ai lavori s'interrogano e qualche associazione è passata "all'attacco". In particolare, c'è l'iniziativa "Bere consapevole" di Cittadella (Padova) che ha fatto un esperimento con un etilometro della Polizia municipale. I risultati, descritti come li descrivono loro, lasciano di stucco: lo stesso vino dato nella stessa quantità (un bicchiere) a persone diverse produce effetti diametralmente opposti (c'è chi resta con tasso alcolemico zero e chi schizza a 2,2, oltre quattro volte il consentito, quindi con un solo bicchiere si rientra nella fascia di sanzione più pesante, con la confisca del veicolo). Non basta: sottoponendo le stesse persone al test dei riflessi, si scopre che tutti (anche chi ha tasso zero) peggiorano le loro prestazioni, ma in modo slegato dalla concentrazione di alcol rilevata dall'etilometro.

E allora aboliamo gli etilometri? Calma. Giorgio Marcon, che anima questa iniziativa, argomenta che il problema sta nel fatto che gli apparecchi rilevano la concentrazione di alcol nell'aria espirata, ma poi devono convertirla in concentrazione nel sangue perché la legge a quest'ultimo valore fa riferimento. La conversione avviene con un fattore fisso, mentre in realtà dovrebbe variare secondo le circostanze (per esempio, a stomaco pieno la concentrazione nel sangue si alza e si azzera più lentamente che a stomaco vuoto). Ne deduco che tanto varrebbe cambiare il Codice, introducendo limiti differenziati secondo che l'accertamento venga effettuato con prelievo sanguigno (per quello dovrebbe restare il valore attuale, quello ematico) o con etilometro (qui occorrerebbe considerare la concentrazione nell'aria).

Ma un momento: tutto questo varrebbe solo se si dimostrasse inoppugnabilmente che l'etilometro così com'è non va. E l'esperimento di Cittadella non può essere ancora ritenuto scientificamente attendibile: per esserlo, i criteri di rilevazione devono essere assolutamente uniformi per ciascuna delle persone sottoposte al test, in particolare sotto l'aspetto dei tempi di effettuazione della prova e delle condizioni delle "cavie" (stomaco pieno o vuoto, stanchezza o freschezza). Molto gentilmente, mi hanno già spiegato una cosa: hanno messo l'etilometro in bocca alle "cavie" appena 10 minuti dopo la bevuta. In casi del genere, i risultati sono influenzati dall'alcol che resta nel cavo orale e che evapora nel giro di un quarto d'ora, portando a una grande variabilità nei risultati. Oltretutto, questa è una situazione-limite: considerate che di solito, se bevo in un locale, prima di soffiare nell'etilometro deve passare il tempo necessario almeno per pagare il conto, vestirmi, uscire, mettermi in auto, iniziare a guidare, essere fermato, mostrare i documenti, scendere e accostarmi all'apparecchio. Considerato poi che per regolamento (articolo 379) la misurazione va fatta due volte e la seconda almeno cinque minuti dopo la prima, per cui capite bene che di solito nella vita reale tra la bevuta e la conclusione del test passa più di un quarto d'ora.

Ho chiesto ulteriori spiegazioni, vi terrò informati.

  • Stefano |

    Mi scusi, ma le faccio una domanda solo per chiarezza: quindi lei sostiene che sia giusto punire anche severamente alcune persone che hanno un tasso reale di alcool nel sangue inferiore al limite di legge previsto e quindi non costituiscono un pericolo per la circolazione ma che per pura sfortuna in quel momento vengono rilevate dall’ etilometro come aventi un tasso anche di molto superiore a quello reale? Perchè se da un lato sono io il primo a dire che chi guida pur costituendo un pericolo per sè e per gli altri è giusto che venga punito anche severamente; dall’ altro però mi rendo conto che proprio la severità delle sanzioni e delle loro conseguenze pratiche sulla vita delle persone che vi incappano esige a gran voce almeno la correttezza dei rilevamenti in base ai quali vengono comminate.
    Come nota a margine aggiungo che dalle dispense del corso di tossicologia forense dell’ Università di Macerata (e per ora le mie ricerche sono ancora poco approfondite) emerge che questo coefficiente può variare da un valore di 1200 ad un valore di 3000. E’ materia che viene insegnata ai nostri corsi universitari quindi: non sono, come sospettavo, frottole. Di seguito il link alle dispense citate.
    http://dipartimento.dronet.org/com/filedownloadlink/allegatoQ.php?key=876
    il riferimento si trova a pagina 6 corredato di note bibliografiche.
    [Risponde Maurizio Caprino] Confermo, a due condizioni:
    – che sia inequivocabilmente accertata la fallacia non occasionale del sistema attuale;
    – che sia quantomeno ampliato l’intervallo di tempo entro il quale vanno svolte le due misurazioni dell’etilometro, in modo da far evaporare l’alcol eventualmente presente nel cavo orale subito dopo una bevuta (è quello che porta alle stelle il valore rilevato ma non essendo stato assorbito non ha conseguenze sulle capacità di guida).

