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Gli incidenti 2008: i dati erano prevedibili, la stoccata dell’Istat no. E in Svezia…

La notizia sembra di quelle importanti in sé: sono state presentate le statistiche Aci-Istat più aggiornate sugli incidenti stradali, quelle relative al 2008 (Scarica Aci-Istat). A ben guardare, però, le cose più interessanti stanno in un paio di dettagli che con questi dati hanno poco a che vedere: i numeri, infatti, danno gli esiti che prevedevamo ampiamente (il calo di incidenti e morti continua ma non basta per centrare l'obiettivo-dimezzamento imposto dalla Ue entro l'anno prossimo, la mortalità sale nei weekend, luglio è il mese nero, i dati rilevati dalle assicurazioni sono più preoccupanti soprattutto in città come rileva la Fondazione Ania Scarica Comunicato Stampa Fondazione ANIA _Aci – Istat2009(1) e così via). La novità sta nel fatto che siamo di circa un mese in anticipo rispetto ai tempi soliti di divulgazione dei dati: era ora, visto che siamo tra i più lenti d'Europa nel raccogliere ed elaborare i dati. Ma, soprattutto, sconcerta l'esordio in questo settore del nuovo presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, in carica appena da agosto: non ha fatto il solito discorso paludato a una platea paludata, ma si è permesso di far capire che le cifre disponibili in Italia lasciano il tempo che trovano, rafforzando il concetto con la constatazione che le decisioni politiche si basano su "evidenze aneddotiche".

Tutti argomenti non nuovi a voi che mi seguite: altre volte vi ho scritto della mancanza di rilevazioni statistiche sulle velocità medie tenute dagli italiani, dell'impossibilità di ottenere dati dettagliati chilometro per chilometro, dell'incompletezza delle rilevazioni delle forze dell'ordine eccetera. Ma che ora ne parli persino chi quei dati li elabora offrendoli poi al pubblico è un segnale da non sottovalutare. Innanzitutto da parte di alcuni enti proprietari di strade che pare inviino meno informazioni possibile su cosa accade sulla propria rete.

Sia come sia, al confronto fa rabbia l'ultimo rapporto dell'Etsc ( http://www.etsc.eu/documents/copy_of_PIN%20Flash%2015.pdf ), che si permette il lusso di pensare a questioni ben più avanti di noi: ora che la mortalità si abbassa, il problema più serio sta diventando quello dei feriti gravi, che si stima siano almeno 300mila all'anno in Europa: molti di quelli ieri sarebbero morti "diventano" feriti gravi negli incidenti di oggi. Solo che non se ne accorge nessuno: non ci sono statistiche precise, perché ovunque mancano collegamenti efficaci tra uffici di polizia e ospedali. Solo la Svezia ha fatto stime agghiaccianti: per ogni morto, ci sono 23 feriti gravi, di cui però solo otto rilevati nei rapporti di polizia (e quindi nella contabilità nazionale delle vittime e degli infortunati). Per questo in Svezia si sta rafforzando lo scambio di dati tra ospedali e forze dell'ordine e si vuole che negli altri Paesi si cominci a fare altrettanto. Avranno il coraggio di chiederlo anche a noi italiani?