  • giancar |

    una piccola proposta.
    La legge dovrebbe prevedere che colui che viene beccato dall’etilometro possa, a richiesta, essere sottoposto ad analisi del sangue con la conseguenza che se il risultato viene confermato si dovrà accollare tutte le spese mediche e di trasposto e accompagnamento al nosocomio più vicino in caso contrario avrebbe diritto ad essere risarcito del tempo perduto.
    Di sicuro non si può mettere in crisi tutto un sistema consolidato di controllo della concentrazione dell’alcol in un individuo proprio adesso che le infrazioni “sbronze” sono frequentissime e le vittime della strada anche.
    [Risponde Maurizio Caprino] In teoria non è male come proposta, ma a questo punto forse sarebbe più semplice passare direttamente dal precursore all’ospedale.

  • Stefano |

    Mi permetto una replica.
    Sicuramente dal punto di vista legale e formale l’ introduzione di una soglia basata sull’ alcool contenuto nel fiato sarebbe una soluzione. Sarebbe una soluzione a quale problema però? Se l’ obiettivo vero è la sicurezza sulle strade l’ unico modo, a mio avviso, per accertare l’ idoneità psico-fisica alla guida di un soggetto è quello di sottoporlo a test sui riflessi, sulla coordinazione motoria e sulla capacità di ragionamento. Tutte cose realizzabili con apparati poco costosi per i riflessi e senza aggravio di apparati di alcun genere per gli altri due casi.
    In tal modo si potrebbe arrivare a sanzionare persone che hanno bevuto troppo, persone che hanno assunto droghe (e che magari non hanno bevuto nulla quindi a meno di incidenti attualmente di fatto non possono essere individuate nè punite), ma anche persone che hanno incautamente assunto medicinali che compromettono i riflessi e poi si sono messe alla guida, ma anche persone, e a giudicare quello che tutti noi possiamo vedere ogni giorno in strada ce ne sono parecchie, che non dovrebbero proprio poter guidare.
    Dico questo perchè se si comprende il meccanismo che porta l’ alcool dal sangue all’ espirato, si comprende anche che è intrinsecamente soggetto comunque a variabilità notevoli a parità di alcool nel sangue (pressione atmosferica, temperatura…. stiamo parlando di soluzioni e membrane semipermeabili e la fisica che le regola è ben nota). Inoltre, a mio avviso il legislatore ha fatto bene a prendere come parametro l’ alcool nel sangue dal momento che è l’ alcool nel sangue ad interagire negativamente con i neurotrasmettitori nel cervello causando incapacità progressiva del soggetto.
    Quindi la legge attuale secondo me rileva correttamente il problema e lo punisce in maniera molto dura (anche se a mio parere in maniera eccessivamente vessatoria in alcuni casi, per esempio con la confisca della macchina anche a chi non è recidivo e non ha provocato nessun incidente o non ha commesso nessun’ altra infrazione al codice).
    Il problema semmai è di rendere realmente veritieri i controlli per provare l’ infrazione di questa legge.
    Non dimentichiamoci che per una manciata di centesimi di unità di misura è spesso in gioco la vita delle persone sottoposte a controllo e che la misurazione dell’ alcool contenuto nell’ espirato come parametro dell’ assunzione di alcolici non sarebbe correlata al contenuto di alcool nel sangue più di quanto lo sia ora.
    Quindi io mi sento di dire che non trovo corretto basarsi su questo parametro per decidere se un padre di famiglia con moglie figli a carico, mutuo della casa e rate della macchina da pagare che svolge un lavoro per il quale la patente è indispensabile pena il licenziamento debba avere la vita sua e della sua famiglia rovinata o meno. E parliamo non di chi ha bevuto come una spugna ed è giusto che si assuma le proprie responsabilità, ma del fatto che una persona siffatta potrebbe tranquillamente, a fronte di un valore di alcool nel sangue perfettamente accettabile (per esempio di 0,3 e ricordo che il rallentamento dei riflessi è correlato alla presenza di alcool nel sangue e non nell’ espirato), ritrovarsi con un valore rilevato ben oltre i limiti di legge previsti. Siamo veramente sicuri che sia questa la strada giusta da seguire? A questo punto preferirei che ci fosse meno ipocrisia e si decidesse per la tolleranza zero ma anche qui si aprirebbero scenari abbastanza inquietanti a mio modo di vedere.
    [risponde Maurizio Caprino] Sarei d’accordo se i test sui riflessi fossero davvero sempre attendibili. Visto che non lo sono, rischieremmo di trovarci tra qualche anno a discutere degli stessi problemi che causa il test sull’alcol. Inoltre, quanto all’uso di certe droghe, non sono così convinto che sarebbe possibile scoprirlo col test dei riflessi, del coordinamento motorio e della capacità di ragionare (che peraltro non è detto siano alla portata di semplici agenti, quindi in pattuglia ci vorrebbe anche un medico).

  • Stefano |

    Mi sono documentato un poco sulla faccenda, visto che mi riguarda da vicino purtroppo.
    Ho scoperto che l’ etilometro applica un coefficiente per convertire il contenuto di alcool nell’ espirato in contenuto di alcool nel sangue. Tale coefficiente credo in Italia abbia il valore di 2300.
    Mi chiederete dov’è il problema: il problema è che tale coefficiente può variare da persona a persona e anche nella stessa persona da momento a momento in un range che va da 1300 a 3000.
    Facendo un rapido calcolo si ottiene questo: supponiamo di avere un tasso rilevato dall’ etilometro di 1,5 sufficiente a scatenare le sanzioni più gravi compresa la confisca del mezzo. Applicando una semplice proporzione si ottiene che il tasso ematico di alcool nel sangue del soggetto potrebbe essere compreso in realtà tra i valori 0,84 e 1,95.
    E non vi è modo per nessuno dotato di semplice etilometro di stabilire quale sia il valore vero in quel momento, si suppone solo che chi è sottoposto ad accertamento abbia un valore del coefficiente uguale a quello scelto.
    Altro esempio: supponiamo che una persona sottoposta a test abbia in quel momento un tasso ematico di 0,49 e un coefficiente di 1300; ebbene da un rapido calcolo risulta che l’ etilometro rileverebbe un valore di 0,86 scatenando delle sanzioni molto gravi per una persona che tecnicamente non sarebbe stata da sanzionare.
    Ora che conosco queste informazioni mi spiego molte persone che in tutta onestà restano allibite dai valori rilevati dall’ etilometro e sostengono che è impossibile vista la quantità di alcolici bevuti e come si sentivano in quel momento.
    Con questo non voglio giustificare chi guida in stato di ebbrezza; mi chiedo solo cosa direbbero i moralisti se dopo una cena molto sobria avessero un tasso alcolico reale nel sangue di 0,49 ma venissero condannati per infrazione all’ art. 186 comma b in quanto i valori riportati dall’ etilometro sarebbero oltre lo 0,8.
    Non sarebbe meglio far decidere alla polizia quali siano le reali condizioni psicofisiche del conducente ed eventualmente accompagnarlo in ospedale per un prelievo? Sarebbe sicuramente più corretto di quanto accade ora con strumenti che, sebbene omologati, presentano questo tipo di inesattezze nei dati forniti.
    [risponde Maurizio Caprino] Sempre premesso che l’esistenza del problema va dimostrata con test assolutamente rigorosi, confermo che il problema su cui si discute è questo. Ma secondo me ci sarebbe una soluzione semplice: modificare l’articolo 186 del Codice della strada introducendo in caso di rilevazione con etilometro un limite basato sulla concentrazione di alcol nell’aria espirata anziché nel sangue (che continuerebbe a fare fede in caso di esame fatto in ospedale).

  • giancar |

    c’è gente che dice di volere la sicurezza stradale ad ogni costo e a 360 gradi ma poi la vediamo impegnata a demolire la credibilità di photored, t-red, etilometri ecc.
    Chi ha costruito e poi omologato gli etilometri non sarà stato così ingenuo da non valutare e studiare tutte le possibili modalità di impiego. Non credo che non siano stati fatti studi accurati e precisi, se non altro da parte del ministero che ha approvato i prototipi.
    Una verifica più accurata, prima di dire non funzionano, andrebbe fatta a meno che si vuole solo alzare un polverone diretto a sconcertare chi deve giudicare i contravventori.

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